Amaranto (Amaranthus retroflexus- fam. Amaranthaceae)

 

In Sardegna: Amarantu burdu (per l’A. selvatico)

pupusa de carabineri = pennacchio da carabiniere (per l’A. coltivato)

 

 

Non farò cosa gradita ai contadini ma devo dare atto a questa umilissima pianta che i suoi benefici sono superiori di gran lunga ai fastidi che dà a chi coltiva l’orto in modo razionale, occupando tutti gli spazi tra i filari ordinati di bietole, lattughe, ecc. A lei tutti gli agricoltori concordemente dichiarano guerra, ma senza risultati convincenti per via delle sue incredibili risorse: è sufficiente una sola pianta per produrre ben 500.000 piccoli semi che sono capaci di restare dormienti ma vitali in terra per molto tempo, parliamo di decine di anni!

A questo punto è meglio tentare la convivenza. Ci devono aver pensato altri contadini in giro per il mondo che hanno selezionato l’Amaranto addomesticandolo e rendendolo molto utile come pianta ornamentale e alimentare. In Sardegna abbiamo abbondante la varietà retroflexus, spontanea e veramente infestante che cresce negli orti e nei campi dove la terra è stata smossa. Ha lo stelo peloso, verde pallido, a volte rossastro. Le foglie, con un lungo peduncolo dalle nervatore molto vistose, sono ovali e al tatto sembrano feltro. Alla fioritura presenta le tipiche e inconfondibili spighe (infiorescenze). Dall’estate a tutto l’autunno, da queste spighe si possono raccogliere i numerosissimi e piccolissimi semi. L’amaranto comune si presenta come un vero e proprio paradosso botanico; con i suoi fiori verdi e anonimi delude infatti le attese di rosso vivo, di amaranto, come il nome farebbe invece aspettare. Alcune specie coltivate trovano posto nei giardini, per il loro valore ornamentale. Amaranto è termine di derivazione greca che significa “che non appassisce” ed è riferito alla caratteristica persistenza del fiore. Capita che in uno stesso campo si trovino 2-3 specie diverse di amaranto, ma tutte quelle che crescono alle nostre latitudini sono commestibili.

 

Periodo di raccolta

– a fine primavera, con i primi caldi, si raccolgono foglie e pianta intera tenera;

– dall’estate a tutto l’autunno dalle sue inconfondibili spighe si raccolgono preziosissimi semi.

 

Componenti principali

– nella pianta fresca: vitamina A e C, ferro, calcio, magnesio;

– nei semi: proteine vegetali, lisina (un amminoacido essenziale), grassi vegetali, ferro, fosforo, calcio;

– la ricchezza di ferro e magnesio ne fanno un alimento adatto in fase di crescita, nella pubertà e, più in generale, per le donne.

 

 

Indicazioni terapeutiche

nutriente, astringente, diuretica, emostatica.

 

Usi e dosi

Decotto di foglie: bollire una manciata di foglie in mezzo litro d’acqua per 5 minuti. Riposo 10 minuti. Filtrare e bere durante la giornata, lontano dai pasti.

Decotto forte di semi: 30 grammi in un litro d’acqua per 10 minuti. Filtrare e bere durante la giornata (è utile in caso di menorragie e di diarrea).

 

Uso alimentare

Le specie spontanee sono apprezzate soprattutto per le foglie o per la giovane piantina intera. L’uso è assimilabile a quello degli spinaci o bietoline: le foglie giovanissime si possono consumare crude in insalata o inserite in salse e creme, successivamente si possono saltare, sbollentare o inserire nelle zuppe o nei minestroni. E i semi? Il valore nutrizionale dei semi di Amaranto è a dir poco eccezionale. Sono ricchi di proteine ad alta digeribilità, superore addirittura a quelle del latte, e con un contenuto di lisina molto alto rispetto ai cereali, che ne sono invece carenti. Cotti da soli o insieme ad altri cereali possono essere consumati tal quali per colazione, magari aggiungendo miele, latte e uva passa. I semi possono essere anche germinati, come si fa con la soia o altri semi e consumati in insalate, panini e altre pietanze. La farina si ottiene macinando i semi tostati con un macinino domestico. Conviene macinarne piccole quantità per volta perchè non si conserva a lungo, visto che oltre l’amido contiene anche proteine. Non contenendo glutine, la farina di amaranto è adatta ai celiaci (intolleranti al glutine), ma proprio per la mancanza di glutine non lievita bene e quindi non può essere panificata in purezza, ma solo diluita con farina di grano, segale, farro, ecc.

Condirlo con spezie ed erbe aromatiche per esaltarne l’appetibilità, può diventare il tocco creativo di chi tra i fornelli vuole escludere la noia. E per chi osa il risultato è assicurato, perché l’amaranto si presta eccezionalmente ad abbinamenti poco scontati.

 

Si parla spesso di sovrappopolazione del mondo, e delle crisi alimentari che dovremo affrontare in un futuro forse prossimo, ed è curioso pensare che la scienza abbia identificato in questa umile pianta, che fa proprio nulla per farsi notare, una delle possibili soluzioni. Il futuro è letteralmente a portata di mano, e quello che la nostra mano oggi strappa e butta via, un domani potrebbe diventare vitale. È l’ennesima conferma che “le erbacce” sono semplicemente delle piante di cui non abbiamo ancora imparato a conoscere le virtù.