Esiste un posto in Sardegna dove il mistero è di casa. Dove al tramonto, i ruderi di pietra degli antichi nuraghi brillano come non mai perché innalzati da mani sapienti con un calcare particolare, ricco di cristalli.

 

Dove nelle limpide notti d’estate, se d’uno sguardo degnerai il cielo, potresti scorgere le stelle camminare lungo rotte infinite, talvolta lente, talaltra veloci, per poi perdersi nel buio assoluto. Allora i brividi potrebbero coglierti di sorpresa e ti ritroveresti a porti mille domande, a cercare di capire quel che finora non è stato spiegato e forse non era ufficialmente noto.

 

Provare per credere! Questo posto si chiama Pauli Arbarei. È un modesto centro agricolo a 60 Km da Cagliari. Conta 700 anime e, adagiato nella fertile pianura di Arborea (Arbarei), deve il nome ad una palude (Pauli) estesa circa duecento ettari che, ubicata un tempo non lontano dall’abitato, è stata bonificata alla fine del secolo scorso.

 

Nel Dizionario Casalis, Vittorio Angius dà notizia di due centri: Pauli Arbaghessa e Pauli Sitzamus, situati nelle vicinanze di un grande lago e oggi scomparsi, così il paesino di Mara Arbarei. Sempre l’Angius indica la posizione di un altro vecchio borgo: In distanza di un miglio dal paese, cioè presso l’altro capo della palude, vedonsi vestigia di un’antica popolazione, fondamenta e alcuni resti di mura, e la si indica dalla tradizione come l’antica terra di Zizalmus.

 

Si tratta di un posto unico nel suo genere. Anzitutto per la storia e il territorio, ricco di avanzi della civiltà nuragica e pre-nuragica che subiscono le incursioni dei tombaroli e degli aratri: stanno distruggendo strade ciclopiche, torri sepolte, circoli megalitici e altre creature innalzate con massi imponenti. Nei giorni scorsi abbiamo intervistato lo scultore Luigi Muscas: vive e lavora nel suo tanto caro Pauli Arbarei, dedicando anima e corpo all’arte della scultura; ha esposto a Milano, Parigi, Roma e in Costa Smeralda dove, nel 2006, ha ricevuto un importante premio dallo stilista Diego della Palma e, più recentemente, da Giulio Andreotti.

 

Muscas, classe ’62, sostiene che la rinascita culturale ed economica del paese deve passare attraverso la valorizzazione delle vestigia celate nel sottosuolo. E sostiene a gran voce che esisterebbe una regia occulta dietro l’abbandono di Pauli e della nostra storia. Perché –  ribadisce – a Pauli Arbarei sono state ritrovate ossa abnormi, appartenute ad una popolazione di uomini fuori dalla norma: veri e propri giganti, criptati dalla storia ufficiale.

 

Roba da non credere. Perché Luigi Muscas non è il solo ad aver sposato una teoria a dir poco bizzarra, incredibile. Anche Tziu Alfredo Garau, agricoltore 67enne, sostiene di aver rinvenuto, mentre arava, uno scheletro umano di dimensioni straordinarie. Così  Domenico Locci, 69 anni, che nel lontano 1945 vide, con un gruppo di amici, diversi scheletri in fondo al nuraghe Sa Contissa e afferma: Personaggi che si dichiararono archeologi prelevarono in tutta fretta gli scheletri, raccontandoci che gli stessi erano appartenuti a uomini nuragici affetti da gigantismo. L’elenco di quanti sostengono la stessa storia, seppure con qualche variante, è tanto lungo quanto incredibile.

 

Paese impazzito? Per Fausto Cadeddu, sindaco di Pauli Arbarei, il paese non è impazzito, perché più persone raccontano di aver perfino giocato con quelle ossa ma, allo stato attuale – conclude il primo cittadino – non abbiamo prove certe, seppure vorremmo trovarle. Anche Benvenuto Cau, 79 anni, sostiene che mentre venivano arati i campi tra Siddi, Lunamatrona e lo stesso Pauli Arbarei (distanti, in linea d’aria, pochi chilometri dalla reggia nuragica di Barumini), sono affiorati reperti simili: ossa che sembravano umane, purtroppo finite nelle mani sbagliate.

 

La scienza ufficiale finora non si è pronunciata. Forse perché nell’area sarebbero tanti i siti archeologici da scavare: si contano più di 30 siti nuragici sepolti. Un patrimonio di inestimabile valore, ancora sepolto per carenza di mezzi. E i giganti? A detta dell’archeologo Giorgio Murru, che da anni opera a Barumini: trattasi di storie e dicerie. La pensa allo stesso modo l’archeologo Enrico Atzeni: storie e dicerie.

 

Ma Luigi Muscas è intenzionato ad andare fino in fondo. Anche perché alla sua personale scoperta di uno scheletro umano gigante, quando aveva soli dieci anni, deve molto. Nel bene e nel male – dice – a questa storia devo la passione per la scultura e  la mia emarginazione, da parte di un gruppo di archeologi e di studiosi. Dopotutto, il mistero è scomodo perché la gente ama le cose semplici.

 

Per saperne di più, ho chiesto a Luigi come mai la storia del paese tarda ad emergere, così le ossa dei giganti del passato? Muscas, assieme ad Alfredo Garau, Domenico Locci, Benvenuto Cau e altri compaesani, parlano di personaggi che si sarebbero arricchiti, in modo tutt’altro che lecito, con la vendita delle ossa umane abnormi ritrovate nelle campagne che circondano il paese. Nelle stesse campagne dove è facile trovare cocci antichi di secoli, menhir abbattuti, incisioni, coppelle e incisioni sulle rocce.

 

Mentre le stelle che ”si muovono” sul paese e sugli antichi nuraghi? Non sono aerei perché non emettono alcun suono o vibrazione – dice Muscas – e sulle prime penseresti ai satelliti. Anche se sono convinto che dalle nostre parti non tutto è nella norma, compreso il menefreghismo di chi, invece, dovrebbe tutelare la nostra storia avviando gli scavi scientifici. State pur certi che basterebbe poco  per strappare alla terra elementi capaci di cambiare la storia dei Sardi. Una storia scomoda perché non ufficiale, conclude lo scultore, mostrando frammenti di ossa e una manciata di denti, di grandi dimensioni, come la storia e le leggende che circondano questo nostro piccolo paese.