Come l’aveva sognata. Veloce, limpida, ineccepibile. Giuseppe Pilitta manda in archivio una delle migliori edizioni dell’Àrdia degli ultimi anni. Sedilo, ancora una volta, ha sciolto il voto a Costantino il Grande, l’imperatore romano salito alla gloria dei cieli per aver restituito libertà di culto ai cristiani.

 

Sa Prima Pandela ha portato il suo vessillo con onore, vincendo emozioni e paure che lo avevano assalito nei giorni della vigilia. Una prova di grande spessore, salutata con un lungo applauso dai trentamila spettatori presenti nel santuario di Monte Isei. Un momento atteso a lungo. Giuseppe Pilitta nel 1993 aveva dovuto rinunciare ad indossare i panni del capocorsa per una grave malattia. Una battaglia durissima, la sua, contrassegnata da tre operazioni alla gola. Anni di sofferenza e di speranza. E di fede: “San Costantino mi è stato vicino nel dolore – ha detto agli amici prima della corsa –: Adesso è arrivato il momento di ringraziarlo”. 

 

Lo ha fatto nel migliore dei modi conducendo un’Ardia impeccabile. A cavallo di Avorio, splendido sauro di undici anni, si è presentato puntuale a Su Frontigheddu accompagnato dalle due pandeleddas, Gian Franco Carta e Michele Carboni. Davanti una folla immensa, pronta ad assistere all’ennesimo atto collettivo di fede e coraggio. Timori e preoccupazioni sono spariti in un attimo. Giuseppe Pilitta ha capito la solennità del momento: l’Àrdia non ammette tentennamenti, l’emozione si è trasformata in freddezza, i dubbi in certezze. Uno sguardo al santuario e via al galoppo verso la vittoria. Da manuale la discesa da Su Frontigheddu, l’ingresso nell’arco, la risalita verso la chiesa. Solo un brivido per la caduta di Battista Nieddu subito dopo il passaggio de Su Portale: molta paura ma nessuna conseguenza grave.

 

Santu Antinu est cun nois, sussurrava un fuciliere. I fedeli assiepati intorno alla chiesa cercavano un contatto con il Santo, impersonato dalla prima bandiera. Migliaia di mani protese verso il vessillo, simbolo della vittoria ottenuta dall’imperatore romano contro Massenzio a Ponte Milvio nel 312.

 

Poi ancora uno scatto fulmineo verso Sa Muredda, due curve ad angolo retto in discesa affrontate senza paura. All’interno de Sa Corte polvere, spari e sudore. Ancora qualche giro intorno al cerchio in pietra. Davanti i tre vessilliferi, dietro gli ottanta cavalieri-pagani, pronti a tentare il sorpasso nell’ultima parte della corsa. Una speranza vanificata dall’ottimo lavoro delle scorte Costantino Chessa, Salvatore Meloni e Giuseppe Carboni che, a colpi di bastone, sono riusciti a contenere la pressione degli inseguitori. La risalita verso il santuario si è conclusa senza intoppi, con le tre bandiere sempre in testa.

 

A fine corsa sul volto di Giuseppe Pilitta il sorriso di chi ha capito di aver fatto bene, di chi è riuscito a rendere omaggio nel migliore dei modi al santo guerriero, di chi ha onorato la comunità intera con una splendida Àrdia.