Tra vie e viuzze di gran parte dei paesi sardi del centro Sardegna, almeno laddove il cemento non ha cancellato il passato, si incontrano case uniche per bellezza estetica e qualità di livello abitativo. Sono fatte di pietra. Rappresentano il panorama rustico dei centri barbaricini che molto si va perdendo col rammarico di pochi. Se per ogni lavoro c’è una pietra più adatta, il maggior uso è per il calcare (in certe zone detta anche sa perda tachina) proveniente dai tacchi, i frequenti tòneri calcarei.

 

Le costruzioni precedenti al Cinquanta, anno infausto del blocchetto, sono in stile semplice e funzionale. La pietra, estratta nella cava, va sgrossata minimo per due facce, esterna e basamento. Un tempo il trasporto del materiale da costruzione avveniva coi carri e ognuno offriva il suo lavoro in cambio di un credito d’opera,  agiudu torrau, l’antica banca del tempo che ovviava alla scarsità di moneta e cementava il senso del vivere comunitario.

 

Per edificare la casa servono fondamenta larghe circa settanta centimetri. I muri saranno spessi almeno cinquanta. Il collante, nel metodo costruttivo originale, è il fango. L’intonaco la calce lavorata in is forrus de carcina. A compattare e livellare il materiale sono le piccole pietre di scisto, sa perda tziporra. Il tetto è fatto con assi in legno e di frequente l’abitazione possiede su staulu, una sorta di mansarda rustica adibita a dispensario. Per la copertura canne e tegole sarde. Gli archi –arcitus– sono di un calcare più friabile e leggero detto perda morta, così come le architravi.

 

L’alternativa per queste ultime è il legno. Il sadalese Ugo Porceddu, quarant’anni, maistu ’e muru e scalpellino come il padre, spiega: ”Se in un giorno due operai costruiscono quaranta metri quadri di muro in mattoni, in pietra riescono a malapena a farne cinque. È un metodo lungo e faticoso e la spesa è molto più alta. Per questo, di solito, il lavoro si fa solo a vista”. La pietra reagisce diversamente -e meglio- agli assestamenti del terreno. ”Mentre la struttura in mattoni è rigida e col tempo si creano crepe, la casa in pietra è flessibile, cioè ammortizza il processo di assestamento”, insiste su maistu.

 

Dato che la temperatura all’interno è costante, risulta calda d’inverno e fresca d’estate. Inoltre la pietra respinge l’umidità, al contrario di cemento e mattone. Per questo la salute ne guadagna. Le commissioni per i lavori in pietra sono però assai poche, nonostante per le ristrutturazioni in questo stile siano previsti contributi dalla Comunità Europea (la clausola è quella di rispettare l’originale pianta dell’edificio).

 

”Le maggiori richieste sono per i muri di recinzione, gli ingressi, gli archi, i lastricati, le fontane. Ma il più gettonato di tutti rimane il caminetto”, conclude l’esperto. Se per realizzare i più complessi e artistici archi ci vuole un mese, un camino normale si fa in una settimana. Materiale a parte, la manodopera costerà al committente fino a centocinquanta euro al giorno.