Simona Ferino, cagliaritana, ex giocatrice professionista di pallavolo (con l’Alfieri in serie B) fonda nel 2005 il Dog Island, struttura polivalente per chi vuole accompagnarsi col suo fedele amico cane. Il Dog Island, che Simona gestisce con una socia è unico nel suo genere in Italia. Sin dagli inizi rappresenta un’oasi felice per cani e padroni, un vero e proprio collettore del mondo cagliaritano di cinofili che fa cifra a 4 zeri (circa 20 mila i cani  denunciati all’anagrafe a Cagliari e provincia).

 

Quindi dog parking, addestramento o semplicemente socializzazione per quattrozampe e padroni, con bar e servizi. Un’ampia zona verde con amache, sedie e sdraio dove portare il cane a pochi passi dal mare -Poetto di Quartu Sant’Elena- ma anche luogo di scambio di informazioni, idee e sinergie. Dog Island ha rappresentato per un migliaio di cani e proprietari un luogo di svago e benessere, oltre che di essenziale supporto. Ma quest’oasi felice è a rischio: la gestione  è in difficoltà e il Comune di Quartu  dimostra poca pazienza.

 

Come nasce l’idea di lasciare un lavoro ‘normale’ in una tipografia per dedicarti totalmente agli amici a quattro zampe?

Per spiegare il perchè di una scelta così radicale -passo tutta la mia giornata tutti i giorni dell’anno qui con i ‘miei’ cani- bisogna andare indietro di molte generazioni. La mia famiglia è una famiglia di cinofili da sempre, io ho sempre avuto familiarità con i cani, da quando ho memoria. La decisione è maturata però in questi ultimi 15 anni, quando ho cominciato a vivere in totale simbiosi col mio cane, e a capire quanto ci fosse bisogno a Cagliari di una struttura del genere. Di più, il Dog Island è solo una faccia di quello che doveva essere un polo cinofilo: dog parking, toeletta, stabilimento balneare (l’avevamo aperto per mezza stagione nel 2005 con grande successo) e diversi altri servizi per cani e padroni. Alla fine è stato possibile tenere aperto solo il Dog Island, non senza difficoltà.

 

Che target di persone viene da te con il proprio cane?

Assolutamente eterogeneo. Per età, estrazione culturale e sociale. Da noi vengono lo studente e il pensionato, il professionista e il disoccupato, l’operaio e l’imprenditore. Dai più giovani -bambini portati dai genitori e intere famiglie- agli ottantenni. Uomini, donne. Ovviamente è eterogenea anche la struttura caratteriale delle persone e dei cani. Simpatici, scorbutici, generosi, avari, timidi, estroversi, un po’ di tutto insomma. Tanto da rendere questo lavoro mai noioso. I cani? I veri protagonisti di questo posto. Di tutte le razze e stazze, dall’alano allo york shire passando per il dogue de bordeaux e i meticci, nella maggior parte dei casi di carattere e indole vicina a quella dei loro padroni.

 

In sei anni hai avuto a che fare con un migliaio di cani e circa diecimila persone. Ne avrai visto di tutti i colori. Raccontaci un aneddoto.

Ne potrei raccontare cento.  Ma più che un aneddoto volevo evidenziare il paradosso del mondo cinofilo in Sardegna: un centinaio di migliaia i cani di proprietà da stima ufficiosa e solo 35 mila iscritti all’anagrafe canina (con microchip), di questi, da un lato quelli umanizzati -e spesso poco equilibrati- con nomignolo e cappottino e per contro i tantissimi cani maltrattati. Per non parlare del fenomeno tutto sardo del cane ‘libero’ –appartenente a qualcuno ma sempre in giro-. Questa ‘abitudine’ è grave e preoccupante, perché incide parecchio sul randagismo, dilagante in Sardegna.

 

Quali difficoltà nel portare avanti un discorso di questo tipo, pionieristico in Sardegna?

Tante e di diversa natura. Per incominciare la location non adatta d’inverno: vicino al mare, per il forte vento,  le persone vengono meno volentieri che con la bella stagione.  È sicuramente antieconomico: le spese superano di gran lunga le entrate, abbiamo circa cinquemila euro al mese di spese fisse (canone della concessione comunale, luce, acqua, rifiuti e spese varie di gestione). Le entrate?  Parche, visto che il dog sitting costa tre euro all’ora e l’ingresso con cane due euro. I prezzi del bar sono popolari. In ultimo forse la più grave: la mentalità, del cittadino e dell’amministratore pubblico. Il cane è visto come un optional, quasi un oggetto, ad altre latitudini (in Italia ovunque) è normale l’esistenza in una città balneare di stabilimenti per cani accompagnati, in Sardegna non ne esiste nemmeno uno. Sono tante le richieste, di turisti o persone che si spostano con il proprio cane, di strutture ricettive non private (B&B, stabilimenti, hotel) ma in Sardegna -a  parte noi- sono un miraggio.

 

Speranze e progetti per il futuro.

Continuare a gestire questa struttura. Il nostro oltre ad essere un servizio a pagamento è una struttura ‘letteralmente’ cinofila: tante le manifestazioni organizzate i cui incassi vanno in beneficenza (per rifugi, privati o associazioni). Non solo, siamo così conosciuti e integrati che spesso ci occupiamo noi stessi di adozioni, stalli (affidi temporanei di cani abbandonati), ricerca di cani smarriti e segnalazione di cani trovati. Dico questo perchè la nostra permanenza qui non è così scontata: il Comune di Quartu minaccia la revoca della concessione per morosità.  Ma siamo fiduciosi e convinti che rimarremo ancora qui. Abbiamo grandi idee: la creazione di quel polo cinofilo che in Sardegna manca, partendo da uno stabilimento balneare che accolga cani e padroni.