È la voglia di credere in una speranza, in un Yakaar che ci ha portato in Senegal, in quella terra madre di tanti fratelli presenti nella nostra isola. Immigrati che arrivano qua, con alle spalle un duro viaggio e un altrettanto pesante cammino di integrazione e adattamento alla nostra cultura, che non permette loro di poter raccontarci ciò che di meraviglioso hanno lasciato nel proprio paese. Per questo siamo partiti in Senegal, per conoscere e scoprire una terra che ci lega per via dell’immigrazione e ci incita alla creazione di una comunità multiculturale.

 

I senegalesi nella Provincia di Cagliari sono tanti, alcuni arrivano da soli dopo tanti sacrifici, altri con le famiglie, tutti attratti e talvolta illusi dalla luce di speranza posta sulle coste dell’isola. Il protagonista del progetto è Ndama Loum, da tutti conosciuto come Samba, mediatore culturale per la Provincia di Cagliari e per l’associazione Arco Iris.Una guida preziosa per conoscere la realtà, le storie e le problematiche degli immigrati che lui tutti i giorni affronta nel suo lavoro di assistenza con “il camper degli immigrati,” un progetto finanziato dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Cagliari

 

Ma ancora più preziosa è stata la sua compagnia in Senegal per conoscere una terra di chi la ricorda sempre con tanta nostalgia, con gli occhi di un proprio figlio, che sono gli occhi e il cuore di tanti suoi fratelli. Samba ci ha aperto le porte ad un viaggio meraviglioso, portandoci in Senegal non come turisti, ma come una famiglia che rientra nel proprio paese, come lui, consentendoci una scoperta profonda della sua terra.

 

Da Dakar la capitale, a Colaban nella zona del Saloum, fino a Dahra, Linìguere, Ndil, per finire poi nella magia di Touba, la città sacra, in un percorso affascinante, folgorati dalla lucentezza di colori dei vestiti, delle tende delle case, dei piatti tradizionali: tutto è vivacemente animato e il sole caldo africano non fa altro che illuminare forme e anime. La prima cosa meravigliosa che si apprezza già dai primi istanti è la teranga e cioè l’ospitalità,  che esprime accoglienza, rispetto, gentilezza, allegria e il piacere di ricevere ospiti nel proprio paese e nella propria casa.

 

All’arrivo nelle comunità, nelle famiglie si viene accolti come ospiti straordinari, in un momento ci si illude di esserlo, ma poi ci si rende conto che la straordinarietà sta nella loro accoglienza aperta e generosa con tutti, senza limite di colore, lingua o cultura. Si viene sempre ricevuti con dell’ottimo tea o caffè Touba e con uno dei piatti tradizionali come il thieboudiène a base di riso, pesce e gustosissime verdure.

 

I pasti sono momenti di importante condivisione e di grande solidarietà, si mangia tutti insieme dallo stesso vassoio, dividendo il cibo e rafforzando il sentimento di grande famiglia e coesione sociale. Lo spirito della gente è travolgente, come i loro sorrisi, la loro musica e i loro profumi, che aiutano ad apprezzare e valorizzare un sistema di vita semplice e genuino, basato sui rapporti sociali e familiari. La famiglia è un elemento fondamentale della vita senegalese, gran parte della vita gira attorno a quattro mura e un tetto di canne che ricordano tanto i nostri pinnetos.

 

I cortili delle case sono tante piazzette in cui le famiglie composte da venti persone o più, vivono e sviluppano la giornata dalla preparazione dei pasti al lavaggio dei panni, alle acconciature delle donne, ai giochi dei bambini. Tutto avviene nel cortile all’ombra di un grande baobab e comodamente distesi su divani fatti di canne e materassi ricoperti da teli variopinti.

 

Uno scenario bellissimo anche la notte, quando alla ricerca di un po’ di fresco, ci si stende a godersi lo spettacolo di un cielo stellato africano, col sottofondo di melodie etniche travolgenti. Forse le stesse che insieme a profumi e aromi si sentono nelle vie di Quartu e Cagliari, dove si concentrano la maggior parte delle comunità senegalesi, che a fatica cercano di mantenere le proprie tradizioni, ostacolati da un mondo totalmente differente negli usi e abitudini.

 

Il viaggio continua tra mercati, viottoli e in un ambiente incontaminato come la savana, dove desta riflessione e sconcerto la mancanza d’acqua, che spesso ostacola l’allevamento e la coltivazione di prodotti come miglio e arachidi per la maggior parte dell’anno. Un problema gravissimo che che sta generando un’immigrazione interna nel mondo pastorale, con un costante abbandono dalle campagne verso la città e di riflesso con l’aumento dell’immigrazione verso l’Europa e la Sardegna, appunto, lasciando una terra meravigliosa e spezzando così le radici di tante generazioni.

 

La religione è un viaggio a sé, aprirsi a capire la fede musulmana ti stimola a lasciarti trasportare in un credo diverso dal nostro, ma aperto alle altre religioni e soprattutto alla fratellanza. Per tutto il viaggio Samba ha avuto un compagno straordinario: Peppe Cuga di Ovodda, suonatore di launeddas, che ha spontaneamente aperto le strade ad un interscambio culturale, facendo conoscere la Sardegna con le sue melodie e i suoi racconti.

 

I due personaggi hanno permesso di mantenere un costante raffronto tra la Sardegna e il Senegal con lo scopo di una crescita culturale che sia strumento utile nel processo di integrazione e di soliditarietà e nell’affermazione di una comunità multiculturale in Sardegna. La presenza a Dakar ha permesso alla delegazione sarda di partecipare al Foro Sociale Mondiale che ha riunito movimenti sociali e associazioni attorno ad un tema così delicato e complesso come l’immigrazione, nel tentativo di creare contatti e cooperazioni future tra istituzioni e associazioni.

 

La cooperazione risulta quindi essere l’unica speranza per tutti, occidentali e africani, per capirsi, confrontarsi e conoscersi: la combinazione giusta per aprire la cassaforte della solidarietà e dell’armonica convivenza. Ma nel racconto di questo viaggio, parole e fiato sono spezzate dai ricordi, dalle immagini, dai colori, dalle emozioni, che impediscono di esprimere totalmente la magia di questo paese. Per questo Yakaar è anche un video-documentale che testimonia il nostro viaggio, la nostra scoperta  e soprattutto il messaggio di fratellanza che vogliamo trasmette qui in Sardegna.

 

I senegalesi, come tanti immigrati di diversi paesi, ci conoscono bene, hanno imparato i nostri usi e costumi, ma conoscere loro, vedere le immagini, aprirsi a una nuova cultura  aiuterà sicuramente la nostra comunità a comprendere di più e ad interpretare con più animo e sensibilità gli sguardi e i messaggi che tanti immigrati ci inviano tutti i giorni e che ci sembrano difficili da capire.

 

Yakkar è dunque la speranza racchiusa nei loro viaggi, nel loro futuro, ma anche e soprattutto la speranza di iniziare un cammino di convivenza sereno, ritenendo la loro presenza qui come valore aggiunto per la nostra comunità, senza mai dimenticare che il confronto è uno stimolo di crescita con un valore etico-sociale incalcolabile.

 

L’associazione Semilla Cosmika, in collaborazione con la Provincia di Cagliari e  l’assessorato alle Politiche Sociali hanno dato vita a questo messaggio, a questa speranza. Il primo maggio, in occasione di Etnikà, che si svolgerà a Cagliari nel Parco di Monte Claro, si potrà apprezzare un po’ di questo valore aggiunto con una grande festa dei popoli e con la proiezione del video Yakaar.