Le immagini di un luogo si rischiarano lentamente quando ad esse si accompagnano le parole che raccontano la loro storia e i loro mutamenti in una sorta di narrazione che cattura le emozioni e le sensazioni, positive o negative che siano, ma sempre legate a qualcosa di realmente vissuto. Che cosa accadrebbe se ci venissero a mancare le parole… scrive in una sua poesia il tedesco Hugo Ernst Käufer. Se le immagini e i pensieri che  si celano dietro di esse non fossero più in armonia?

 

Difficile intuire il dissolversi del loro legame giacché le une senza gli altri non possederebbero la stessa pregnanza. La definitezza e chiarezza di un luogo passa dunque attraverso la ricchezza della parola che gli restituisce la sua singolarità. Ad iniziare dal nome affidato ad un determinato territorio.

 

Villagrande Strisàili deve il suo nome per la prima parte al toponimo sardo Bidda Manna, derivato dal latino Villa Magna, ossia villaggio grande, mentre Strisaili ricalcherebbe il sardo Tres Ailes (tre ovili) di origini pastorali, poiché secondo quanto narra la leggenda le prime capanne sono sorte nel rione che oggi viene chiamato Santu Giacu ad opera di alcuni pastori. Situato nella zona interna della provincia ogliastrina, circondato da cime granitiche e arroccato su un pendio del monte Suana, la sua posizione regala panorami incantevoli che alternano il verde intenso della vegetazione circostante all’azzurro profondo del Golfo di Arbatax che si ammira in lontananza.

 

Il territorio di questo centro ogliastrino che si sviluppa per circa 21.000 ettari è il terzo per estensione tra i Comuni della Sardegna e si divide in due sezioni, quella compresa entro il territorio giurisdizionale del comune di Villagrande e quella che riguarda le aree di proprietà del Comune nelle isole amministrative di Quirra, ricadenti giurisdizionalmente nei comuni di Arzana, Jerzu, Lanusei, Loceri, Tertenia, Ulassai e Villaputzu. La frazione di Villanova Strisaili dista 7 km dall’abitato di Villagrande in un ampio altopiano alle pendici del Gennargentu. Il contrapporsi di piccoli altipiani calcarei e valli con ripidi fianchi accordano al territorio fascino e suggestione singolari. L’ambiente naturale è caratterizzato da bellissime foreste centenarie di lecci e querce tra le quali spicca il Parco di Santa Barbara, a 2 Km dal paese, che si anima soprattutto nei mesi estivi e in ricorrenze particolari come i giorni festivi.

 

Oltre al leccio e al rovere sono presenti nelle numerose foreste anche l’ontano, il ginepro, la quercia da sughero e l’agrifoglio. Il sottobosco si presenta ricco di varie specie qualicorbezzolo, erica, cisto, timo e vari tipi di piante officinali come digitale e genziana. L’habitat favorevole per i boschi è dovuto anche all’abbondanza delle acque sorgive. Di fondamentale importanza per questo territorio è il Lago dell’Alto Flumendosa che rappresenta il bacino più importante dell’Ogliastra in considerazione del fatto che le sue acque alimentano alcune centrali per la produzione di energia elettrica e l’acquedotto d’Ogliastra.

Quest’elemento naturale di essenziale importanza per la vita dell’uomo ha mostrato però tutta la sua pericolosità e crudezza nell’alluvione del dicembre del 2004 quando la furia degli affluenti del rio Sa Téula hanno provocato due morti e danni ingenti a strade, abitazioni e infrastrutture. A prima vista il paese sembra essersi ripreso da questa incredibile tragedia. I segni di un avvenuto ritorno alla normalità si notano nell’esteriorità delle strade e delle abitazioni rimesse in sesto. Le ferite rimangono però nei ricordi delle persone e nella paura costante del possibile ripetersi di eventi di tal sorta. Gabriele Basoccu, primo cittadino del centro dal 2005, è ben consapevole dell’impegno necessario per giungere alla completa messa in sicurezza del paese. E l’amministrazione comunale ha cercato fin da subito di attivare tutte le sue forze per trovare la soluzione migliore.

 

Il primo passo è stato quello di consegnare alla Regione Sardegna uno studio sull’evento alluvionale nato dalla collaborazione di tecnici villagrandesi con il CNR di Torino. La Regione ha poi affidato all’Università il compito di studiare un piano ad hoc per la sicurezza del paese. Il primo cittadino tiene a sottolineare i costanti contatti con l’assessore ai Lavori pubblici Mannoni e l’assunzione di responsabilità di quest’ultimo per l’attuazione di un intervento operativo ottimale e duraturo. I tempi di attesa sono piuttosto lunghi e la burocrazia deve fare il suo corso, pur nell’urgenza della situazione.

 

L’idea di fondo dovrebbe essere quella di servirsi di briglie o laminatori a monte del paese in modo tale da disperdere la forza delle acque e soprattutto frenare i detriti che l’acqua potrebbe portare con sé aumentando la sua massa e la sua forza. Lo studio del territorio e le proposte vanno però vagliate con attenzione e curate nei minimi dettagli affinché l’intervento di messa in sicurezza possa mostrare tutti i suoi effetti positivi. Un’altra questione di non facile soluzione e che il sindaco giudica prioritaria riguarda l’utilizzo e la gestione del territorio, anche di quella fetta avuta in concessione in seguito all’atto di transazione del 1882, che aveva escluso il comune di Villagrande Strisaili dalla divisione dei terreni di Quirra e Alussara e perciò venne ricompensato con dei lotti dello Stato in giurisdizione di altri comuni.

 

Nelle idee dell’amministratore di questo centro è necessario un riordino e una nuova regolamentazione degli usi civici del territorio poiché attraverso essi passa una nuova idea di sviluppo. Da ricordare che la proprietà comunale è gravata da uso civico anche fuori della giurisdizione comunale: oltre 7.100 ettari nel salto di Quirra, 4.250 dei quali sono soggetti a servitù militare (Il Poligono Interforze del Salto di Quirra fu installato nel 1956 occupando a terra una superficie di 12.000 ettari). Servendosi di un’attenta programmazione pubblica che ne consenta una gestione efficiente, la proprietà collettiva rappresenta una vera e propria opportunità di sviluppo del territorio.

 

Accanto all’uso tradizionale, legato all’agricoltura, alla silvicoltura e alla pastorizia, il primo cittadino vede in una ruralità integrata il punto cardine di questo progetto di sviluppo. È necessario innanzi tutto tenere conto del tipo di territorio  e dei valori che include in sé, siano essi di tipo ambientale, culturale o produttivo; poi si dovrebbe avere un riguardo particolare per l’attitudine dei suoi abitanti facendo emergere soprattutto la consapevolezza di ciò che si è capaci di fare e puntando alla qualità di questo fare. Intorno ad una base di tipo agro-silvo-pastorale integrare dunque diverse attività compatibili con ciò che il territorio può offrire. Con il progetto Sa muda, ad esempio, l’amministrazione intende intervenire per la valorizzazione turistica della valle del rio Seardu caratterizzata da un’elevata biodiversità: si pensa alla realizzazione di un avamposto di educazione ambientale, la realizzazione di una sentieristica naturale, di reintroduzione di specie vegetali di pregio, di torrette per il bird watching, il restauro di vecchi ovili. Così come gli interventi previsti all’interno di aree archeologiche di notevole pregio come quella di S’Arcu de is Forros, contribuirebbero ad un’oculata valorizzazione del territorio. Inoltre la laboriosità dei cittadini di questo centro è un ulteriore punto di forza per l’avvio di uno sviluppo integrale. L’economia, in principio a carattere prettamente pastorale, oggi è arricchita dagli impieghi nel campo delle mini-imprese alimentari (caseifici, salumifici, allevamenti), nella forestazione, negli impieghi legati allo sfruttamento delle centrali idroelettriche nel bacino del Flumendosa.

 

Fiore all’occhiello delle produzioni alimentari villagrandesi sono certamente i prodotti caprini rivalutati di recente anche grazie al concorso regionale Caprino d’oro che quest’anno ha festeggiato il suo secondo anno di vita e che ha visto vincere nella categoria casu axedu o frue proprio un capraro di Villagrande. Ma accomodandosi a una tavola imbandita con le migliori produzioni villagrandesi si potrebbero gustare anche i salumi e i prosciutti preparati in maniera semplice, con carne di maiale o di cinghiale, sale, spezie e un’accurata stagionatura nelle fresche brezze montane del Gennargentu, accompagnati dalle sfoglie del pane tipico ogliastrino, su pistocu.

 

Anche la pasta fresca, come is culugiornis, is malloreddus o sa coccoi prena nascono dalle antiche tradizioni ogliatrine sapientemente tramandate. Da non dimenticare gli arrosti allo spiedo e i dolci confezionati con il miele che mantiene intatto il gusto e il profumo della vegetazione di questi territori incontaminati. Oltre alle tradizioni gastronomiche, il paese ha tenuto in vita molte tradizioni religiose come la festa patronale intitolata a San Gabriele o la celebrazione in onore di Santa Barbara. Vanno poi ricordate le feste organizzate per dare risalto ai prodotti tipici o a manifestazioni sportive tra le quali spicca quella organizzata dall’associazione Sa Strumpa per la valorizzazione della lotta sarda.

 

La cordialità e l’ospitalità sono parte integrante della cultura di questa comunità e partendo da questo luogo i colori delle immagini rimarranno indissolubilmente legati alle emozioni rese ancora più forti dallo splendore di un racconto semplice ma ricco di significato. Non sarà difficile allora tenere fede all’invito fatto dai sardi agli ospiti che si accomiatano dall’isola secondo quanto afferma il viaggiatore Thomas Münster: “Torna a trovarmi il prossimo anno e, quando sarai nuovamente nel tuo Paese, parla bene della Sardegna!”