Entrare nel suo laboratorio, a Selargius, è come fare un tuffo nella protostoria della Sardegna. I suoi lavori custodiscono i ricordi lievi dell’età nuragica.

Prima di tutto le navicelle. Hanno a bordo i navigatori del passato, i primi Sardi a sfidare il grande orizzonte. Quegli uomini esili conducono agli albori della Storia, vogano alla scoperta di nuovi mondi. Il misterioso popolo che abitava nei nuraghi muoveva le sue prime esperienze di cammino in mare. Era partita la grande sfida verso l’ignoto.

Più in là, appesa in un’altra parete, ecco la città delle donne.

Ma non è Fellini a suggerire il titolo dell’opera. “ È la Dea Madre, la mia ispiratrice” sottolinea, con fierezza, Giuliana Collu.

“ E’ lei, la dispensatrice di vita e di sogni. E questo – sottolinea mentre mostra l’opera- è il racconto totale della donna. Siamo dentro una grande foresta popolata di sole figure femminili. Ognuna viaggia con la sua storia di madre, di sposa, di figlia; con i suoi sogni, con la sua voglia di libertà; ognuna è portatrice di sofferenza e di gioia, perché questo regala la vita”.

Dunque c’è la Sardegna arcaica, ma non solo, nei lavori dell’artista nata ad Assemini, patria dei grandi ceramisti sardi.

Giuliana Collu, che ha esteso la sua esperienza artistica all’Estero, racconta. “Tutto quello che produco è interamente realizzato a mano. I miei strumenti di lavoro sono qui: una sfogliatrice e due forni. Uno per la prima cottura dell’argilla, 9 ore a 980 gradi di temperatura; l’altro per la fissazione dello smalto: 9 ore a 920 gradi.”

“Come è stato l’approccio con la ceramica?” le chiedo.

“Ho toccato l’argilla quando avevo sei anni, nella bottega dei miei zii. Facevo piccole cose, ma mi piaceva soprattutto guardare. Vedevo come muovevano le mani e creavano vasi e brocche. Restavo incantata, eppure da ragazza ho inseguito altre vie. Il richiamo forte per la ceramica è arrivato dopo alcune esperienze con altri materiali. Sì, l’amore per l’argilla, che poi è diventato lavoro, è riesploso negli anni della maturità.”

I ricordi rivivono nella normalità delle cose quotidiane, nella preparazione dei lavori più richiesti dal mercato odierno: portalampada, semplici o finemente decorati, vasi, cornici per specchi e oggetti da tavolo riservati esclusivamente all’arredo. Eppure anche i cocci più moderni di Giuliana Collu parlano di Sardegna.

Magari attraverso le cromie degli smalti che si ispirano al mare e al cielo, oppure alla terra scura, ai campi assolati. Sono i colori del cuore a suggerire l’ultimo tocco su un materiale povero come l’argilla. Che, modellata da mani sapienti, si trasforma in opera d’arte.

 

 

Tonino Oppes