Nel Medioevo venivano indicate con questo nome l’infezione da virus dell’Herpes zoster e l’intossicazione dal fungo Claviceps purpurea in quanto le due malattie in quell’epoca  non erano ancora ben definite. Entrambe le malattie infatti condividono una parte della sintomatologia e in particolare i dolori simili a quelli provocati da una bruciatura.

 

Le malattie hanno acquistato autonomia nosologica in tempi relativamente recenti ed in tempi ancora più recenti è stata scoperta la loro etiologia. L’ergotismo era causa dall’ingestione di frumento, soprattutto segale,  parassitato da questo fungo che produce alcaloidi con intensa azione di restringimento delle arterie che si chiamano appunto alcaloidi dell’ergot. Queste sostanze, in dosi opportune, vengono usate ancora oggi nella cura di alcune malattie delle arterie ma anche a scopo ricreativo. La famoso droga chiamata LSD non è altro che un derivato semisintetico di questi alcaloidi.

 

Oggi questo nome viene riservato esclusivamente alle manifestazioni secondarie del virus della Varicella-zoster, caratterizzate da un interessamento di un nervo periferico e, nella maggior parte dei casi, anche della cute. Sembra che Sant’ Antonio Abate, fondatore del monachesimo cristiano, dopo aver vissuto in preghiera, povertà e castità nei deserti che si trovavano attorno a Coma, in Egitto, sua città natale, si spostò verso il Mar Rosso e si stabilì sul Monte Pispir in una fortezza romana abbandonata. Egli proseguì in questo luogo la ricerca di una completa purificazione e si dedicò ad alleviare i dolori dei sofferenti operando miracolose  guarigioni.

 

Morì il 17 gennaio del 357 all’ età di 105 anni e venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto. Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le sue reliquie, dopo aver viaggiato in Africa (Alessandria) ed Europa (Costantinopoli),  arrivarono, nell’ XI secolo, in Francia, a Motte Saint Didier, dove venne costruita una chiesa in suo onore ed, in tempi successivi, fu cambiato persino il nome del paese che divenne Saint Antoine Viennois. La storia del nome fuoco di Sant’Antonio inizia proprio in questa località perché  qui che cominciarono ad affluire i pazienti affetti da Ignis sacer.

 

L’importanza attribuita a Sant’Antonio nella guarigione di questa malattia fu talmente importante che favorì la nascita di  una confraternita di religiosi: l’ Ordine Ospedaliero degli Antoniani. La confraternita si assunse l’onere di curare  tutti i malati ed i pellegrini ma si dedicò con particolare attenzione  all’assistenza dei malati affetti dal Fuoco Sacro.  Quando era ritenuto necessario i “protomedici” della confraternita  eseguivano persino interventi chirurgici di amputazione di arti che andavano in cancrena a causa dell’ingestione, da parte di coloro che contraevano la malattia, di segale cornuta parassitata dal fungo Claviceps purpurea.  L’Ordine venne approvato dal Papa Urbano II nel 1.095 al Concilio di Clermont e confermato con bolla papale di Onorio III nel 1218.

 

Il papa accordò alla confraternita il privilegio di allevare maiali per uso proprio ed a spese della comunità. Il loro grasso veniva utilizzato per curare l’ergotismo che proprio in questo periodo prese il nome di  male di Sant’Antonio. Nella religiosità popolare il maiale fu associato all’eremita egiziano che venne considerato il Santo patrono dei maiali e, per estensione, di tutti gli animali domestici e da stalla. Oggi il nome di Fuoco di Sant’Antonio viene riservato all’ Herpes zoster , o zona, malattia neuro-cutanea causato dal Virus a DNA della Varicella-Zoster. Quando il virus prende contatto con l’organismo umano per la prima volta provoca la varicella. Questa è una malattia esantematica dei bambini che si manifesta con lesioni eritemato -vescicolose in numero molto variabile da caso a caso, accompagnate sempre da prurito e da un modesto rialzo termico.

 

Il contagio può interessare anche quelli adulti che non ebbero la varicella in età infantile. Nuove lesioni si formano per quattro giorni e poi guariscono con croste in un tempo medio di due settimane senza lasciar alcuna traccia. Al massimo possono lasciare piccole macchie ipercromiche che scompaiono nel giro di alcuni mesi. La prima fonte di contagio per il malato, che rappresenta anche l’inizio della catena della trasmissione, è in genere un familiare che manifesta i sintomi di Herpes zoster. Classicamente questo è un nonno che contagia un nipotino. La malattia è contagiosissima in tutte le fasi del suo decorso e perde la contagiosità solo quando scompaiono completamente le croste.

 

Il primo bambino contagiato a sua volta contagia i compagni di giochi o di scuola ed in questa maniera si originano piccole epidemie di comunità che si auto estinguono quando la maggior parte dei bambini viene contagiata e contrae la malattia. La guarigione della varicella non comporta l’eliminazione del virus dall’organismo. Nella sua prima manifestazione il sistema immunitario attacca il virus e lo costringe a riparasi “nascondendosi” nei gangli nervosi dove il sistema immunitario non può raggiungerlo. Quando il sistema immunitario abbassa la guardia a causa di stress o malattie debilitanti il virus torna all’attacco causando l’ Herpes zoster. Lo Zoster è una neurodermite che insorge in età adulta causata dallo stesso virus che nell’infanzia causò la varicella.

 

Si tratta quindi delle seconda manifestazione della malattia che non è generalizzata, come la varicella, ma  è invece localizzata ad un solo nervo e, nella maggioranza dei casi, alla cute del suo territorio d’innervazione soprastante. I sintomi delle due malattie sono gli stessi. Al prurito della varicella si sostituisce il dolore urente, talvolta insopportabile, delle zoster. Alle lesioni eritemato-vescicolose singole, ma  diffuse a tutto il tegumento, della varicella si sostituiscono le lesioni eritemato-vesciclose, “a grappolo” e localizzate al territorio di un singolo nervo, dello zoster. Il decorso e la prognosi delle due malattie sono diversi. Mentre per la Varicella il decorso è di due settimane e la prognosi è sempre favorevole sia quoad vitam che quoad valetudinem, per lo Zoster invece sia il decorso che la prognosi sono molto variabili e dipendono dal fattore scatenante, dall’entità del danneggiamento del nervo periferico e dalla precocità dell’intervento terapeutico.

 

Prima dell’avvento delle moderne terapie antivirali l’Herpes zorter lasciava, in alcuni casi, postumi notevolmente invalidanti che duravano anni e talvolta tutta la vita. I postumi erano legati all’ entità danneggiamento del nervo periferico, notoriamente un tessuto composto da cellule perenni, e dalla cronicizzazione dell’infiammazione. Le moderne terapie antivirali, in particolare il Brivudin, hanno notevolmente abbreviato il decorso della malattia e, soprattutto, hanno rivoluzionato la prognosi che è diventata favorevole nella maggioranza dei casi. Si può quindi concludere affermando che le moderne terapie in uso per l’Herpes zoster hanno tolto il lavoro a Sant’ Antonio del Fuoco creando una sacca di disoccupazione tra i Santi “guaritori”.