Il Gennargentu è la Svizzera della Sardegna e le suggestive rocce di granito dell’Isola ricordano l’Arizona o il Montana. A osare questi arditi paragoni è Helen Dustan Wright, che scrive sulla rivista americana The National Geografic magazine nel lontano agosto 1916. La rivista riporta come articolo di apertura il suo lungo reportage sulla Sardegna fatto di ben ventotto pagine e arricchito da ventiquattro illustrazioni. Little-known Sardinia ovvero ”La Sardegna poco conosciuta” è il titolo di quest’itinerario alla scoperta di un’isola scarsamente nota nel continente americano, di cui la Wright vuole raccontare le suggestioni.

 

L’isola all’inizio del ‘900 è lontana dall’essere una meta turistica, eppure non mancano i richiami della Wright alle bellezze di una terra da scegliere per un viaggio lontano dalle solite rotte, capace di regalare emozioni. ”Il turista raramente include una gita in Sardegna nei suoi viaggi – osserva la Wright – come né i suoi consiglieri, Thomas Cook né Baedeker, gli raccomandano. Questo, comunque, è uno dei pochi luoghi stranieri che non è stato ancora invaso e sfruttato dal turista, e in molti paesi il viaggiatore è ancora trattato come un ospite e non come una preda su cui balzare sopra”.  Rivolge dunque l’invito a  viaggiare in Sardegna per un buon motivo: ”Si può noleggiare una buona automobile a Cagliari, e una settimana spesa viaggiando intorno all’isola, probabilmente lascerà il più gradevole dei ricordi e un’esperienza da non scordare per lungo tempo”. D’altra parte sono tante le mete da non perdere soprattutto nelle zone interne: ”Nelle aree montuose dell’isola sono molte le vallate fertili. Il panorama qui supera in maestosità quello di molti paesi del mondo.

 

Il paesaggio più bello si trova nelle montagne del Gennargentu nella regione della Barbagia, dove si trova il picco più alto di 1834 metri sopra il livello del mare, su cui c’è di solito la neve da novembre ad aprile”. E non c’è da preoccuparsi secondo la donna di un assalto dei banditi, la cui ferocia è poco più che leggenda o frutto di pregiudizio: ”Verso sud, a circa metà dell’isola, a Macomer, vi è un’altra diramazione della strada verso Nuoro – scrive nella rivista – e a una distanza di 35 miglia vi è il centro del distretto montano che un tempo era detto essere dimora dei famosi briganti sardi. Questi ora sono praticamente estinti, anche se occasionalmente si sente di un uomo che ha ucciso un vicino o un componente della sua famiglia per uno sgarbo  personale e, per sfuggire ai carabinieri o alla polizia si rifugia nelle montagne e vive come meglio può, alcune volte rubando una pecora o una capra da pastori, o fermando viaggiatori solitari per chiedere cibo o qualche soldo. Sfortunatamente, l’impressione generale fuori dalla Sardegna, anche in Italia, è che l’isola è in mano ai banditi; questo non è vero, e un viaggiatore nell’isola è oggi più sicuro di quanto lo sarebbe nel sud Italia o in Sicilia”.

 

Un lungo passo dell’articolo è poi dedicato a Cagliari, di cui si descrivono con minuzia attrattive e luoghi da visitare: “Cagliari è il principale porto della Sardegna ed è spesso visitato per alcune ore da turisti che prendono il piroscafo da Genova e Livorno verso la Tunisia. Il golfo di Cagliari  è il più imponente. …Cagliari la più grande città dell’isola e la capitale della provincia meridionale ha circa 53.000 abitanti. L’intera popolazione dell’isola è stimata su 796.000, questa è una densità di popolazione di 85 abitanti per miglio quadrato, ed è un dato inferiore a quello di altre parti di Italia. Tra le cose storicamente interessanti a Cagliari ci sono tombe scavate nella roccia sulla collina sotto Castello. …Rimane un anfiteatro del periodo romano. Questo è situato su una collina ad ovest della città ed è ben conservato con passaggi sotto le gradinate. …Attorno alle moderne costruzioni c’è un bel centro cittadino, recentemente completato, un’università con la sua biblioteca, che possiede un’importante collezione di manoscritti, tra cui un codice di leggi fatto da Eleonora d’Arborea, che era sovrana di una parte della Sardegna, quando questa era divisa in quattro province sotto gli Spagnoli. L’angolo sud est della vecchia fortificazione è stata modificato per formare una piazza sopra la città. Qui vengono tenuti concerti a metà giornata nelle domeniche d’inverno e la sera durante l’estate. Qui c’è anche un’affascinante passeggiata, così come nella via Roma, un viale lungo il mare”.

 

Non poteva mancare un accenno ai nuraghi, testimoni di un’antica civiltà: ”Queste torri sono i nuraghi appartenenti all’età del Bronzo e mostrano che l’isola doveva essere ben popolata nei secoli anteriori all’era cristiana. …Queste torri erano indubbiamente abitazioni fortificate. …Sono state trovate tracce di  cinquemila nuraghi. Vicino ai nuraghi si trovano di solito le antiche tombe degli abitanti e sono chiamate  tombe dei giganti…”. Anche la lingua è oggetto d’interesse da parte della Wright come mescolanza di vari idiomi: ”Non è strano che il linguaggio della gente possa contenere elementi dei linguaggi di tutti i popoli che hanno occupato l’isola. I dialetti, che sono cinque o sei, sono una mescolanza di latino, spagnolo e italiano con un po’ di fenicio e tracce di altre antiche lingue. …L’italiano, comunque, è ora insegnato nelle scuole ai bambini, mentre gli uomini lo imparano durante il servizio militare obbligatorio”.

 

Ma ciò che colpisce la donna è l’ospitalità della gente e ripetutamente parla dei sardi in toni entusiasti: “Per farsi un’idea sulla vita degli abitanti di questa isola “isolata”, si dovrebbe visitare i suoi villaggi. I veri sardi vivono adesso nella metà est della Sardegna con le sue monumentali valli e i villaggi. Qui si troveranno sardi di bell’aspetto e in buona salute, generosi, ospitali, dignitosi, e molto poveri. La cortesia è portata quasi all’estremo. Ci si aspetta che anche i giovani ragazzi tolgano il cappello quando passano gli stranieri e se ci si trova in un’auto e capita di fermarsi per prendere la macchina fotografica un gruppo di giovani sembrano spuntare intorno alla macchina, tutti ansiosi di essere fotografati. Rifiutare una tazza di caffè o di liquore, quando stai visitando la casa di un abitante del villaggio – avverte la Wright – è un atto di grave scortesia e anche il più povero ha sempre qualche bevanda da offire”.

 

”Abitanti eccessivamente cortesi” scrive poi la donna, raccontando un episodio a cui assiste  e che vede protagonista un uomo a cavallo, incontrato mentre attraversavano la valle di Cagliari: ”Come la macchina passò lui era così interessato verso quella che probabilmente era la prima macchina che vedeva che dimenticò il suo cavallo, il quale inaspettatamente andò giù nel fossato. Quando noi ci fermammo per vedere e per aiutarlo lui era molto grato e si profuse in scuse per averci disturbato dicendo: ”Scusatemi, scusatemi, è stata tutta colpa mia”. Ma la Wright viene catturata anche dalla musica sarda così particolare: ”La musica dei sardi è caratteristica, non tutta veloce e vivace come quella della Sicilia e del meridione d’Italia, ma monotona e lenta, ricorda molto la musica del nord Africa. Spesso una lunga melodia viene cantata ripetendo la stessa frase, come una triste salmodia. La fisarmonica è uno strumento molto diffuso e nei villaggi la domenica o in occasione di altre feste molti degli abitanti si riuniscono nella piazza principale e danzano con questa musica. Gli uomini e le donne formano un circolo e danzano lentamente avanti e indietro, alcuni degli uomini più giovani aggiungono  dei passi più complicati, di tanto in tanto si separano dal circolo e danzano con le loro compagne, ma  l’effetto finale è dignitoso e serio. Ogni paese o villaggio ha la sua festa annuale per celebrare il suo particolare santo o qualche altra festa religiosa. La più famosa di queste è la festa di Sant’Efisio, la festa nazionale dell’isola”.

 

A stregare la donna sono anche i ”pittoreschi costumi sardi”, dei quali sottolinea alcune particolarità: ”I costumi dei sardi sono una delle loro maggiori attrazioni. Essi sono di ricchi, armoniosi e brillanti colori, ogni villaggio ha il suo tipo distintivo, che non cambia di anno in anno; così gli uomini e le donne sono riconosciuti dal vestito che indossano. Sfortunatamente il tipo di vestito europeo sta iniziando ad essere indossato dalle giovani generazioni, e adesso è difficile trovare molte città in cui il costume originale è indossato da tutti gli abitanti. Ci sono alcuni di questi villaggi nelle montagne sopra Nuoro, dove la ferrovia non è penetrata, e qui è molto interessante vedere le donne e le piccole ragazze vestite tutte uguali. …Gli abiti più elaborati sono ovviamente conservati per le feste e ricamati a mano sono spesso di seta e broccati. Anche i gioielli sono molto ricercati, diversi bottoni d’oro sono portati al collo insieme a grandi orecchini e ciondoli…”.

 

La Sardegna è anche un luogo ricco di prodotti genuini che vengono esportati in altri paesi: ”Tra i prodotti distintivi della Sardegna c’è il formaggio fatto dal latte di pecora ed è molto diffuso tra gli italiani. I vini sono noti per la loro forza. C’è un interessante esportazione di sughero che viene preso dagli alberi ogni cinque anni. Diverse pecore, capre, maiali, e cavalli vengono allevati e venduti in continente”. La chiosa del lungo articolo è quasi uno spot per un viaggio in Sardegna che farebbe anche oggi la felicità dei propugnatori della stagione turistica lunga. Vale la pena di notare che non vi è alcun accenno alla bellezza del mare e delle spiagge isolane, dal momento che il turismo balneare era ancora lontano dal nascere: ”Maggio, giugno ed ottobre sono i mesi più favorevoli per viaggiare in Sardegna – conclude la Wright – La campagna è nel suo periodo migliore; i campi coltivati sono verdi, i fiori selvaggi più profumati, il clima meno variabile, e le strade, che sono ricoperte di ghiaia o pezzi di pietra, da dicembre a febbraio sono in perfette condizioni”.