”Egli avrebbe certo preferito di fare il manovale e lavorare cantando  sui ponti….o il carrettiere… dondolandosi sonnacchioso sulle stanghe con la pipa in bocca…..o meglio ancora avrebbe voluto fare il contadino che passa la vita fra i campi in mezzo al verde. Ma quello era stato il mestiere di suo padre e in quel mestiere era nato lui”.

 

(Verga, Rosso Malpelo)

 

Era anche il mestiere di centinaia di uomini sulcitani che dalle viscere della terra estraevano tonnellate di minerale: piombo, zinco, rame. Per circa 150 anni la Miniera di Rosas è stata il simbolo di un paese che attraverso l’attività estrattiva è riuscito a dare vigore ad un’economia tradizionale troppo povera per sostenere lo sviluppo locale. Un lavoro durissimo che fiaccava il corpo di ”ragazzi non ancora uomini” e di ”uomini non più uomini”. Ma quello era stato il mestiere dei loro padri e in quel mestiere erano nati loro. Dopo il 1970 la grande serrata. Le miniere di Rosas erano antieconomiche.

 

Cominciò, allora, l’esodo di intere famiglie verso la Lombardia. Si scelse Bovegno, in provincia di Brescia, terra di miniere. Che cosa avrebbero potuto fare, d’altronde quei ragazzi non ancora uomini e quegli uomini non più uomini? La scelta fu, ancora una volta, per il mestiere dei loro padri: quello in cui loro erano nati. Il legame col paese d’origine non s’è però mai spezzato. Narcao, d’altronde, non ha mai dimenticato i suoi figli lontani né ha ripudiato le proprie radici minerarie. Percorrendo le strade del centro storico ci s’imbatte in una serie di murales che illustrano il lavoro nelle gallerie e la dura fatica dei minatori. Oggi però lo spirito del paese sulcitano  è proiettato verso il futuro.

 

Occorre, perciò, raccontare la storia di Rosas che diventa Parco di Archeologia Mineraria, con annessi Centro Culturale e di Spettacolo e strutture ricettive. Per capire meglio, può essere utile sfogliare un ideale dizionario: A come ambiente, B come blues, C come  costruttori edili. Continuiamo sino a Z come Zootecnia, che è uno dei settori economici più sviluppati. In mezzo passeremo da F come frazioni, M come Monte Atzei, P come politica, T come Trenino Verde (una delle tante trovate del Comune per richiamare i turisti). Se chiedessimo a chiunque di abbinare ad una lettera dell’alfabeto qualcosa che riguardi il paese otterremmo sempre le stesse risposte.

 

Oggi però l’alfabeto va rivisto perché non comincia  più da A ma da R, che sta per Rosas, il grande sito ex-minerario destinato a dare una mano, ancora una volta,  allo sviluppo economico e sociale di Narcao. Che c’entra  un vecchio villaggio minerario abbandonato con lo sviluppo? C’entra eccome, perché fra qualche mese dov’erano un ammasso di ferraglie, edifici abbandonati e vecchi macchinari arrugginiti, ci sarà un vivace centro culturale e di spettacolo.

 

L’ex-laveria della miniera, ormai completamente ristrutturata, ospiterà un museo supertecnologico dell’archeologia industriale, un centro studi internazionale, un centro informatico con annessa banca dati sui siti minerari di tutto il mondo. Le vecchie casupole, dove i minatori abitavano con le loro famiglie, sono diventate strutture ricettive ed accoglieranno turisti e visitatori. Alcune decine i posti-letto disponibili. Ampi spazi esterni saranno utilizzati per manifestazioni culturali e di spettacolo. Il sito sarà collegato al centro urbano con un Trenino Verde (gommato)  la cui stazioncina è nella frazione di Rio Murtas. Non è uno dei tanti sogni nel cassetto che caratterizzano spesso l’attività di paesi grandi e piccoli. Il progetto è stato completato. Si aspetta solo l’intervento dell’Enel per l’illuminazione esterna.

 

Per realizzare ciò che per qualcuno è una bizzarria, Narcao ha speso quasi niente: a pagare il conto, infatti, sono stati i molti finanziamenti europei, statali e regionali che in vent’anni sono arrivati copiosi grazie all’impegno ed alle capacità delle amministrazioni comunali. Il 2006 dovrebbe essere l’anno buono per il taglio del nastro.

 

A Narcao ci credono e stanno facendo di tutto per rispettare i tempi. L’obiettivo è quello di poter trasferire il Festival Narcao Blues dalla sua sede storica di Piazza Europa al Parco di Archeologia Mineraria di Rosas. Com’è noto il paese sulcitano ospita da quindici anni una prestigiosa rassegna musicale a livello internazionale. C’è un’associazione locale, ”Progetto Evoluzione”, la quale con poche risorse economiche  ma con immenso entusiasmo è riuscita ad allestire tutti gli anni un cartellone di tutto rispetto. Un biglietto da visita eccezionale che ha attratto nel territorio i molti appassionati della ”musica del diavolo”, diventati per qualche giorno anche turisti attenti alla cultura, all’ambiente ed all’enogastronomia del Basso Sulcis.

 

Uno dei limiti è proprio la mancanza di spazi più adeguati all’importanza della manifestazione. A questo problema si aggiunge quello della mancanza di strutture ricettive nel paese. S’è cercato sinora di sopperire con l’ospitalità presso le famiglie, gli agriturismi ed i bed & breakfast. Troppo pochi però i posti disponibili. Musicisti e spettatori sono quindi costretti a snervanti trasferte in altri centri del Sulcis. Il Parco di Archeologia Mineraria consentirà la collocazione del festival in uno scenario suggestivo: una vera e propria cittadella della cultura.