Ci sono luoghi in cui il tempo sembra aver perso la fretta. Ussassai, piccolo centro montano ai confini della giovane provincia d’Ogliastra, sembra uscita da una cartolina d’altri tempi. Incastonato tra i tacchi calcarei a 670 metri sul livello del mare, circondato da boschi rigogliosi e ricchi di fauna selvatica, Ussassai conserva ancora oggi costumi e tradizioni lontane. Molte di queste sono state riscoperte e valorizzate dalla vivacissima Pro Loco locale e hanno permesso al paese di ritagliarsi un suo peculiare spicchio di notorietà.

 

Sono migliaia i turisti che, ogni anno, s’innamorano di questo grazioso borgo montano di neanche settecento abitanti. Vengono in primavera per le escursioni sui tacchi; arrivano a frotte in agosto per il rito de “Sa Coia Antiga”; tornano a fine estate per il plenilunio di settembre e la Festa della zucca; e quando è già autunno da un pezzo, ripercorrono i tornanti della statale 198 per la Festa della mela. La grandezza di questo piccolo paese sta nella sua semplicità. “Non cambierei mai residenza – raccontava il giorno de “Sa Coia Antiga” Stefano, giovane e talentuoso fisarmonicista – perché so che qui posso ancora lasciare la macchina aperta tutta la notte, senza che nessuno tocchi niente”. Ed è forse questa semplicità, la schiettezza dei rapporti, che affascina tanto i visitatori. Oltre, beninteso, alle bellezze del territorio e alle specialità culinarie.

 

Il 2007 per Ussassai è cominciato alla grande. È stato il piccolo paese ogliastrino il protagonista, per la Sardegna, della manifestazione “Aperto per ferie”, promossa dall’Unione nazionale delle Pro loco, un progetto finanziato dal Ministero della Solidarietà Sociale, finalizzato alla valorizzazione e al recupero di venti piccoli borghi italiani a rischio di spopolamento. La manifestazione si è svolta dal 27 al 29 aprile. La rassegna si è svolta alla presenza dei responsabili dell’Unpli che hanno realizzato filmati e foto da pubblicare sulla rivista Arcobaleno. Nei tre giorni della rassegna ci sono stati concerti, escursioni e, come di consueto, uno spazio importante è stato dato alla buona cucina.

 

L’affresco che meglio ritrae Ussassai è senza dubbio “Sa coia antiga”. Finito nel dimenticatoio alla fine degli anni Sessanta, l’antico rito nuziale è stato riscoperto, dodici anni fa, dalla Pro loco ussassese. L’idea di far rinascere “sa coia” a beneficio dei turisti nascondeva però l’ambizione di celebrare, un giorno, un vero e proprio matrimonio. Così, dopo otto edizioni in cui gli sposi erano figuranti, nel 2004 furono finalmente due veri sposi a dirsi di sì. Quei pionieri erano due selargini: Antonella Porcu e Gianni Scalas.

 

Il fatto che proprio due giovani di Selargius (paese famoso per il suo matrimonio tradizionale) si sposassero a Ussassai ha fatto conoscere “sa coia” in tutta la Sardegna e anche oltre. L’anno dopo, una coppia di Como, Silvana Pirastu e Giorgio De Rocca (lei originaria di Gairo Sant’Elena) seguì il loro esempio. Ad assistere al loro matrimonio c’erano i lanuseini Silvia Cucca e Luca Aresu che divennero gli sposi del 2006.

 

L’edizione 2007 ha avuto un significato ancora più particolare: per la prima volta, infatti, è stata una ragazza originaria di Ussassai, Manuela Serrau, a sposarsi con l’antico rito. Accanto a lei, sull’altare della chiesa di San Giovanni, un giovane siciliano, Maurizio Marturano. In “sa coia” s’intersecano realtà e finzione, commozione e gioia. Il lungo e preciso rituale riporta anch’esso a un mondo in cui il tempo scorreva più lento, e ogni parola, ogni gesto, avevano un forte carattere simbolico. Caratteristica principale de “sa coia” è il lungo corteo de “su beni”, il corredo della sposa, che veniva portato sulla testa dalle donne della famiglia, in “crobes” e “palines”.

 

Era il vanto della casa e andava esibito. Davanti c’era sempre “su pandelargiu” seguito dal suonatore di organetto. A chiudere, il carro a buoi decorato a festa, che trasportava le suppellettili più pesanti, “sa cascia ‘e Aritzu”, il letto e i materassi. Una volta consegnato il corredo, lo sposo si recava alla casa della sposa e, da lì, il corteo si spostava verso la chiesa. Alla cerimonia seguiva il rinfresco per gli ospiti al suono dell’organetto e delle launeddas. “Sa coia antiga” cade, tradizionalmente, a cavallo di Ferragosto e attira ogni anno migliaia di turisti.

 

Più di nicchia, ma ugualmente amata, è la Festa della zucca e del plenilunio di settembre. Lo scenario cambia: non più le strette vie del centro storico ma la valle del rio San Girolamo, con i suoi scorci dei tacchi tra cui fa capolino Perda Liana. Teatro della festa è la chiesetta di San Salvatore (conosciuta anche come chiesa di San Girolamo), un piccolo capolavoro di scisto e travertino databile al 1200, quando Ussassai non esisteva ancora. La chiesa apparteneva all’antico villaggio di Trobigitèi, nemico di Parti. La leggenda vuole che i due paesi si siano distrutti a vicenda per via di una donna tanto bella quanto perfida, Maria Cadelana. La leggenda è così radicata che ancor oggi, per indicare una persona infida e cattiva, si dice: “Mi paridi una Maria Cadelana”.

 

Quest’anno la festa ha raggiunto un nuovo record di partecipazione. C’erano un centinaio di camperisti del gruppo Aci di Livorno, ospitati in uno spiazzo creato per l’occasione poco sotto la chiesa, e i bed and breakfast del paese hanno registrato il tutto esaurito. Ospiti d’onore, i poeti dell’associazione culturale “Al mercato gratuito dell’amicizia”, venuti da Perugia per ricambiare una visita di qualche tempo prima. Come in un mercato medievale, le bancarelle sul sagrato della chiesa campestre offrivano prodotti naturali e artigianali: olii, spugne, tappeti.

 

Protagoniste le zucche: un’artista di Lanusei, Maria Ausilia Marongiu, ha sfoggiato il suo popolo di zucche, vestito con abiti tradizionali. La cena, a base di piatti poveri della tradizione (strìppidi, coccois prenas, cigiri cun perr’e conca) è stato l’antipasto per la serata di poesia e musica. Sul palchetto si sono alternati i versi dei poeti del “Mercato gratuito dell’amicizia” e le note di “Su Bentu Seneghesu”, raffinato trio di musicisti-filologi. La luna, coprotagonista della serata insieme alla zucca, ha infine dato l’arrivederci a tutti a fine ottobre.

 

La festa della mela ha chiuso in bellezza la stagione delle manifestazioni organizzate dalla Pro loco. La sagra dedicata al prelibato frutto ha fatto il pienone di turisti, ghiottissimi del pomo di cui il paese dei tacchi vanta un’enorme varietà. Mele antiche che sembrano uscite da una fiaba: mela pira, mela titongia, mela ‘e ierru, a tremp’arrubia, San Giovanni, mela ‘e ollu. Offerte al naturale o proposte in modi fantasiosi dalle donne ussassesi: marmellate, composte, torte, crostate, strudel, biscotti: dolci che arrivavano nel salone della festa ancora caldi ed emanavano un profumo a cui era impossibile resistere.

 

Maria Serrau, vulcanica presidentessa della Pro loco, felice per i successi di quest’anno, guarda con entusiasmo al futuro: “Per Sa Coia Antiga 2008 abbiamo già decine di richieste”, dice con orgoglio. E dire che pensava di ritirarsi: “Voglio dedicarmi alla famiglia e, soprattutto, ai nipotini”, aveva annunciato più volte. Che ci abbia ripensato? Speriamo proprio di sì.