Con queste frasi le maestre Maria Dolores Melis e Giovanna Frau  hanno salutato la conclusione di un progetto, realizzato dagli alunni della classe quarta, della scuola primaria di Teulada, sullo studio della lingua sarda.

 

I ragazzi, con l’aiuto delle loro insegnanti hanno partecipato all’iniziativa “Leggendo …s’impara”, promossa dalla Biblioteca Comunale “Grazia Deledda”, di Teulada, per la promozione e l’educazione alla lettura. Alla classe quarta è stato consegnato il libro dello scrittore cileno Luis Sepulveda: “ Storia di una gabbianella  e del gatto che le insegnò a volare”, con l’obiettivo che, durante l’anno scolastico 2008/2009, si potessero raggiungere finalità didattiche e culturali di interesse più generale.

 

Di qui l’idea delle insegnanti, accolta con grande entusiasmo dai ragazzi, di tradurre in sardo il romanzo. Non solo, ma di adattarlo, per quanto possibile, al territorio. Un’operazione utile per riscoprire la conoscenza e l’uso del sardo, in particolare il dialetto teuladino e, nello stesso tempo, studiare la geografia, l’ambiente ed il territorio del proprio paese. Senza ignorare gli altri temi che il romanzo propone, come la solidarietà, l’accoglienza, l’accettazione della diversità. Così il romanzo è diventato: “Su contu de una gavinedda et de su pisitu chi dd’iat imparada a bolai”. Una bella storia, fedele all’originale per la traccia, ma ambientata, anziché nel Nord Europa, nel mare e nel paese di Teulada. Il tutto corredato dagli splendidi disegni illustrativi, realizzati dagli stessi ragazzi, che hanno impreziosito quelle pagine ricche di fascino e di contenuti di straordinaria attualità.

 

Il risultato ottenuto è stato superiore ad ogni aspettativa: “Grazie a questo progetto i ragazzi, nonostante la loro età giovanissima, non si sono limitati all’acquisizione di conoscenze, pur preziosissime – ha detto Antonello Mulas, assessore della Cultura del Comune di Teulada –  ma hanno anche sviluppato competenze espressive nei diversi codici linguistici dell’italiano e del sardo. Senza trascurare bellissime immagini che illustrano il lavoro, frutto della loro fantasia e creatività”. La fantasia è stata, senza dubbio, il motore che ha consentito il raggiungimento di un risultato così importante. Ma dal lavoro traspare anche una rigorosa ricerca scientifica che ha consentito di citare alla perfezione luoghi e situazioni e, soprattutto, scrivere correttamente in “fueddarxu teuladesu” tutte le parole. Un anno di studio intenso, ancora più encomiabile, se si considera che nessuno di questi bambini parlava correttamente il Sardo.

 

Al termine del progetto non solo hanno cominciato ad esprimersi in “limba” ma anche a scrivere, secondo le regole codificate dei più grandi studiosi della lingua sarda. La storia è diventata, così, una sorta di finestra sul Mare di Teulada: Portu Becciu, Sa Canna, Campiona, Mrafidanu, Cal’e Carropu, Piscinnì; sul paese: Biblioteca Comunale, Chiesa della Madonna del Carmine .
Infine, su diversi personaggi locali, il cui nome in sardo ha avuto divertenti ed efficaci trasformazioni. Non mancano neppure riferimenti all’attualità, come al fenomeno dello sbarco di clandestini, anche nelle nostre coste, provenienti dall’Algeria.

 

Un tema trattato con grande sensibilità, attraverso la cultura dell’accoglienza. Anche il problema del bullismo, trova uno spazio adeguato. In questo caso gli interpreti sono gli animali, i gatti, ma le espressioni, le situazioni e i modi di reazione sono quelli tipici degli uomini. Questo passaggio della storia è servito per affrontare un argomento di estrema attualità che da qualche tempo comincia a trovare terreno fertile anche fra i ragazzi più giovani, quelli della Scuola Primaria (ex elementare). Sono riemersi, dall’impenetrabile coltre di modernità che spesso caratterizza anche l’attuale uso del sardo, parole come tzilleri (bottega del vino, locanda), barracocu (grosso, bene in carne), ammaletzu (minaccia). Ma sono centinaia, questi termini, ormai desueti, che un tempo facevano parte del linguaggio comune. Ritrovarli in questa ricerca ha offerto emozioni molto forti, soprattutto a coloro che hanno vissuto quelle relazioni sociali  e si sono espressi con gli stessi termini.

 

Inizia così, Su contu de una gavinedda et de su pisitu chi dd’iat imparada a bolai: “- Arengus a man’e manca ! – tzerriat forti, Sisinni, su cau chi dirigit. – Mancu mali, seu a scimingius de conca po su famini ! – pentzat Cicita, una gavina, chi furriendisì faci a Giuannicu, unu cau a conca nieddutza, ddi narat : – T’indi s’es sapiu ca seus bolendi giai de una scant’oras et non si seus frimaus nudda? “Scrittura minuziosa, una cura puntigliosa e attenta alla grammatica, ricerca delle espressioni linguistiche più antiche. Intere giornate trascorse a parlare con gli anziani del paese.
Obiettivi raggiunti, dunque. Alla fine, un messaggio importante: “Bolat scèti chini tenit prontu”. Cioè : “Può volare solo chi ha coraggio!”. I ragazzi e le loro insegnanti questo coraggio lo hanno avuto, sino in fondo. Per andare lontano hanno iniziato dallo studio e dalla conoscenza delle loro orme, dei loro primi timidi passi. La traccia lasciata sul sentiero della conoscenza potrà restare per sempre nella loro vita. Sono partiti da una piccola cosa per cercare il sentiero del sapere e raggiungere il traguardo dell’educazione, della crescita intellettuale, del rapportarsi con gli altri, anche con coloro che sono diversi per condizione sociale o per il colore della pelle. Hanno capito cosa significano solidarietà, rispetto, amore.

 

In questo cammino, ancora una volta, sono stati decisivi un libro e una storia. Le storie, “is contus”: “Ascurtai unu contu serbit po cumprendi   de prusu, preni sa vida de esperientzias noas, de cosas chi allirgant su coru. Is contus et is istorias, scritas in is librus (ma fintzas cussas chi si contant babbu et mamma, is antzianus, is maistus) serbint po connosci  su mundu, imparai a essi curiosus, ascurtai et arriciri is atrus cumente fradis, circai de cumprendi  is cosas giusta set cussas sballiadas”.

 

I ragazzi grazie a questo prezioso lavoro hanno percorso un lungo tratto di questo importante sentiero. Non sono ancora arrivati, perché la strada è molto lunga e piena di ostacoli. Ma sono partiti col piede giusto. Il fatto di aver scelto di tradurre in sardo questa favola è come se avendo trovato un grande tesoro abbiano deciso di condividerlo con tutta la comunità. Lo studio e l’esercizio letterario di una decina di piccoli alunni della quarta elementare è un risultato che un giorno potrà essere molto utile per tanti altri giovani, ma anche per molti adulti che hanno dimenticato la loro lingua. Ammirare la bellezza dei disegni, leggere la storia, se occorre piano piano, per capire le parole più antiche del bellissimo “fueddarxu teuladesu”, è un esercizio che tutti dovrebbero sforzarsi di realizzare.

 

In un’epoca di globalizzazione, sempre più diffusa, è senz’altro positivo apprendere bene l’italiano, l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e tutte le altre lingue straniere oggi maggiormente diffuse, ma è opportuno non dimenticare mai la lingua che parlavano i nostri nonni. I bambini e le loro insegnanti ci hanno indicato una delle strade da percorrere.