Claudio Fadda, un ragazzo di ventotto anni della provincia di Oristano, grazie alla sua passione per il mare, nata praticamente da quando era in fasce, ha potuto intraprendere un’interessante carriera da archeologo marittimo, che lo ha portato a interagire con le personalità più importanti del settore e a raggiungere una notevole competenza in questo ambito di ricerca.

 

 

 

Ciao Claudio, in cosa consiste il tuo lavoro?

Sono un archeologo marittimo e mi occupo principalmente dello studio di imbarcazioni e navi sia antiche che tradizionali.

 

Per svolgere quest’attività ti sposti di frequente o hai una sede fissa in cui fai le tue ricerche?

Ho una sede fissa solo quando mi trovo a dover fare l’analisi dei reperti in laboratorio, presso l’università, ma in realtà il mio lavoro mi porta a viaggiare parecchio, sia via terra che via mare: mi capita di seguire sia cantieri subacquei che scavi terrestri più tradizionali.

 

Tanto studio, ma anche parecchio lavoro sul campo…

Sì, tanto studio in laboratorio e tanta ricerca in archivio e sui libri. Questo copre gran parte dell’anno. In realtà i i cantieri di scavo prendono solo due o tre mesi, che son preceduti da tutto il lavoro di studio e organizzazione.

 

Per fare l’archeologo hai dovuto lasciare la Sardegna. È stata una decisione obbligata o è dipesa dalla tua voglia di approfondire ulteriormente l’argomento?

È stata una concatenazione di eventi. Mi sono laureato in archeologia subacquea presso l’Università di Sassari nel 2008, col massimo dei voti. Purtroppo l’ateneo non era in grado di offrirmi un piano di studi che mi permettesse di approfondire le mie competenze in campo marittimo e navale. Inoltre il mercato del lavoro, in Sardegna, non mi offriva nessuno sbocco. Facendo alcune ricerche ho trovato il bando per un master in archeologia marittima e navale presso la Ca’ Foscari di Venezia, e senza pensarci su sono salpato da Oristano e mi son trasferito a Venezia per sostenere l’esame di ammissione, sapendo che avevo ottime possibilità di superarlo. Se anche non fossi riuscito nell’intento, avrei cercato un’opportunità al nord. Insomma, non avevo niente da perdere!

 

Come è nata la passione per l’archeologia?

La passione per l’archeologia è nata all’età di 6 o 7 anni, grazie alla curiosità per le tante evidenze archeologiche che abbiamo nella nostra isola, sia sott’acqua che sulla terraferma.

 

In che modo hai coltivato questa tua attitudine, fino a farla diventare un corso di studi e una professione?

Quando ho scoperto che al mondo sono esistite civiltà antichissime, sono rimasto talmente affascinato da questo mistero, che questa indagine è diventata per me una ragione di vita. Ho cominciato a chiedere, a informarmi, a seguire documentari e a studiare. Ben presto i libri per ragazzi hanno cominciato a non soddisfarmi più e ho portato la mia attenzione su testi più approfonditi, quando non per addetti ai lavori. Inoltre, fin da piccolo, trascinavo amici e familiari fra nuraghi, scavi archeologici e musei con un entusiasmo che ha sempre catturato grandi e piccini. Dopo il liceo, ho avuto l’opportunità di iscrivermi al primo corso di archeologia subacquea in Italia e non mi son lasciato scappare l’occasione. Da lì in poi è stato un crescendo di esperienze e soddisfazioni.

 

Nella tua vita non ci sono solo scavi e analisi di reperti. Altri elementi ricorrenti sono il mare e le imbarcazioni…

È vero, sono cresciuto a Capo Mannu, a pochi chilometri da Oristano, tra pescatori, velisti e subacquei. Ho cominciato prestissimo a praticare sia la subacquea sia la vela. Attualmente ho tutti i brevetti come sommozzatore, le patenti nautiche a vela e motore, senza limiti dalla costa. Vivo da diversi anni a bordo della mia barca a vela. Inoltre, insieme ad un amico, curo il forum  http://www.velisti-nonsolopercaso.it/