Su comitadu pro sa limba sarda protesta per il comportamento  omissivo di gran parte dei parlamentari sardi nei confronti dei diritti della minoranza linguistica sarda sarda in relazione all’iter di ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie in corso nel Parlamento.

 

 

In senso negativo si è recentemente distinto il parlamentare PD Giulio Calvisi che pur essendo relatore nella Commissione V ( impegnata a dare un parere consultivo dsulla proposta di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie così come pervenuta dalla Commissione competente ) non ha nemmeno citato la lingua sarda, come se il problema non esistesse.

 

 

Unico parlamentare sardo componente della Commissione V, pur relatore della proposta di legge, si è dimostrato sordo e muto rispetto alle sollecitazioni di tutta la società sarda affinché venissero proposti i necessari emendamenti per ristabilire i diritti della minoranza linguistica sarda e la sua equiparazione ad altre minoranze linguistiche meglio tutelate benché la lingua sarda sia la seconda lingua per numero di parlanti nella Repubblica dopo la lingua italiana.

 

 

Chiedere che i parlamentari sardi si attivino per scongiurare il declassamento della lingua sarda sembra sia stata  una pura fantasia che non tiene conto della loro cronica avversione al sardo, anzi la lingua sarda non appare neppure nei loro pensieri, e con questo atteggiamento in maggioranza si sono arruolati fra i nemici della nostra lingua e i fautori della colonizzazione e dell’assimilazione forzata dei nostri bambini, giovani ed adulti alla lingua italiana.

 

 

A nulla è servita la  campagna iniziata da su Comitadu pro sa limba sarda con la lettera aperta del 19 febbraio al Presidente Napolitano che richiedeva un suo intervento affinché venisse finalmente ratificata la Carta delle lingue regionali e minoritarie.

 

 

I parlamentari non hanno ascoltato la successiva denuncia tesa a scongiurare che la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie si trasformasse da valorizzazione della lingua sarda e sua introduzione nella scuola, nei media e nella giustizia come previsto dagli standard europei stabiliti dal Consiglio d’Europa, in ulteriore penalizzazione e ghettizzazione del sardo come lingua di serie B.

 

 

A niente è servita la lettera dell’Assessore regionale alla cultura Giorgio Milia inviata a tutti i parlamentari sardi perché vigilassero e si unissero in favore della lingua sarda e presentassero argomentazioni, proposte ed emendamenti finalizzati ad equiparare la lingua sarda alle lingue dell’arco alpino ( francese, Tedesco, Sloveno e Ladino ) considerate nell’ipotesi di ratifica lingue di serie A rispetto alla sarda di serie B( e alla friulana e franco provenzale ) in aperto contrasto con la Costituzione italiana :

 

 

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 

 

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

 

 

Nessun ascolto è stato dato alla lettera inviata ai parlamentari dal CoReCom-Sardegna Comitato regionale per le comunicazioni, con suggerimenti “…affinché, durante l’iter parlamentare del disegno di legge di ratifica si possano intraprendere tutte le iniziative necessarie, in particolare attraverso degli emendamenti nel senso proposto affinché con la ratifica della Carta europea delle lingue – almeno per quanto di nostra competenza – possa essere possibile creare in Sardegna una stazione radio e televisiva e un giornale in lingua sarda, fatte salve le ulteriori modifiche necessarie anche in relazione a settori diversi da quello dei media che esulano dalla sfera di competenza del Corecom ma che, per amore di democrazia ci preme di sottolineare.”

 

 

E risultata acqua fresca per gli onorevoli sardi a Roma la mobilitazione del Consiglio regionale che con  voto unanime,  compreso quello  della Presidente, ha approvato l’ordine del giorno voto n. 87 del 2 agosto 2012  indirizzato al Parlamento per garantire adeguati livelli di tutela della lingua sarda in sede di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (così come previsto dall’articolo 51 dello Statuto sardo).

 

 

Eppure i parlamentari sardi erano sensibilizzati dal dibattito e le proteste per i declassamenti della lingua sarda attuati in questi mesi con una discutibilissima sentenza della Cassazione che stabiliva essere la lingua sarda non una lingua ma un “dialetto” e dal  Governo Monti con l’eliminazione, nella “spending review”, della lingua sarda come parametro ( da 600 a 400 alunni ) utilizzabile in Sardegna in quanto riferito ad una minoranza linguistica ) per calcolare gli accorpamenti e l’occupazione nelle scuole della Sardegna.

 

 

Invece con la Spending Review l’articolo 14-spese del personale, comma 16, correggeva la legge di stabilizzazione finanziaria 15 luglio 2011, n.111 precisando che ” per aree geografiche caratterizzate da specificità linguistica si intendono quelle nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera.

 

 

In questo modo, introducendo il vago concetto di “lingua straniera” in sostituzione all’elenco delle lingue storiche ( comprendenti il sardo ) previsto nella legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” .la lingua sarda veniva declassata riguardo al Tedesco, Francese, Sloveno e paradossalmente rispetto al catalano d’Alghero.

 

 

Malgrado la solitaria testimonianza dell’On. Palomba e dei pochissimi parlamentari sardi firmatari della sua mozione, presentata in sede di votazione della Spending Review che, riguardo alla possibilità dei sardi di poter utilizzare il conteggio più favorevole per gli accorpamenti, chiedeva il ripristino dei nostri diritti come minoranza linguistica, continua il boicottaggio della lingua sarda da parte della maggioranza degli altri parlamentari.

 

 

Su comitadu pro sa limba sarda esprime tutta la sua riprovazione e sconcerto per  l’atteggiamento omissivo e antisardo del On. Calvisi che coinvolge non solo il singolo parlamentare ma l’intero suo gruppo politico e l’insieme della maggioranza dei parlamentari sardi di diversi schieramenti , che comunque si spera che in sede di votazione della ratifica in aula,  anche se in extremis, operino affinché la proposta di ratifica venga modificata in meglio e i parlamentari isolani, in minoranza in un Parlamento colonialista, se non  la sostanza riscattino almeno il loro onore di sardi tradito sino ad ora con i loro comportamenti.

 

 

Iscuru s’anzone chi isettat latte dae su mariane…

 

 

 

Per

Su comitadu pro sa limba sarda

Mario Carboni

Cagliari 15 settembre 2012

comitauprosalimbasarda@gmail.com

cell 3396928227

 

 

 

DOCUMENTAZIONE

SEDE CONSULTIVA

Commissione (V) Bilancio, tesoro e programmazione

Giovedì 13 settembre 2012. — Presidenza del vicepresidente Giuseppe Francesco Maria MARINELLO. — Interviene il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Gianfranco Polillo.

La seduta comincia alle 13.40.

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992.
Nuovo testo C. 5118 Governo e abb.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e rinvio).

 

 

Giulio CALVISI (PD), relatore, fa presente che il disegno di legge autorizza la ratifica e l’esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 e che il provvedimento non è corredato di relazione tecnica. Con riferimento agli articoli 3 e 4 del disegno di legge di ratifica, volti a disciplinare l’ambito di applicazione e programmazione radiotelevisiva, fa presente che andrebbe chiarito se, in corrispondenza dell’ampliamento del contenuto del contratto di servizio, possa determinarsi un incremento dell’onere di servizio a carico dello Stato, tenuto conto anche dell’inserimento di ulteriori due lingue a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell’esame in Commissione. Con riferimento alle disposizioni della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, recanti misure a favore dell’uso delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica, evidenzia che le disposizioni contenute nella Carta, applicabili alle lingue regionali e/o minoritarie secondo le specifiche contenute nell’Allegato, assicurando determinate forme di tutela alle lingue suddette, implicano una serie di adempimenti ed incombenze a carico di determinate amministrazioni pubbliche, specialmente laddove vengano previste attività di traduzione ed interpretariato. Pertanto, nonostante quanto affermato dalla relazione illustrativa circa la riconducibilità della nuova disciplina alle misure già previste dalla vigente normativa, in assenza di una relazione tecnica occorrerebbe acquisire dati ed elementi volti a suffragare la predetta ipotesi di neutralità finanziaria. Fa presente, in particolare, che tali elementi appaiono necessari al fine di escludere che a fronte delle modifiche introdotte dalla Commissione di merito nel corso dell’esame in sede referente – che ha determinato l’inserimento di ulteriori due lingue minoritarie – si determinino aggravi di spesa per le amministrazioni interessate all’applicazione delle disposizioni di cui all’Allegato al provvedimento in esame.

 

A tale riguardo rileva, in particolare, che la garanzia di un’educazione scolastica in lingua, prevista dall’articolo 8 della parte III della Carta, appare suscettibile di determinare effetti finanziari, difficilmente quantificabili in assenza di dati e parametri valutativi. In ogni caso, una verifica della congruità delle risorse disponibili a legislazione vigente Pag. 28si rende necessaria anche alla luce di quanto asserito dalla relazione illustrativa in merito alla necessità «che eventuali ulteriori riconoscimenti a favore di altre minoranze linguistiche, effettuati dopo la ratifica della medesima Carta, dovranno trovare copertura attraverso provvedimenti ad hoc». Con riferimento, infine, al comitato di esperti di cui all’articolo 17, andrebbe chiarito se dalla partecipazione a tale comitato di un membro italiano possano derivare oneri relativi a compensi ovvero a spese di missione, di viaggio e di soggiorno.

 

 

Il sottosegretario Gianfranco POLILLO, premettendo che le attività relative alla tutela delle minoranze linguistiche contemplate nella legge n. 482 del 1999 sono effettuate utilizzando le risorse a ciò destinate dalla predetta legge, rileva la necessità di richiedere una relazione tecnica nella quale si dia conto della eventuale invarianza finanziaria della estensione della tutela prevista dalla Carta europea alle minoranze Rom e Sinti, non ricomprese nella disciplina di cui alla legge n. 482 del 1992. Quanto alla richiesta di chiarimenti sugli oneri eventualmente derivanti con riferimento al comitato di esperti di cui all’articolo 17, conferma che tale disposizione non determina oneri aggiuntivi per la finanza pubblica essendo i relativi oneri a carico del bilancio del Segretariato generale del Consiglio d’Europa.

 

 

Giulio CALVISI (PD), relatore, alla luce delle osservazioni del sottosegretario, propone di rappresentare, come avvenuto anche in altre circostanze, le rilevate criticità relative ai riflessi finanziari dell’estensione della tutela alle minoranze Rom e Sinti, alla Commissione di merito per un ulteriore approfondimento.

 

 

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO, presidente, accedendo la Commissione alla proposta del relatore, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento ad altra seduta.