Artista particolare, Alina Dettori, radici profonde a Orgosolo, ha scelto il tessuto per liberare la sua creatività.

Stoffe preziose, broccati e poi ricami come pennellate lievi. Il risultato è un prodotto armonico che mette insieme arte antica e moderna. L’antico è nella tradizione, quasi nella storia perduta dei telai a mano. Il moderno è nel collage e nell’acrilico che spesso si accompagnano e si sovrappongono al tessuto come in un incastro.

Così, l’ordito della magia, nelle sue tele di stoffa, ha l’effetto leggero dell’incanto.

È un mondo fantastico quello che ci regala, soprattutto con i suoi piccoli castelli in aria. Lassù, appesi alle corde dell’Universo, si può anche sognare.

Come a Castella, oppure a Samarcanda, un altro piccolo edificio rosso, ricco di sfumature. Casa ideale per vivere nel mondo delle fiabe, con un sottofondo di melodie antiche. A volte è bello tornare fanciulli e ricongiungersi alla prima età della nostra esistenza.

C’è sempre qualcosa di fiabesco nelle opere sognanti di Alina Dettori, psicologa, che ha scoperto l’arte quasi per gioco. Quasi sempre fruga tra i ricordi della sua prima età. A volte basta chiudere gli occhi per tornare indietro nel tempo. Allora, all’improvviso, ricompaiono sequenze che diventano scorci di vita di un mondo mai dimenticato.

Bianca è un omaggio al mitico mondo delle Janas.

 

Sogni e ricordi rivivono come pagine di tante esistenze. Il sogno esplora il conosciuto e va incontro alla realtà. I ricordi sono nella tradizione, nella storia e nella cultura millenaria della sua terra: nell’identità sarda.

Nella produzione artistica di Alina Dettori, le trame dei tessuti servono per testimoniare storie di donne ma soltanto di donne libere che vogliono costruire e che hanno un progetto di vita. Un sogno da realizzare.

Quasi tutte le figure femminili hanno un elemento in comune: i capelli, lunghi e neri, talvolta biondi, affidati al vento. Sembrano danzare al ritmo del maestrale. Oppure guardate i loro volti severi e dolci. Custodiscono storie millenarie, ma non hanno nessuna paura di sfidare il nuovo.

Altri lavori ancora, quelli più recenti, si accompagnano con una colonna sonora che ha radici nel canto.

Il ciclo “No potho reposare” esprime sentimenti d’amore. I suoi versi, ispirati alla canzone A Diosa del poeta Salvatore Sini e del compositore Giuseppe Rachel, diventano titoli di opere come “Si m’esseret possibile d’Anghelu”, “Amore meu” e “Prenda de istimare”.

Qui Alina Dettori si conferma artista sensibile e profondamente ancorata alle tradizioni della sua Barbagia. Capace di raccontare il tempo che viviamo, ma anche di guardare oltre, magari attraverso i sogni che diventano un mezzo per sottrarsi alla quotidianità. E si rivelano indispensabili per progettare le nuove sfide nel difficile e meraviglioso mondo dell’arte.