– Il Coro Rubanu di Orgosolo rimasterizza i suoi lavori dal vinile in cd. Cosa significa far riprendere vita a questa musica? Ci sarà una nuova rinascita?

 

La rinascita non avverrà per mezzo di questa tecnologia. Quando ero giovanissimo si cantava a tenore secondo una tradizione antica tramontata. Nel panorama artistico sardo si ha un cambiamento all’interno dell’ambito musicale, ma non in quello strutturale e tecnico vocale. La forma cd ci può permettere una migliore conservazione del disco rispetto al vinile. Questa nuova masterizzazione permette una migliore amplificazione sonora e ricezione audio, altrimenti i tenores sembrerebbero bator brighende. Tenevo molto a una buona amplificazione: un’arte e una musica particolari necessitano di un audio più limpido. I canti esigono un ascolto attento e un’emissione di suono nitida.

 

– Esiste uno spirito agonistico oggi tra i tenores e peculiarità distinte?

 

Ho conosciuto i vecchi tenores cantare tematiche diverse dalle nostre. L’avvento di Pratobello, per il quale abbiamo preso coscienza di tanti problemi sociali e civili, ci portò ad esprimere i disagi che stavamo vivendo. Avevano ragione gli Inti Illimani a dirci: “Coltivate questi canti perchè non vadano a rinchiuderli in un museo!”. Tramite il canto a tenore devi riuscire a dire ed evocare contenuti profondi. Deve essere un canto vivo e contemporaneo.

 

– Ossia?

 

Non puoi sempre cantare temi d’amore, bisogna anche porre in voce il cambiamento del mondo attuale. Si possono cantare tante realtà nuove come quelle di un pastore moderno, di un operario che muore in fabbrica, così come noi lo abbiamo cantato in S’Atitu. Da poco ho ascoltato gli amici del Coro di Bitti. Ci siamo sentiti con Daniele Cossellu: hanno realizzato un lavoro con Enzo Favata, che io definisco in arte “tentativo”. Questo tentativo noi del Coro Rubanu lo avevamo già realizzato 35 anni fa con un gruppo di New York. Un tentativo sardo afro-americano, con Marcello Melis, Enrico Rava, Don Cherry, Roswel Rudd e Don Moye. Quando l’ho riferito a Daniele mi ha risposto “Oh, deo no l’ischio, non lo sapevo”. Non esiste un spirito agonistico scorretto, sono favorevole alla ricerca e ai tentativi.

 

– Nella trasposizione dal vinile al cd avete fatto una selezione dei vostri lavori?

 

Abbiamo optato per i più incisivi e profondi. Abbiamo sempre deciso le nostre scelte prima di entrare in studio di registrazione temi, contenuti e messaggi da dare. Che senso ha l’arte del cantare solo per esibire la tecnica vocale? Ancor di più oggi il canto a tenore deve dare il pathos e la forza di raccontare, trasmettere e comunicare realtà sociali e civili. Per me viene prima il senso di un canto e poi l’accompagnamento musicale.

 

– Si stava perdendo una ricerca poetica nel canto a tenore?

 

No, ma si stava proseguendo quasi tutti sulle stesse tematiche. I giovani tenores devono capire che esiste un’estetica canora formale, ma anche una contenutistica che non deve creare noia all’ascolto. I tenores devono creare interesse: poesia e contenuti.

 

– La tradizione poetica dei tenores rischia di perdersi se non la si coltiva?

 

Bisogna coltivarla con intelligenza. Con i poeti che ci sono in Sardegna, bisognerebbe attingere da queste poesie. Noi iniziammo a cantare da giovani Peppino Mereu e poi proseguimmo con Marteddu ed altri.

 

– Si avverte la perdita di un grande poeta come Peppino Marotto?

 

Quando muore un poeta è sempre una grande perdita.

 

– Un sogno del Coro Rubanu di Orgosolo?

 

Che quando io muoio mi accompagni un canto a tenore.