A Quirra si muore. Ora anche le TV e i giornali lo dicono, anche se gli angoli vengono smussati e le radici del problema tenute ben nascoste sotto terra. Penso a questo mentre vado a Padria dove l’associazione Isperas ha organizzato un dibattito di presentazione del libro Lo sa il vento scritto da carlo Porcedda e Maddale Brunetti. Un libro lucido e tagliente che racconta le cose come stanno sui poligoni di tiro e sulla presenza militare italiana ed internazionale in Sardigna.

 

 

Una verità che l’indipendentismo e gli antimilitaristi conoscono bene e denunciano da anni mettendoci la faccia e a volta subendo anche pesanti atti repressivi. A Padria è invitato anche un signore beneducato dal tono rassicurante e mite che inizia il suo intervento da lontano, fermandosi sulla mentalità utilitaristica che i sardi avrebbero acquisito e sul valore dell’essere “tutti uniti”. Questo signore è un senatore del PD, membro della commissione del Senato sulle armi all’uranio impoverito che ha chiesto la chiusura di alcuni poligoni di tiro e la riconversione del PISQ. Un “atto d’amore verso la nostra terra”, ha detto riferendosi alla sua relazione.

 

 

Tutti vissero felici e contenti. Finalmente la Casta è scesa dall’olimpo, si occupa di problemi reali, ascolta i comitati e la gente che ha qualcosa da dire e si fa tramite delle istanze di cambiamento. Ci sarebbe da dire questo leggendo i giornali e ascoltando dal vivo la versione del senatore Scanu. Purtroppo però non è così.
Ricordate il referendum promosso dal comitato “Firma sas Bombas” guidato da Sardigna Natzione che avrebbe dovuto chiamare i sardi a pronunciarsi in via consultuva contro le basi militari e in particolare contro quelle nucleari? Quel referendum, esattamente come il precedente nel 1989, venne bocciato con la motivazione che il quesito violava i principi costituzionali. Dove era il suo partito senatore? E lei dov’era?
Ricordate le manifestazioni popolari contro le basi militari, da Villaputzu a Cagliari, dai mari di Teulada al cielo pieno del gas lacrimogeno a La Maddalena? Dov’era il suo partito senatore? E lei dov’era?
Si è parlato, anche in questa occasione di inquinamento industriale, soprattutto in relazione alle discariche abusive dei fumi di acciaieria e di rifiuti tossici industriali illegalmente e clandestinamente sotterrati nei nostri territori. È un bene che si ricordi questi misfatti e che ci si interroghi sull’etica della responsabilità verso le nuove generazioni come ha tenuto a precisare lei signor Senatore. Ma dov’era lei, il suo partito e i sindacati a lei vicini quando è stato fatto fallire il referndum contro le scorie industriali che avrebbe vietato per legge ogni stoccaggio di questo tipo e avrebbe garantito controlli più efficienti?
Dov’era quando nel 2008 Guido Melis, Caterina Pes e tutti gli altri deputati del gruppo parlamentare del PD votavano in blocco la richiesta di accelerazione della pista di atterraggio per droni militari proprio all’interno del PISQ e quindi un suo ampliamento e potenziamento?
Un atto di amore verso questa nostra terra martoriata dal colonialismo militare e industriale italiano sarebbe quello di stracciare la sua tessera del PD, nel chiedere umilmente scusa al popolo sardo per i crimini commessi dal suo partito e dal sistema di potere all’interno di cui esso è inserito e nel mettersi a disposizione del movimento di liberazioine nazionale. Questo sarebbe l’unico reale atto d’amore e di dignità che ci si aspetterebbe da lei.

 

 

 

Le favole non sono tutte belle e soprattutto spesso hanno la morbosa qualità di farci parteggiare per i personaggi sbagliati, piché li scambiamo per retti e posivi quando non lo sono affatto, se non nell’apparenza. Le favole purtroppo a volte nascondono personaggi distopici, miti e saggi in apparenza, ma ben diversi nella loro natura. In realtà Giampiero Scanu non si è convertito sulla via di Damasco. Del resto in più occasioni ha tenuto a precisare che “il poligono di Quirra non chiuderà, ci sarà una riconversione radicale e le bonifiche partiranno all’inizio del prossimo anno”.
Anche a Padria, a tutte le mie considerazioni, ha magistralmente chiosato puntando il dito sulla mia interperanza di “giovane idealista” che non sa quello che dice e che rompe le uova nel paniere all’ “unità di tutti i sardi”.
Peccato che il signor Scanu non abbia risposto affermando che le mie non erano domande, ma “considerazioni e epiteti inappropriati”. Cosa si intende precisamente quando si parla di “riconversione”? Scanu a Padria non lo dice, ma il suo documento parla chiaro: “destinando le aree non più soggette a vincolo ad usi civili o di tipo duale, con particolare riferimento allo sviluppo di attività attinenti alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi, ivi compresa l’elettronica, alla sperimentazione di aerei UAV, alla ricerca per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei militari impegnati nelle missioni internazionali, alla tutela delle iniziative imprenditoriali e delle competenze tecniche e professionali sviluppati nei territori interessati”.
Lo stesso programma dell’esercito del 2007 che, per bocca del generale Camporini, parlava di un “processo che si è messo in moto e che punta a trasformare il poligono interforze del Salto di Quirra. Un cambiamento quasi genetico. Si studia infatti una nuova formula che nel progetto viene definita: «Società mista Difesa-Industria» che procedesse a una ricerca di tipologie innovative di collaborazione tra l’Amministrazione Difesa e l’Industria nell’ottica della costituzione di una “Società partecipata Difesa-Industria” (NewCo), cui affidare la conduzione dei servizi tecnici del poligono». (Piero Mannironi, la Nuova Sardegna, Ottobre 2007).
Il medesimo programma elettorale del sindaco di Perdasdefogu (anche lui, non a caso, PD) Walter Mura che basava la sua ultima campagna elettorale “su un utilizzo meno impattante, sull’alta tecnologia, sulla professionalità. a ricerche sugli aerei senza pilota” (Unione Sarda 27/5/2012).
Che casi, che coincidenze! Mi spiace aver rotto l’atmosfera di serenità in una bella serata organizzata dagli amici e dai compagni di Padria. Ma non capita spesso a noi mortali di poter accedere al paradiso dei nostri benefattori, dirigenti della politica che conta per poter ricordare loro chi sono, che interessi difendono e soprattutto che non tutti i lavoratori sardi soffrono di amnesia.