La creatività dell’arte non ha confini. Impossibile ingabbiarla, circoscriverla o relegarla in stanze sterili. Il suo istinto primordiale è quello di poter comunicare spontaneamente, allentando qualsiasi vincolo. Diffondersi libera in spazi aperti con la volta del cielo come unico riparo, in quei musei naturali dove tutto prende vita in simbiosi con l’ambiente circostante.

 

Il sogno dell’arte si realizza tra le strade di un grazioso paese di campagna, in cui le pareti delle case diventano quadri, le piazze accolgono pietre dalle stravaganti sembianze ed ogni piccolo spazio è fonte di ispirazione fantasiosa. San Sperate, piccolo comune del sud Sardegna nelle immediate vicinanze di Cagliari, parla il linguaggio dei colori, delle forme e dei suoni offrendo libero asilo all’espressione artistica.

Dal 1968 è noto a tanti come “Paese Museo”, luogo di accoglienza per artisti locali, nazionali e internazionali, autori delle tante opere disseminate lungo tutto l’abitato. Un’esposizione permanente aperta gratuitamente a tutti, ogni giorno dell’anno e in qualsiasi orario. Nato da una lungimirante idea dello scultore locale Pinuccio Sciola, il “paese museo” ha preso forma grazie ad un gruppo di pittori che hanno abilmente trasformato i vecchi muri delle tradizionali case a corte in splendidi murales. La loro opera ha tracciato un percorso artistico che continua ad essere battuto, impreziosito negli anni dall’apporto di grandi talenti e dalle straordinarie sculture di Sciola, capace di trasfigurare le pietre e di farle cantare.

L’arte ha preso piede con semplicità a San Sperate, legandosi alle attività della vita quotidiana descritte nei tanti affreschi murali. I colori vivaci delle pesche e delle arance ci riconducono al primitivo legame tra uomo e terra, al lavoro dei campi, generoso e fecondo in questo territorio. San Sperate è infatti uno dei centri agricoli più importanti della Sardegna. La sua felice posizione geografica, la presenza di falde freatiche superficiali, il terreno fertile e facilmente lavorabile hanno favorito lo svilupparsi di una fiorente economica agricola. La coltivazione prevalente è quella delle pesche, seguita da quella degli agrumi ma anche dell’albicocca, dei cereali e delle verdure. Motivo per il quale la zona circostante il paese appare interamente ricoperta da splendidi giardini, colmi di piante di limone, d’arancio o di mandarino.

 

Le attività agricole a conduzione familiare sono numerose. Lungo le strade i coltivatori diretti espongono e vendono la frutta e la verdura di produzione propria, allestendo una sfilata di colori e di profumi che non passa inosservata per chi attraversa il territorio sansperatino. Di importante sostegno all’economia locale sono le attività artigianali e commerciali, sviluppatesi in larga parte negli ultimi quindici anni. I settori principalmente interessati sono quello dolciario e della lavorazione delle ceramiche, mentre sono scomparsi quasi del tutto gli artigiani che lavorano le canne e l’olivastro per la confezione di cesti. La storia di questo paese è molto antica, tanto che i primi insediamenti vengono datati intorno al XVIII secolo a.C.

Il territorio conserva interessanti testimonianze archeologiche che attestano la continuità della presenza umana in questa zona a partire dal periodo indicato. Numerosi i reperti ritrovati, in particolare oggetti votivi utilizzati nella celebrazione di culti religiosi, attribuibili all’età del bronzo. Di grande rilievo è il sito di Piscina ’e Ortu, località non lontana dall’attuale abitato, in cui si è scoperta la presenza di un villaggio con capanne e relativa necropoli. Nei secoli San Sperate fu oggetto di conquista, subì la dominazione punica, romana e vandalica, attestate dai numerosi rinvenimenti archeologici. Nel medioevo fece parte del Giudicato di Cagliari, successivamente fu dominata per un breve periodo dai Saraceni, per passare prima ai Pisani e poi agli Aragonesi. Per volontà del Re Alfonso V, durante la dominazione d’Aragona, San Sperate divenne feudo.

Gli ultimi vent’anni sono stati determinanti per lo sviluppo del paese, che attualmente arriva a contare circa settemila persone. L’attività edilizia ha preso piede modificando la struttura dell’abitato, che accoglie oggi nuovi quartieri residenziali. L’originale ed antico nucleo del paese è visibile ancora nella zona più interna dell’abitato, con le sue stradine strette e le tipiche case a corte proprie dell’architettura campidanese, costruite con i tradizionali mattoni in terra cruda, làdiri. Cuore del quartiere più antico è la piazza su cui si affaccia la chiesa dedicata a San Sperate, edificata nel XVI secolo con fogge gotico-catalane nel luogo in cui, si narra, vi fosse la tomba del santo che dà il nome al paese.

 

Il patrimonio artistico locale trova forma compiuta nella bontà delle tante iniziative culturali, appuntamenti di qualità che offrono spazio alla tradizione e all’ospitalità. A fine luglio si svolge la settimana del Festival di Cultura Popolare, “Cuncambias”. Durante questa manifestazione l’antico quartiere di San Giovanni diviene un teatro con allestimenti a tema diversi di anno in anno. Gli scambi culturali e l’espressione artistica fanno da filo conduttore all’evento, che prevede spettacoli teatrali, concerti, mostre e il concorso letterario dedicato alla figura di Anselmo Spiga, scrittore, attore, cultore della lingua sarda e poeta di San Sperate. Importantissimo appuntamento del mese di ottobre è quello con “No arte”, momento di celebrazione assoluta di tutte le forme artistiche.

 

Sono protagoniste la musica e le pietre sonore di Sciola, la danza, il teatro, la poesia, la fotografia ed infine i murales. Un’occasione che celebra San Sperate quale privilegiato luogo di incontro per gli estimatori dell’arte, vetrina culturale e punto di riferimento per chi desidera esprimere liberamente la propria creatività. La comunità locale fonda con orgoglio il proprio sviluppo sul rispetto della memoria storica e sulla promozione del linguaggio artistico, e si riconosce profondamente negli immutati valori della civiltà contadina, che da sempre la caratterizza. Il vento di San Sperate profuma di fiori d’arancio o di pesco, scandendo il passaggio da una stagione all’altra. In sottofondo le pietre sonore sussurrano melodie ancestrali, rese libere dall’uomo che per primo le ha sapute ascoltare.

 

 

“Quando non ero e non era il tempo. Quando il caos dominava l´universo. Quando il magma incandescente celava il mistero della mia formazione. Da allora il mio tempo é rinchiuso in una crosta durissima. Ho vissuto ere geologiche interminabili. Immani cataclismi hanno scosso la mia memoria litica. Porto con emozione i primi segni della civiltà dell´uomo. Il mio tempo non ha tempo”.

Pinuccio Sciola