C’è tutta l’intensità della tradizione e la forza della modernità. Qualcosa di antico e di mitologico che si apre alle sfide del futuro nella ricerca tessile di Nietta Condemi De Felice

L’antico e il mitologico sembrano rivivere nel richiamo alle janas millenarie, che passavano intere giornate a tessere su telai dorati, chiuse nelle loro misteriose domus.

 

Il moderno è nella ricerca che porta avanti da tempo e si esalta nella Fiber Art di cui l’artista, originaria di Orune, è una apprezzata interprete.

Studi all’Istituto d’arte di Nuoro, dove impara a usare il telaio, Nietta Condemi si muove su più sentieri nel solco di una tradizione antica, capace di custodire le origini di un popolo, ma pronta ad aprirsi al nuovo.

“Bisogna guardare il tempo che viviamo e andare oltre”.

La sua ricerca si esalta, soprattutto, nella preparazione degli arazzi, che in qualche modo si ispirano alla tradizione sarda e, in particolare, ai lavori eseguiti dalle abili tessitrici di Sarule, Dorgali e Nule. Nei suoi splendidi tessuti c’è anche un forte intreccio di materiali, di figure e di colori.

La lana e la seta si legano a sottili strisce di acciaio o pvc, fogli di carta o bastoncini di legno che regalano una dimensione nuova al lavoro in cui prevalgono creatività e tecnica. Questa è la modernità, e il risultato è sorprendente. Ad esempio, nei tradizionali tappeti sardi le figure geometriche si ripetono in continuazione: Nietta Condemi va oltre; alterna in continuazione, e non è mai ripetitiva.

I suoi arazzi, lavorati su telai a quattro o a otto licci, sono pezzi unici; a volte vengono arricchiti di uccellini fatti di pasta di pane come fossero doni votivi, simili a quelli realizzati a Orune per la festa della Consolata. A volte, sos putzoneddos, sono soli, adagiati su fili di cieli dipinti.

Anche i colori dei tessuti sono frutto di una ricerca di abbinamento e di contrasto. Sembrano il risultato di un appassionato dialogo a più voci.

 

“I miei colori, dice, sono sempre vivaci. Prevalgono gli azzurri, i rossi e i gialli perché debbono trasmettere allegria. Ho fatto un corso di tintura. Ho imparato a colorare la lana e, molto spesso, anche io, come succedeva nel passato più lontano, preparo in casa alcune tonalità, il giallo-ocra, soprattutto, che ottengo facendo bollire buccia di melagrana; oppure il giallo-arancione utilizzando, in questo caso, la buccia di cipolla.”

L’intera produzione di tessuti, raccolta nel titolo Mustras, esprime i risultati di una lunga sperimentazione che è ancora in fermento, come confermano le installazioni esposte al Man di Nuoro e al Masedu di Sassari.

 

Costruite con legni policromi sono ugualmente ispirate ai fili tesi sul telaio. Che non ha mai smesso di battere, anche se i tessuti più recenti di Nietta Condemi sono i cuscini, carichi di forme geometriche multiple e di linee che sembrano ispirarsi ai disegni delle vecchie domus.

Ma è soltanto l’ultima sfida dell’artista nuorese. Sempre pronta a portare in giro le straordinarie bellezze dell’arte tessile di una Sardegna moderna, che non dimentica quella più antica.