di Lucia Cossu

 

Desulo si distende al sole nel cuore del Gennargentu, a quasi mille metri d’altezza, tra boschi secolari di castagni e roverelle, lecci e noci. Il paese di montagna proietta subito il visitatore in una dimensione quasi sospesa: i seducenti affacci sulla montagna, che rivelano, colorandole, lo scorrere delle stagioni, e le case di scisto, con le tipiche balconate in legno. Tra le vie lastricate dei tre centri storici, di Issiria, Ovolaccio e Asuai, è possibile scorgere, negli affaccendamenti quotidiani, le anziane in abito tradizionale. Uno degli abiti sardi più conosciuti, sicuramente il più fotografato, caratterizzato dall’inconfondibile cuffietta, dai preziosi ricami policromi di seta e dal vivace colore rosso, che, in tutte le sue sfumature, sagoma le figure delle donne desulesi. Un paese montano, un borgo antico, che ancora conserva le sue ricchezze artigianali e tradizionali. Desulo racconta l’antica storia dei pastori transumanti e dei viandanti, i venditori che rifornivano tutta l’isola di manufatti in legno e di prodotti della montagna. Desulo è la voce dei suoi poeti: Montanaru e Salvatore Lay Deidda, la sua lingua dolce e caratteristica, i suoi mutos antichi.

Figlio di Desulo, nello spirito e nella sua fisicità, è il Coro Padentes, composto da venti coristi e un repertorio di ispirazione popolare a quattro voci maschili. Il Coro, che quest’anno festeggia il ventennale della sua fondazione, è la formazione più longeva del paese. Centinaia e centinaia concerti e diversi viaggi nella Penisola e all’estero e un lavoro costante e proficuo di recupero e di valorizzazione delle tradizioni musicali e linguistiche del paese. Il Coro rappresenta un momento di socialità e di condivisione importante per il Paese. Ripercorriamo i vent’anni di storia, canti e amicizia insieme al Maestro Yvano Argiolas, direttore sin dalla fondazione, con Angelo Gabriele Littarru, uno dei fondatori storici del sodalizio e Presidente, e con Gigi Littarru, ex sindaco di Desulo e anche lui socio fondatore del Coro.

 

Angelo Littarru, chi sono i Padentes? Raccontaci un po’ la nascita del Coro.

I Padentes sono un Coro polifonico, ma soprattutto un gruppo di amici a cui piace cantare e stare in compagnia. L’idea di fondare il Coro nasce soprattutto dalla voglia di cantare, essendo usciti da una precedente esperienza canora con il Coro di Desulo. Il fatto di incontrarci ci ha fatto venire in mente di creare il comitato di Sant’Antonio, per festeggiare sia la festa estiva, ma soprattutto la festa invernale, momento in cui tutto il paese si ritrova intorno al falò. Da lì, piano piano, ci siamo trovati a cantare e a far nascere l’associazione Padentes. Abbiamo scelto questo nome per due motivi: su padente in Desulese significa zona coperta di alberi, bosco, e poi perché lo scrittore Desulese, Michele Congias, nei primi anni 2000 ha scritto “La luna sulla valle”, un romanzo ambientato a Desulo, che lui chiama con il nome di Padentes. Ci è sembrata una bella idea chiamare l’associazione con questo nome. Il nostro direttore si chiama Yvano Argiolas, è di Villanovatulo. Una persona che da 20 anni fa parte di noi. Ci supporta e ci sopporta. Diciamo che è Desulese al 100%. E soprattutto non ne fa una questione economica, ma solo per passione.

 

Angelo, quale è la vostra caratteristica?

La nostra caratteristica è l’appartenenza. Appartenenza a un paese, a un abito tradizionale, a melodie e testi della nostra cultura. L’abito tradizionale, come per tutti i Desulesi, è una seconda pelle. Infatti, come simbolo abbiamo scelto l’ultimo uomo che ha indossato l’abito tradizionale: S’Orrodescu – è un soprannome, quasi tutti i Desulesi ne hanno uno-; lui apriva tutte le maggiori manifestazioni in Sardegna, è morto a quasi 100 anni. Una delle nostre peculiarità è il fatto di avere un nostro repertorio. Questo grazie al nostro direttore, che ha sempre composto melodie che ci appartengono.

 

Angelo, una casetta antica nella via principale, dentro tanto castagno, i colori della montagna e i ricordi di vent’anni, questa è la vostra sede.

La sede è essenziale per un’associazione, ma soprattutto per un Coro, perché ci consente di incontrarci non solo per cantare: una cena, un bicchiere di vino. Poi la nostra sede ha un sapore particolare, essendo stata l’abitazione di una famosa centenaria. Tia Pepedda Littarru, morta a 106 anni.

 

E il Presidente cosa fa?

Il Presidente fa quello che fanno tutti i soci: canta e fa la sua parte all’interno dell’associazione, né più né meno.

 

Una delle uscite per cantare più belle?

Quando si esce per cantare è sempre bello, o che sia in paese o che sia fuori. L’importante è che si esca.

 

Angelo, come si superano le difficoltà in un Coro?

Si superano perché tutti abbiamo un compito e tutti siamo indispensabili. E soprattutto perché non ci sono interessi, ma semplicemente passione per la musica e per il canto.

 

Yvano Argiolas, tu segui e dirigi i Padentes dalla nascita, ci parli de Coro dal punto di vista tecnico e artistico?

Il Coro Padentes ha sempre, durante la sua ormai ventennale attività, proposto, raccontato e descritto attraverso il canto polifonico, la cultura di Desulo sotto tutti i suoi aspetti peculiari introducendo nel proprio repertorio canti composti e armonizzati sui testi dei poeti locali quali Montanaru e Lay Deidda, poesie tratte dal premio letterario dedicato allo stesso Montanaru, canti della tradizione religiosa desulese e filastrocche popolari nella particolare parlata locale; il tutto senza tralasciare alcuni canti fra i più classici della tradizione polifonica sarda.

 

Come nasce la tua ispirazione artistica nella direzione del Coro?

Ho compiuto gli studi musicali accademici presso il conservatorio di Cagliari conseguendo in chitarra classica il diploma tradizionale, il biennio concertistico e l’abilitazione all’insegnamento. Ma non sono stati questi percorsi, compiuti tra l’altro in tempi relativamente recenti, che hanno alimentato la passione per la musica sarda, bensì altre esperienze vissute sin dall’adolescenza a diretto contatto durante le sagre paesane con artisti, gruppi folk, tenores, cori etc. senza tralasciare il fatto che provengo da una famiglia dove alcuni zii suonavano con una certa abilità strumenti musicali della tradizione sarda quali launeddas, sulitu, sonetu a buca, trunfa e chitarra. Tutto questo bagaglio di conoscenze pregresse sono alla base nel mio percorso di direttore artistico del Coro Padentes dettandomi scelte consapevoli nella costruzione del repertorio del coro, sia quando ho attinto dalla tradizione stessa per elaborare le armonizzazioni, sia quando ho deciso di comporre liberamente senza particolari vincoli stilistici o formali.

 

Yvano, nel 2019 avete registrato il vostro primo cd?

Il cd “… de Desulu sa fama ei s’onore” nasce attraverso un doppio percorso artistico che ha visto da una parte l’incisione discografica dei brani più importanti e caratterizzanti il repertorio del Coro Padentes, dall’altra la proposizione per mezzo di un DVD di immagini che testimoniano estratti di vita vissuta che sono alla base della cultura desulese per la quale Desulo stessa è conosciuta, e alla quale sono ispirate le musiche composte per il Coro. Dominano, nel DVD, immagini suggestive di personaggi, artisti, colori, ambienti e natura che descrivono perfettamente lo scenario musicale e paesaggistico in cui sono immersi Desulo e i suoi abitanti. Il CD, oltre a proporre una sintesi di quella che è l’intenzione artistica principale del Coro già descritta, contiene un’importante dedica a Pinotto Chessa, corista prematuramente scomparso che è stato tra i fondatori dell’associazione culturale “Padentes” a cui fa capo il Coro.

 

Yvano, quali sono i progetti per quest’anno?

Dovremmo, dal punto di vista teorico almeno, festeggiare il ventennale del Coro, che ricorre proprio nel 2021. È difficile capire cosa sarà possibile fare vista l’emergenza tutt’ora in corso; tuttavia qualcosa ci inventeremo. Non ci sono almeno per il momento progetti particolari salvo, quando sarà possibile riprendere stabilmente l’attività, ampliare il repertorio con nuovi canti, che ci permettano di proseguire nel solco già tracciato in questi vent’anni di esperienza corale.

 

Gigi Littarru, cosa ha rappresentato e cosa rappresenta il Coro Padentes per Desulo?

La passione, l’amicizia e la voglia di stare assieme di un gruppo di amici, fare cultura, tutelare e salvaguardare le tradizioni e la storia di un paese di montagna. Un gruppetto arrivava da un’altra esperienza corale. L’arrivo di Yvano come nuovo direttore aveva portato una ventata di allegria e per un anno la sede del coro era un via vai di ragazzi che volevano provare la nuova esperienza. Per un anno si cantava e si mangiava … Il primissimo concerto all’ex vetreria di Pirri: emozione a mille e voce tremolante. Grazie all’associazione culturale Padentes, il nome Desulo è stato fatto conoscere ovunque, il paese ha riscoperto e tutelato una parte della sua storia. Tra i concerti più belli, voglio ricordare i concerti di Desulo, Cagliari e Iglesias dove abbiamo presentato il cd: li siamo riusciti a far capire tutta la passione e l’amore per il paese.

 

Gigi, cosa auguri al Coro?

Per tutti noi, la pandemia è stata letale. Non vedersi da oltre un anno è duro. L’augurio quindi è quello di vedere la fine della pandemia e di riprendere a cantare abbracciati.

 

Auguriamo al Coro Padentes di Desulo che questi siano i primi venti anni di altri lunghissimi e felici decenni, sempre in amicizia e con la stessa voglia di cantare, uscire, far conoscere le proprie tradizioni e conoscerne di nuove. Buon compleanno, Coro Padentes e citando il Presidente, Angelo Gabriele Littarru: “Cantae, ca es bellu!