Nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1892 a Borore la casa del ricco proprietario Salvatore Contini fu sottoposta a un tentativo di grassazione. Ma il tenente Rossi dei Reali Carabinieri, informato di quanto stava accadendo, predispose un appiattamento. All’arrivo della banda i carabinieri aprirono il fuoco, lasciando sul terreno, crivellato dalle palle, un bandito orgolese. Dalle copiose macchie di sangue si capì poi che, sebbene fossero riusciti a fuggire, tra i malfattori molti dovevano essere i feriti. I militari, invece, uscirono illesi dal conflitto.

 

L’Unione Sarda dedicò due articoli al fatto. Nel primo si accenna brevemente alla notizia, il secondo, in data 6 settembre, è più ricco di dettagli: “Avantieri notte verso le undici e mezza abbiamo avuto una visita poco gradita di una banda di malfattori, composta da 15 o 20 uomini, la quale assaliva a mano armata la casa di abitazione del ricco proprietario Salvatore Contini Cadeddu fu Francesco, posta all’estremità di questo popolato, alla parte di ponente”.

 

La strategia delle forze dell’ordine è così descritta: “Però i ladri non la fecero liscia, perché, essendone in tempo prevenuti, trovavansi appiattati entro i cortili della casa Contini ed alla parte di via Puttu di fronte alla stessa casa del Contini un buon numero di carabinieri, comandati dal tenente del comando di Cuglieri e dal maresciallo Mossa, comandante la stazione di Macomer”. Mentre i grassatori tentavano di forzare la porta un urlo del maresciallo Mossa ne intimò il fermo. I rapinatori risposero col fuoco, ma per fortuna le fucilate dei predoni andarono a vuoto. “Solo una scheggia di piombo di rimbalzo ferì leggermente ad un dito della mano detto maresciallo”.

 

Alle scariche dei malfattori replicarono le armi dei militari: “I grassatori, sorpresi dalla moschetteria dei carabinieri, fuggirono non consumando la grassazione e lasciando sul terreno un grassatore ucciso […] che si riconobbe poi essere certo Piricoccu Bartolo, di Orgosolo, di professione porcaro, un uomo sulla trentina”. Il sangue sul terreno fece subito pensare alla possibilità di numerosi feriti tra i banditi, e le successive mosse della forza pubblica avvalorarono l’ipotesi: “Questa mattina si fecero molte perlustrazioni in campagna nella direzione da dove possono essere venuti i grassatori; ed i carabinieri coi cittadini, al riguardo comandati dal sindaco, accertarono dietro le vestigia trovate, che la banda partì dal vaccile di una tanca di D. Rosaria Sequi, vedova Zonchello di Sedilo, sita in territorio di Aidomaggiore, nella regione detta Nuraghe Argentu o Sa mura de su chercu”. Le perquisizioni portarono all’arresto di un bororese: Michele Nonne Virdis, trovato a letto nella sua casa con una gamba ferita dalle mitragliate dei carabinieri.

 

L’articolo chiude con un’esortazione al governo: “Gli ricordiamo ancora che il municipio […] ha per varie volte a lui ricorso per l’impianto in Borore di una stazione di carabinieri; e pur conoscendo la necessità ha risposto sempre che per la mancanza di forza non si poteva impiantare. Sono pretesti magri perché la forza pubblica, quando si vuole, il governo la trova, e quindi da una buona volta dovrebbe lo stesso governo pensare d’assicurare la vita e gli averi anche dei cittadini di Borore dalle aggressioni dei ladri, perché anche essi pagano le imposte governative in proporzioni non indifferenti”.