Il dorgalese Vincenzo Fancellu, detto Berrina, è stato uno tra i banditi più crudeli della storia sarda. Latitante dal 1891, si era fatto un triste nome a suon di assassini e grassazioni divenendo lo spauracchio delle popolazioni dell’alta Barbagia. Le persone da lui scelte alla morte non avevano via di scampo. Nei confronti delle sue vittime diventava una fiera, e assai crudele era il suo modus operandi, che prevedeva la decapitazione della vittima.

 

Ecco alcuni passi, tratti dagli articoli dell’Unione Sarda dell’epoca, che descrivono appieno l’impressionante crudeltà del Berrina. Il 23 novembre 1897 abbiamo: “Oggi, in regione Littu (Dorgali) il latitante Falcella Berlina Vincenzo dorgalese – in realtà Fancellu Berrina, ndr – uccise per vendetta, mediante fucilate, il capraro Gonano Michele, del luogo, recidendogli poscia la testa…”. Quattro giorni dopo il quotidiano riporta altri particolari: “Il Gonanu, il 22 corrente, attendeva a lavori agricoli nella regione Littu e nel preciso sito S’abba frisca.

 

A poca distanza vi era il suocero che attendeva ad eguali lavori. Vicino è il bosco comunale, luogo adatto per gli agguati. Verso le tre pom. si notò la presenza di una persona armata che mosse verso il Gonanu, col quale scambiava diverse parole che sembra finissero in alterco, per cui il Gonanu venne fatto segno a due fucilate da parte dell’incognito. Ferito, il Gonanu, si dava alla fuga verso il suocero che, essendo disarmato, non potea apprestare alcuna difesa, inseguito dall’incognito che facevalo segno a diverse stilettate a cagione delle quali stramazzava a terra.

 

Allora il feritore, con la massima freddezza recideva la testa del Gonanu; praticava un taglio nella guancia passandovi uno spago ed appendendola poscia a un ramo di leccio. Compiuta l’opera si avviava cantando verso il bosco vicino, mettendosi in salvo. Dalla perizia medica è risultato che le ferite sebbene mortali, non potevano produrre la morte immediata, per cui il taglio della testa avvenne mentre il Gonanu era ancora vivente. Chi ha assistito alla constatazione giudiziaria, dice che era una scena terrorizzante quella del cadavere decapitato. La testa, coi capelli irti, con gli occhi spalancati, vitrei, nei quali potevasi ancora scorgere il supremo spavento, sembrava guardasse il corpo cui apparteneva. […]”.

 

Il 17 aprile del 1898 un altro omicidio riporta il Berrina all’attenzione delle cronache. L’articolo non cita il suo nome, ma nei delitti si riconosce la sua oscura firma: “Ad Oliena è avvenuto un truce delitto: Salvatore Piga fu decapitato; poscia la testa venne appesa ad un albero. La stessa sorte, a quanto dicesi, capitò ad un fabbro di Onifai. Ed a Roma che cosa si fa? […]”. Passano pochi mesi e, come riporta l’Unione in data 13 e 14 settembre, Berrina torna alla carica: “Una profonda e dolorosa sensazione ha destato in noi l’assassinio del contadino Fronteddu Agostino di questo paese, per opera del latitante Fancellu Berrina Vincenzo. Già da parecchio tempo il Fronteddu era stato minacciato per alcuni torti che questi aveva fatto al Fancellu, che fu davvero uomo di parola. Lo stato miserando in cui fu trovato il Fronteddu è davvero raccapricciante. Col busto appoggiato ad un tronco d’albero, ha il braccio destro disteso per terra, e vicino a questo la testa grondante di sangue. […]”.

 

Curiosa è la chiusa dell’articolo, che sa di premonizione: “Molte promesse ha ancora da mantenere, ma che non abbia a suonare anche la sua ora?” Il Berrina, cosciente della stretta delle forze dell’ordine – seimila lire di taglia pesavano, inoltre, sulla sua testa – decise di lasciare la Sardegna con un altro latitante. Ma mentre si avviavano alla spiaggia, i due furono bloccati dai carabinieri che li attendevano con ansia.

 

Per il Berrina lo scontro è fatale. In data 24 maggio 1899, il quotidiano cagliaritano dà notizia della sua uccisione. Quattro giorni dopo arrivano i particolari del fatto: “Il Berrina aveva deciso di allontanarsi dall’isola, imbarcandosi sul brigantino Astrea, che trovasi ancorato nella Cala di Luni per caricare del carbone. Compagno del suo viaggio doveva essergli il famigerato Pau d’Oliena. Con questo si avviava alla spiaggia, di notte tempo, sotto il chiarore lunare. I carabinieri, informati, trovavansi appiattati. Il carabiniere Gasco, che era lungo il sentiero detto Sa Codula de Ostui, quando il Berrina si apprestò gli sbarrò la strada.

 

Ne seguì un vivo conflitto, ma il coraggioso Gasco, esponendo il petto ai proiettili del bandito, coraggiosamente si avanzava, ed il duello sarebbe finito corpo a corpo, se il tenente Iannelli ed il maresciallo Rossi non fossero accorsi in suo aiuto, freddando il Berrina con due colpi alla tempia, quando stava per infilzare collo stile il Gasco. Il Berrina era provveduto di un ottimo moschetto di cavalleria, modello 1870, di una cartuccera con 40 cartuccie a balistite, di un coltellaccio (leppa) e di due lunghi coltelli a serramanico. Aveva inoltre uno zaino (tasca) di pelle, colmo di pane e formaggio, un mazzo di carte, parecchi sigari, un portafogli contenente cinquanta lire, carta, penne, inchiostro, la vita del Bandito Giovanni Tolu, alcune lettere, la Tribuna illustrata, ed un manoscritto che l’autorità giudiziaria credette bene sequestrare. Il Pau intanto, approfittando del conflitto, sparì senza che il vice brigadiere Durante e i carabinieri Luserca, Sanna e Caddeo lo potessero colpire, né inseguire, causa la accidentalità del terreno”. La fuga, e la vita, del Pau termineranno in luglio, nel celebre conflitto di Morgogliai (Orgosolo).