Cosa direbbe Antonio Gramsci del mondo dell’informazione di oggi? Cosa direbbe della televisione spettacolo, del sangue e dei lacrimatoi, della dignità in vendita tra una pubblicità e l’altra? Soprattutto cosa direbbe del diritto-dovere di dire la verità, così spesso disatteso? Settant’anni sono passati dalla morte di Gramsci, ma il suo pensiero naviga ancora oggi nel mare dell’attualità. L’associazione Articolo 21 e l’associazione Intermezzo di Nuoro, con il patrocinio della regione Sardegna e del comune di Nuoro hanno dedicato a “Gramsci giornalista” un convegno nazionale nel capoluogo barbaricino.

 

Non soltanto una rivisitazione storica, ma un’analisi sull’eredità di Gramsci lasciata al mondo del giornalismo e al lettore di oggi. Anche perché molto si è detto e scritto sul politico, sul rivoluzionario e scrittore, ma poco si sa della sua professione giornalistica. Una mancanza che il convegno di ieri ha iniziato a colmare. Scriveva Antonio Gramsci su l’Avanti nel 1916: “Sono i giorni della réclame per gli abbonamenti. I direttori e gli amministratori dei giornali borghesi rassettano la loro vetrina, passano una mano di vernice sulla loro insegna e richiamano l’attenzione del passante (cioè del lettore) sulla loro merce. La merce è quel foglio a quattro o sei pagine che va ogni mattino od ogni sera a iniettare nello spirito del lettore le maniere di sentire e di giudicare i fatti dell’attuale politica, che convengono ai produttori e venditori di carta stampata”. 

 

Durante il convegno si è sottolineato più volte l’integrità del giornalista Gramsci, ma anche il pensatore che, come ha affermato Francesco Cocco, può aiutarci a capire come in un contesto mutato la figura dell’intellettuale-giornalista assuma funzioni nuove. Cosa fare allora? Giuseppe Giulietti, portavoce nazionale di Articolo 21,  ha lanciato le “primarie della qualità” nelle quali prevalga un coinvolgimento propositivo dei più giovani e delle scuole. E proprio ai tanti giovani presenti l’assessore regionale alla pubblica istruzione Maria Antonietta Mongiu ha promesso un sostegno finanziario per i giornalini scolastici. 

 

E se è apparso chiaro a tutti che quel ragazzo di Ales, diventato poi uno dei pensatori politici più importanti del ventesimo secolo, non ha nulla a che fare con il mercimonio dell’informazione odierna, altrettanto chiaramente è emersa la sua importanza. La sua storia è quella di un “giornalista integrale”, per usare proprio un’espressione gramsciana. Esordì sull’Unione Sarda di Cagliari grazie al suo professore, e direttore del quotidiano, Raffa Garzia.

 
Scrisse poi nel settimanale “Il Grido del Popolo” su tanti e svariati argomenti  e allo scoppio della prima guerra mondiale per l’edizione torinese dell’“Avanti!”. Diresse la rivista l’Ordine nuovo e poi nel 1924 fondò l’Unità. Aveva un intelletto lucido, onesto, uno stile tagliente. Attento a ogni processo culturale, studioso dei grandi autori, ma anche del feuilleton (oggi si è detto avrebbe cercato di capire il perché del successo delle fiction, dei reality). “Chiedere a Gramsci risposte immediate per la crisi di oggi sarebbe fargli torto – ha affermato Giancarlo Ghirra – ma il dovere dei giornali è di essere al servizio della verità e non del potere, e in questo Gramsci ha qualcosa da dirci”.

 

Ha ricordato Ghirra che Antonio Gramsci scrisse in una delle sue Lettere dal carcere parole pesantissime sul suo essere giornalista. “Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella sua qualifica professionale. Sono stato un giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere profonde convinzioni per far piacere e a dei padroni o manutengoli”. Il convegno è stato arricchito dalle  proiezioni di uno speciale che la Rai realizzò per il cinquantesimo anniversario della morte e da quattro servizi realizzati quest’anno, dal ‘Settimanale’ della redazione sarda del Tgr

 

La giornata  ha avuto poi come epilogo una tavola rotonda, coordinata da Ottavio Olita, dove a interrogarsi sono stati propri i tanti giornalisti presenti. “Il modello egemone è quello dell’informazione spettacolo – ha ammesso Costantino Cossu de La Nuova Sardegna – C’è un assoluto predominio del contenitore sul contenuto, conta più come si dice della cosa che si dice. Gramsci in questo quadro è di assoluta inattualità”.

 

E se Filippo Peretti, presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti, ha lanciato l’allarme sul pericolo del controllo di tutti gli spazi informativi e sulla mancanza di pluralismo, Franco Siddi, presidente della FNSI,  ha ricordato il silenzio calato sul contratto dei giornalisti e la necessità che vi sia una sorta di alleanza tra i protagonisti del mondo dell’informazione: i giornalisti dalla “schiena dritta” e i cittadini, perché “se nessuno parla delle cose che contano per te, quelle non esistono”. Un richiamo pressante al ritorno dei fatti in primo piano, senza catene, condizionamenti, occultamento della realtà.