
Quindi dog parking, addestramento o semplicemente socializzazione per quattrozampe e padroni, con bar e servizi. Un’ampia zona verde con amache, sedie e sdraio dove portare il cane a pochi passi dal mare -Poetto di Quartu Sant’Elena- ma anche luogo di scambio di informazioni, idee e sinergie. Dog Island ha rappresentato per un migliaio di cani e proprietari un luogo di svago e benessere, oltre che di essenziale supporto. Ma quest’oasi felice è a rischio: la gestione è in difficoltà e il Comune di Quartu dimostra poca pazienza.
Come nasce l’idea di lasciare un lavoro ‘normale’ in una tipografia per dedicarti totalmente agli amici a quattro zampe?
Per spiegare il perchè di una scelta così radicale -passo tutta la mia giornata tutti i giorni dell’anno qui con i ‘miei’ cani- bisogna andare indietro di molte generazioni. La mia famiglia è una famiglia di cinofili da sempre, io ho sempre avuto familiarità con i cani, da quando ho memoria. La decisione è maturata però in questi ultimi 15 anni, quando ho cominciato a vivere in totale simbiosi col mio cane, e a capire quanto ci fosse bisogno a Cagliari di una struttura del genere. Di più, il Dog Island è solo una faccia di quello che doveva essere un polo cinofilo: dog parking, toeletta, stabilimento balneare (l’avevamo aperto per mezza stagione nel 2005 con grande successo) e diversi altri servizi per cani e padroni. Alla fine è stato possibile tenere aperto solo il Dog Island, non senza difficoltà.
Che target di persone viene da te con il proprio cane?
Assolutamente eterogeneo. Per età, estrazione culturale e sociale. Da noi vengono lo studente e il pensionato, il professionista e il disoccupato, l’operaio e l’imprenditore. Dai più giovani -bambini portati dai genitori e intere famiglie- agli ottantenni. Uomini, donne. Ovviamente è eterogenea anche la struttura caratteriale delle persone e dei cani. Simpatici, scorbutici, generosi, avari, timidi, estroversi, un po’ di tutto insomma. Tanto da rendere questo lavoro mai noioso. I cani? I veri protagonisti di questo posto. Di tutte le razze e stazze, dall’alano allo york shire passando per il dogue de bordeaux e i meticci, nella maggior parte dei casi di carattere e indole vicina a quella dei loro padroni.
In sei anni hai avuto a che fare con un migliaio di cani e circa diecimila persone. Ne avrai visto di tutti i colori. Raccontaci un aneddoto.
Ne potrei raccontare cento. Ma più che un aneddoto volevo evidenziare il paradosso del mondo cinofilo in Sardegna: un centinaio di migliaia i cani di proprietà da stima ufficiosa e solo 35 mila iscritti all’anagrafe canina (con microchip), di questi, da un lato quelli umanizzati -e spesso poco equilibrati- con nomignolo e cappottino e per contro i tantissimi cani maltrattati. Per non parlare del fenomeno tutto sardo del cane ‘libero’ –appartenente a qualcuno ma sempre in giro-. Questa ‘abitudine’ è grave e preoccupante, perché incide parecchio sul randagismo, dilagante in Sardegna.
Quali difficoltà nel portare avanti un discorso di questo tipo, pionieristico in Sardegna?
Tante e di diversa natura. Per incominciare la location non adatta d’inverno: vicino al mare, per il forte vento, le persone vengono meno volentieri che con la bella stagione. È sicuramente antieconomico: le spese superano di gran lunga le entrate, abbiamo circa cinquemila euro al mese di spese fisse (canone della concessione comunale, luce, acqua, rifiuti e spese varie di gestione). Le entrate? Parche, visto che il dog sitting costa tre euro all’ora e l’ingresso con cane due euro. I prezzi del bar sono popolari. In ultimo forse la più grave: la mentalità, del cittadino e dell’amministratore pubblico. Il cane è visto come un optional, quasi un oggetto, ad altre latitudini (in Italia ovunque) è normale l’esistenza in una città balneare di stabilimenti per cani accompagnati, in Sardegna non ne esiste nemmeno uno. Sono tante le richieste, di turisti o persone che si spostano con il proprio cane, di strutture ricettive non private (B&B, stabilimenti, hotel) ma in Sardegna -a parte noi- sono un miraggio.
Speranze e progetti per il futuro.
Continuare a gestire questa struttura. Il nostro oltre ad essere un servizio a pagamento è una struttura ‘letteralmente’ cinofila: tante le manifestazioni organizzate i cui incassi vanno in beneficenza (per rifugi, privati o associazioni). Non solo, siamo così conosciuti e integrati che spesso ci occupiamo noi stessi di adozioni, stalli (affidi temporanei di cani abbandonati), ricerca di cani smarriti e segnalazione di cani trovati. Dico questo perchè la nostra permanenza qui non è così scontata: il Comune di Quartu minaccia la revoca della concessione per morosità. Ma siamo fiduciosi e convinti che rimarremo ancora qui. Abbiamo grandi idee: la creazione di quel polo cinofilo che in Sardegna manca, partendo da uno stabilimento balneare che accolga cani e padroni.
