I rintocchi cadenzati delle campane librano nell’aria un’atmosfera carica di suggestione. I sacerdoti, i cavalieri, i gruppi folk s’allineano sul sagrato della incantevole chiesetta di Santa Croce disegnando una variopinta coreografia. L’estate bussa alle porte e anche in questa domenica di fine Giugno l’aria calda e frizzante della campagna boruttese contribuisce a rendere l’atmosfera della processione in onore di San Pietro di Sorres densa d’una spiritualità unica e commovente. Qui il tempo s’è fermato, tra strette viuzze linde e pittoresche, scorci di un paesaggio fiabesco e la comparsa di un maestoso carro a buoi col simulacro di San Pietro di Sorres: come in un film in bianco e nero rivivono luoghi, storie, emozioni che rendono orgogliosi i boruttesi. Quando il carro si muove il silenzio della processione è rotto dagli struggenti canti del Coro “Amici del canto sardo” di Sassari e dalle intimistiche preghiere del rosario.

 

Al passaggio del santo s’aprono le finestre, i fedeli s’affacciano, chi assiste dal basso rincorre con lo sguardo la sacra figura e si segna piamente. All’uscita dal paesino la folla dei fedeli già intravede, seminascosta da una placida collina ricca di giganteschi alberi la maestosa basilica romanica di San Pietro di Sorres: è lontana oltre un chilometro, ma la sua fascinosa facciata sembra quasi fare da sentinella all’amena valle che dolcemente la culla. Una timida sosta per riprendere fiato sulla sommità della collina  prima di salire ancora, con passo pesante, verso il sagrato. Alle 7 il sole lentamente degrada e gioca a rimpiattino con le losanghe e le rose pisane che decorano quella facciata quasi come un ricamo.

 

L’arrivo della processione regala momenti di rara emozione: i baldanzosi cavalieri con in testa il portatore de sa bandela, in ossequioso ordine si dispongono nel sagrato mentre il santo varca il portone della basilica in un silenzio quasi irreale. Per i tanti fedeli che per la prima volta entrano in questo meraviglioso tempio della cristianità l’impatto è suggestivo: quelle volte a crociera in basalto a cupola sembrano vele gonfiate dal vento e nella penombra contrastano con la bicromia dei pilastri zebrati cruciformi.

 

C’è un’armonia delle forme, nelle tre navate, e c’è un segnale mistico nella piccola luce che penetra dalla monofora al centro dell’abside orientata ad est: rappresenta la luce del Cristo che illumina i fedeli. Gli occhi carichi di commozione osservano la statua di San Pietro che viene sistemata ai piedi del presbiterio sopraelevato e, dall’altro lato, è possibile ammirare il bellissimo pulpito gotico, ricco di decorazioni e simbologie. In pochi secondi, quella chiesa mostra tutta la sua regale bellezza, accoglie l’ammirato stupore dei fedeli trasformandolo in profonda devozione.

 

La preghiera acquista vigore quando i monaci benedettini, il parroco del paese Don Matteo Bonu e l’abate Antonio Musi, seduto nella nicchia al centro dell’abside (che secoli fa ospitava la cattedra del vescovo di Sorres) intonano il canto del tramonto, i vespri solenni in onore del Santo, in gregoriano. È l’atto conclusivo di una giornata domenicale intensa che ha vissuto, nella mattinata, un altro momento di profonda devozione, la celebrazione della Santa Messa nella basilica di san Pietro di Sorres.

 

Una folla di fedeli provenienti da tutti i paesi del Mejlogu ha assistito a una celebrazione “pontificale”, con l’abate del monastero benedettino Antonio Musi che indossava i paramenti vescovili, la mitria e la pastorale. Ma la funzione solenne in onore di San Pietro ha mantenuto intatta tutta la sua profonda suggestione. Si resta affascinati dai cadenzati canti in gregoriano (eseguiti dal piccolo ma affiatato coro dei Monaci, guidato da Padre Bruno Masala), che hanno disegnato atmosfere di forte intensità emotiva, dalla maestria di Padre Ugo Puggioni che ha ricamato delicate armonie all’organo, dai coinvolgenti gosos de santu Pedru cantati dal Coro degli amici del canto sardo di Sassari diretto da Tore Bulla. Un atto di fede commovente, come il canto gregoriano di comunione che richiama una frase del Cristo e suggella la carismatica immagine del santo: “Tu es Petrus, tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa”.