Nell’età moderna vi sopravvivono numerose credenze magiche che affondano le loro radici nella storia dell’umanità. La spiritualità magica e popolare produce riti, cerimonie e usanze che non hanno nulla a che vedere con i riti, le cerimonie e le usanze del Cristianesimo. La stregoneria e la sua repressione sono fenomeni che esistono già nell’Europa medievale e non sono sconosciuti alle altre culture presso le quali la stregoneria si identifica quasi sempre con la magia. Lo stregone è infatti un mago. Può suscitare forze dannose e malefiche, può operare maleficia; in questo caso si parla di magia nera. Nelle società antiche e tradizionali è nota la figura dello sciamano, il mago terapeuta che cura il corpo e lo spirito. In questo senso si parla di magia naturale.

 

Il primo testo canonico ad uso degli inquisitori è il celeberrimo Malleus maleficarum (il martello delle streghe), di due domenicani tedeschi, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, pubblicato nel 1486. Esso definisce la stregoneria nei suoi tratti essenziali. Precisa che per avviare un processo inquisitoriale è sufficiente l’accusa di un privato o la denuncia, anche senza prove, di chiunque nutra qualche sospetto. Mentre nell’emanazione della sentenza è decisiva la valutazione del giudice.

 

In Sardegna, l’Inquisizione spagnola istituì il tribunale ( Sant’Uffizio) nel 1492, ma il primo inquisitore, Rancho Marin, risulta essere presente nell’isola nel 1493. Fino al 1555 il tribunale e le carceri ebbero sede a Cagliari, in locali presi in affitto nel quartiere di Castello. Dal Dicembre 1563 la sede del tribunale fu trasferita a Sassari, nel Castello, dove restò fino alle fine dell’Inquisizione spagnola nell’isola che coincide con la fine del dominio spagnolo.

 

Gli ufficiali più importanti presenti in Sardegna furono il promotore fiscale, i segretari, l’alcalde, i qualificatori appartenenti al clero, in particolare alla Compagnia di Gesù, i consultori, i commissari che alla fine del Cinquecento erano una trentina. Tra i processi documentati, 180 riguardano il delitto di superstizioni, termine con il quale si indicavano le pratiche magiche. Erano quelle che si ritenevano contrarie alla fede cattolica perché implicavano in modo implicito o esplicito l’intervento del diavolo o perché erano realizzate con l’uso di cose sacre quali preghiere, riti e materie cattoliche: acqua santa, olio santo, ostie consacrate e così via. I termini usati per indicare operatrici e operatori di tali pratiche sono:

mazinera/o,  sardo catalano;

bruxia/o, sardo catalano-castigliana;

idolatria, malefica/o, encantadora/or, sortilega/o, termini latini e castigliani;

coga, mayargia, sardi indigeni, solo al femminile.

 

Tra le persone inquisite per superstizioni sono distinte quelle accusate di stregoneria. Risultano processate 49 persone di cui 41 donne e 8 uomini. Nella prima metà del Cinquecento sono documentate esecuzioni capitali di alcune streghe mentre dal 1569 in poi nessuno, strega o stregone, fu mandato a morte. Molte streghe confessarono sotto tortura, ma più della metà lo fecero senza subire nessuna violenza.  Il criterio in base al quale l’Inquisizione considerava una persona colpevole di stregoneria era il patto con il diavolo e la sua adorazione con il conseguente rinnegamento di Dio. Si considerava quindi un reato di idolatria e di apostasia. Questo patto s’imprime come marchio nel corpo della strega. Vi è l’affidamento frequente dell’inquisito nelle mani di un chirurgo o barbiere, che con una punta cerca la parte del corpo resa insensibile dal marchio diabolico.

 

I malefici, per i giudici inquisitoriali, restavano in secondo piano, mentre erano l’elemento più importante per la gente comune. La strega arreca danno a terzi, facendo sortilegi e incantesimi, preparando filtri. Tra i malefici uno dei più temuti è il nouement d’aiguillette (nodo del lacciolo) che rende l’uomo impotente. Altri elementi ricorrenti nei processi per stregoneria in Sardegna erano quelli più o meno presenti nei processi simili di altre parti d’Europa: riunioni con banchetti e orge sessuali assieme a diavoli, i Sabba. La prima volta la strega è rimorchiata dal demonio poi, mossa dal desiderio e da una forza irresistibile, torna periodicamente.

 

Un altro elemento di stregoneria è il volo, per recarsi alle riunioni ed unguenti per rendersi invisibili. Ma nell’isola non appare mai la scopa o il bastone come mezzo di trasporto. Si parla anche di trasformazioni delle streghe in animali, soprattutto gatto e mosca. Questi i principali malefici compiuti a opera del demonio: uccisione dei bambini, tempeste ed altri danneggiamenti a persone, animali e cose.

 

Chiara de Dominion di Sedini, prima di subire la tortura cui era stata condannata, confessò la partecipazione al Sabba in una località tra Sedini e Castelsardo ancora oggi chiamata Valle dell’inferno. In una sorta di verbale raccolto in una scheda si può leggere la confessione di Chiara con l’uso del discorso indiretto.

 

”Tutti, uomini o donne, un sabato notte fino all’alba della domenica, andarono in un posto chiamato valle dell’inferno. Arrivavano di domenica e trovavano una grande tavola apparecchiata con carne e molte altre cose. Vi incontravano alcuni cavalieri, quattro, sei o forse più, e appena arrivarono li ossequiarono. Chiese a delle persone chi fossero quei cavalieri, le fu detto che erano demoni dai quali avrebbero ricevuto denaro. Esclamò: Gesù! Dove mi avete portato? Ma subito accettò la situazione. Dopo aver mangiato, si diedero ai piaceri ed ebbero rapporti carnali. Quindi i demoni ordinarono a tutti di bestemmiare contro la croce, dicendo: ballemus, ballemus chi coicurtas semus (balliamo, balliamo perché abbiamo le code corte). I demoni erano vestiti alcuni di rosso altri di verde. Alla fine, quando era già buio, tornarono a Sedini dove arrivarono dopo la mezzanotte.