I sentimenti, le emozioni e le intuizioni, elevando gli stati d’animo legati alla quotidianità della vita, arricchiscono le nostre visioni e la nostra conoscenza e ci trasmettono il profondo significato del mondo che ci circonda. Per conoscere un luogo, sentire ed apprezzare la sua essenza, non basta semplicemente osservarlo: bisogna fissare la sguardo sulla bellezza di un paesaggio, carpire profumi ed odori, stringere le mani cordiali di chi ha lavorato quella terra, posarsi su una pietra levigata nel tempo dal vento e dall’acqua. Ed infine, provando a chiudere gli occhi, è essenziale imparare a riappropriarsi delle immagini e delle sensazioni vissute, perché riemergano limpide nel nostro cuore e diventino parte di noi.

Anima vitale del Sarcidano, il paese di Laconi rappresenta una meta di indiscutibile interesse e fascino capace di coniugare storia, natura e sentimento religioso a favore di un turismo che ha il sapore dell’ospitalità e della gentilezza. Un luogo dalla sorprendente bellezza, accogliente e ricco di proposte, in cui la natura è ancora un elemento predominante. Il verde intenso e generoso dei boschi di roverelle e lecci circonda l’abitato in un tenero abbraccio nel quale uomo e vegetazione si incontrano e coesistono armoniosamente, salvi dalla furia del cemento.

 

Le bianche creste dei “tacchi” calcarei di S’Atza ‘e Carradore e di S’Atza ‘e tziu Chicu contornano a oriente e a settentrione l’area urbana, e dominano fino alle sottostanti colline del Sarcidano e della regione storica di Parte Valenza. L’impianto urbanistico del paese è fortemente condizionato dalla morfologia complessa del territorio. La tipologia abitativa risente infatti dell’orografia e del clima, che negli anni hanno favorito scelte insediative tipiche dei borghi montani. L’eco del tempo trascorso continua a parlare nelle antiche dimore, nei luoghi di culto e nei siti archeologici, interprete di ciò che la storia generosa di questa comunità ha lasciato a testimonianza di sé.

 

Il territorio di Laconi ha infatti un passato molto antico ed intenso, le cui tracce partono dal periodo prenuragico. Gli insediamenti delle culture del Neolitico sono superbamente rappresentate dalle numerose statue menhir antropomorfe rinvenute nelle località di Corte Noa, Perda Iddocca, Genna Arrele, Genna ‘e Àidu e presso il nuraghe Orrùbiu. Divenuti uno dei simboli più significativi di Laconi, i menhir  hanno reso possibile la realizzazione del museo delle Statue Stele: una raccolta unica nel suo genere che vanta ben quaranta pezzi.

 

Le sale dell’esposizione, arricchite da pannelli illustrativi, documentano un ventennio di intensa attività archeologica e offrono l’opportunità di ripercorrere l’intero cammino evolutivo dei menhir e di apprezzarne le diverse tipologie e dimensioni. Le statue sono ricche di dettagli che consentono la distinzione tra i sessi e il rango sociale di appartenenza, riproducono caratteri distintivi della figura umana, quali occhi e naso, e in alcuni casi risultano finemente decorati ed incisi. Il passaggio dal mondo preistorico delle statue stele alla dimensione del medioevo avviene agilmente per chi, visitato il museo, decida di inoltrarsi nel centro dell’abitato laconese.

Il tessuto urbano del paese è fortemente segnato dagli eventi storici, che lo hanno connotato influenzandone non solo la struttura ma la vita stessa della comunità e le sue relazioni interne ed esterne. Il primo nucleo di case, sorto ai piedi del castello, risale proprio al periodo medioevale, durante il quale Laconi divenne capoluogo di curatoria.

 

Lungo le vie tortuose ed acciottolate del centro storico si affacciano abitazioni basse con muri di pietre e fango, portali in legno sormontati da architravi scolpite e graziosi balconcini in ferro battuto. Passeggiando attraverso questo dedalo di viuzze caratteristiche, si avverte immediatamente una piacevole sensazione di ordine e compostezza, data dalla riuscita opera di preservazione dei quartieri antichi e dalla presenza di fiori e piante alle finestre.

 

La parte del borgo sorta intorno all’imponente Palazzo Aymerich ed alla Casa Municipale ha invece caratteristiche più recenti. Perla preziosa custodita all’interno del paese è la splendido Parco Aymerich, luogo di singolare bellezza che sorprende i visitatori per la sua inusuale posizione urbana.

 

Ventidue ettari di bosco sono racchiusi infatti nei confini dell’abitato, un’oasi di verde che impreziosisce Laconi e ne valorizza l’immagine. Il Parco si snoda in una fitta trama di sentieri alberati ricchi di lecci, sorgenti e singolari specie arboree, e fa da cornice con il suo splendido scenario ambientale alle rovine del castello, eretto probabilmente dai giudici di Arborea nell’undicesimo secolo e divenuto in seguito residenza dei feudatari.

 

Questa affascinante struttura, arricchita da fogge gotico-catalane, gode di una collocazione favorevole dalla quale è possibile gustare una visuale ampia e suggestiva che si apre verso le sottostanti colline: un mare di verde spezzato dalle candide rocce nude dei tacchi, ed i colori sfumati delle terre coltivate, più a valle.

La comunità laconese vive da sempre in stretta sintonia con la sua terra, da cui ricava da secoli il proprio nutrimento. I mestieri tradizionali, agricoltura, pastorizia ed allevamento, sono ancora quelli determinanti nell’economia del paese, accanto al recente impulso dato dal settore terziario e dai cantieri di forestazione. Il territorio comunale racchiude 12.500 ettari di terreno, compresi tra i 180 e i 930 metri, di cui fanno parte anche le borgate di Santa Sofia, Su Lau e Crastu, sorte in seguito alla riforma agraria negli anni Cinquanta. L’artigianato non ha avuto continuità rispetto al passato, e in questi anni sono sorte delle nuove attività volte ad incentivare il lavoro manuale, sostenute con interesse dall’amministrazione comunale: una bottega di liquori e infusi prodotti con erbe locali, un’altra di ceramiche artistiche ed infine la lavorazione delle cassapanche in legno.

 

 

Il settore turistico rimane in maniera indiscussa quello di punta, ed ha dato modo a Laconi di farsi conoscere ed apprezzare negli anni per le sue originali risorse. “La sfera religiosa, quella naturalistico-paesaggistica e storico-archeologica rappresentano i tre ambiti principali in cui si articola l’offerta turistica del nostro paese”, spiega il sindaco Fausto Fulghesu. Da sempre al nome di Laconi viene associato quello di Sant’Ignazio, venerato ed amato da tutta la comunità dei sardi, anche all’estero. La festa a lui dedicata è uno dei momenti più importanti per la comunità laconese, la quale ogni anno si prepara ad accogliere i tantissimi fedeli che giungono dalle località più diverse.

 

Al Santo è dedicato un museo, ospitato accanto alla cinquecentesca parrocchia di S. Ambrogio, e la sua casa natale, situata nel centro storico, è aperta a quanti desiderino visitarla. Altro importante attrattore turistico è il parco urbano, divenuto dal 1985 proprietà della Regione Sardegna che lo ha acquistato dalla famiglia Aymerich, ed attualmente gestito dall’Ente Foreste. Di estremo interesse è inoltre la collezione di piante esotiche che si estende su un’area attigua al parco, opera del marchese Don Ignazio che curò l’impianto durante la prima metà dell’800.

 

“Purtroppo, a causa degli elevati costi, non è stato ancora possibile acquisire questo giardino che conserva specie botaniche endemiche e varietà di piante provenienti da tutto il mondo”, racconta Fausto Fulghesu. Unico esempio in Sardegna di giardino all’italiana, questa raccolta botanica rischia di perdere le sue prerogative se non verrà gestita e curata nei dovuti modi. “Si auspica che la Regione, sensibilizzandosi nei confronti di questa questione, possa intervenire quanto prima per acquistare il giardino appartenuto agli Aymerich, affinché questa risorsa naturalistica venga preservata e tutelata nell’interesse della Sardegna intera”, conclude il sindaco.

L’itinerario turistico laconese si chiude con altri due importanti elementi di richiamo: il museo delle statue menhir e il fastoso palazzo Aymerich. Quest’ultimo, in stile neoclassico, venne progettato da Gaetano Cima nel 1846. Al suo interno sono ancora visibili alcuni affreschi e carte da parati francesi di grande valore. Divenuto proprietà del Comune che a breve lo aprirà al pubblico, il palazzo Aymerich accoglierà un importante polo culturale. Ospiterà infatti il centro di studi delle civiltà e dei popoli mediterranei, un archivio in fase di realizzazione nonché il museo archeologico, che lascerà l’attuale sede posta nei locali sottostanti il municipio.

 

Nel 2005 Laconi ha ricevuto dal Touring Club la bandiera arancione, un notevole riconoscimento assegnato ai comuni senza coste che rispondono a determinate caratteristiche di decoro, eleganza e bellezza.  Dal 2001 inoltre il paese ha preso parte all’associazione Tìtulos, che riunisce sette importanti comuni sardi distintisi nel periodo medioevale, con l’intento di valorizzarne le specificità storiche attraverso lo studio ed il recupero di antichi documenti. L’attività dell’amministrazione è volta inoltre a potenziare le strutture ricettive (presto verranno dati in gestione a delle società giovanili due alberghi comunali con quaranta posti letto), e a dar vita ad un circuito museale cittadino che comprenda tutte le esposizioni di interesse per i visitatori. Il percorso tra storia, tradizione, natura, e spiritualità è un passaggio obbligato con il quale la comunità di Laconi racconta se stessa e si lascia conoscere, regalando intense suggestioni, quelle che solo la poesia è in grado di descrivere come in queste terzine di Remundu Piras:

 

Laconi, ’e Sarcidanu ses reina

digna ’e su limbazu ’e sos fiores:

ses che un’aurora matutina

 

 

ch’a Irìde at furadu sos colores

po abberrer sas giannas a s’avrèschida

de sa die chi, rica ’e risplendores,

 

 

mentres chi da sa note fut arrèschida

ispuntat maistosa in oriente

a pena est ogni néula ispalèschida:

 

 

gai ses tue, Laconi: atraente,

ondrada ’e incantu primitivu

che cando fut ingénua sa zente,

 

 

chi s’ómine ’e su bene non fut brivu

né-i sa terra a produer ispinas

ancora aiat tentu su motivu.