C’è una costante nella pittura, più che quarantennale, di Angelo Liberati, dagli anni Settanta fino ai giorni nostri: l’attenzione per il cinema e per la musica. Proprio così: immagini e suoni diventano colonna portante della sua arte e, allo stesso tempo, offrono una rivisitazione dell’esistenza degli uomini, tra quotidianità e contraddizioni.

Conosco Angelo Liberati da tempo; eppure l’ho riscoperto recentemente, quando, per curiosità, ho rivisto alcuni cortometraggi che raccontano la sua storia. Sono piccoli “film” datati, ma importanti perché svelano una parte consistente della sua intensa produzione. Si va dal 1981 al 2005.

Il primo “corto”, realizzato da Tonino Casula, si sofferma su una personale dell’artista nato a Frascati, ma sardo da sempre. Il pretesto è una mostra organizzata a Cagliari, alla galleria Duchamp, per anni un prezioso punto di riferimento per giovani artisti, e destinata alla città di Stresa. Venti dipinti su cui svettano personaggi della pittura e della musica, su tutti Renzo Vespignani e Bob Dylan, che hanno accompagnato il suo percorso di crescita e alimentato i suoi sogni di uomo e artista impegnato. L’ultimo cortometraggio, del 2005, è del sociologo Gino Melchiorre: è l’omaggio di Liberati a Luchino Visconti, nel centenario della nascita del grande regista del Gattopardo.

Negli anni, Angelo Liberati è diventato più meditativo, ma non ha mai dimenticato le sue prime passioni che sono l’acquaforte, la xilografia, la litografia e soprattutto la serigrafia. Tanti amori, nati in una tipografia romana, prima dell’arrivo in Sardegna, quando era poco più che ragazzo, non gli hanno impedito di cercare nuove soluzioni. Come quella di approdare all’arte pop seguendo il grande solco tracciato da Wandy Wharol.

Instancabilmente ha proseguito nella ricerca, affinando ancora di più la sua tecnica, senza tuttavia trascurare la principale fonte di ispirazione: nei suoi quadri ci sono sempre i temi sociali, la realtà di tutti i giorni, i luoghi, gli scorci di città o di paese, i volti di donne, i loro sogni, le nature morte, la bellezza. Tutto è proposto con una combinazione pittorica frutto di incrocio tra materiali tradizionali con materiali più contemporanei, dall’olio al decollage, dall’inchiostro alla matita, per finire ai colori acrilici.

Molto spesso l’immaginario visivo dell’artista coincide con quello del cinema realista e della cronaca televisiva. Ma Angelo Liberati non disdegna mai di volgere uno sguardo alla produzione letteraria. Ecco perché, talvolta, i suoi dipinti si arricchiscono dei versi di alcune poesie, Pasolini soprattutto, o di frasi tratte dai capolavori della Letteratura.

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“Cerco sempre messaggi, dice Liberati, che aiutino l’uomo a riflettere. Sono un invito, a chi osserva le mie tele, ad andare oltre; perché, io ne sono convinto, l’artista deve essere testimone del suo tempo ma la realtà non può impedirgli di coltivare visioni.”

Come quelle che raccontano un mondo circondato di arte e di bellezza.

 

 

 

Tonino Oppes