A vederlo al pascolo, nella tanca ancora verde che si affaccia sulla vallata di Su Padru, si capisce subito di che pasta è fatto: bello, elegante, fiero nel portamento. Avorio è ormai una celebrità tra gli appassionati dell’Àrdia: dal 2004, senza interruzioni, è il destriero di pandela prima e pandeleddas. Quest’anno, per la terza volta, avrà in sella il capocorsa. Negli ultimi trent’anni solo un altro cavallo, il mitico Torpedone, è riuscito a far meglio: sette edizioni, tra il 1979 e il 1989, condotto dalla Prima Bandiera. Un record difficile da eguagliare. Avorio, in ogni caso, ha già lasciato una traccia indelebile nella storia dell’Àrdia.

 

Il giudizio su di lui, tra i cavalieri sedilesi, è unanime. Gli aggettivi sono sempre gli stessi: docile, veloce, sicuro. Oggi, questo splendido sauro con lista bianca in fronte, figlio di Oximel du Gue e di Elisea, ha 14 anni. Corre l’Àrdia dal 1999, quando era ancora un puledro. L’esordio con il suo padrone, Antonio Puddu, artigiano con la passione per i cavalli. Un uomo che per il suo animale nutre un affetto smisurato. Lo riempie di carezze e baci ogni volta che gli si avvicina, lo coccola come un bambino. “Io parlo con il mio cavallo, dice fiero Antonio Puddu, lui sembra ascoltare. Ha un bel carattere, docile e affettuoso. Qualche volta l’ho prestato per processioni e sfilate ad amici forestieri. Adesso lo concedo solo ai cavalieri dell’Àrdia”.

 

Il primo a puntare su di lui, come cavallo del gruppo di testa, è stato Pier Giuseppe Spada, terza bandiera nel 2004. Scelta ripetuta nel 2005, sempre da pandeledda. Due edizioni che hanno messo in luce le sue doti straordinarie.

 

Nel 2006 l’esordio come cavalcatura della Prima Bandiera. Nessun dubbio, allora, per Salvatore Meloni. Il cavallo della sua Àrdia doveva essere Avorio, il puledro che aveva domato e di cui conosceva tutti i segreti. “Una scelta naturale, dice oggi Salvatore Meloni, Avorio è un cavallo di indole buona. Lontano dal santuario di San Costantino sembra eccessivamente tranquillo.

 

A Su Frontigheddu si trasforma, quasi sentisse l’importanza del ruolo, l’esigenza di correre in difesa dell’onore del santo”. Salvatore Meloni, negli anni scorsi, ha utilizzato Avorio anche per le pariglie. “Non sbagliava mai, un cavallo perfetto. Stesso discorso per l’Ardia: è impeccabile, sicuro e veloce. Difficile oggi trovarne a Sedilo un altro migliore”. Nel 2006 Avorio fece un gran figurone. Come nel 2007 con Giuseppe Pilitta prima bandiera. Anche in questo caso un’edizione senza sbavature.

 

L’anno successivo, nell’Àrdia del mattino, la prova definitiva della sua grandezza con in groppa la seconda bandiera, Stefano Salaris.

 

Il cavallo della Prima Bandiera, Ventura 2000 non sentì la pressione degli speroni di Antonio Mula. Avorio invece partì senza esitazioni. Uno scatto fulmineo che permise a Stefano di arrivare per primo alla chiesa senza lasciarsi superare dagli inseguitori. “Avorio non tradisce”, fu il laconico commento di Stefano Salaris.

 

Ecco perché anche Gianni Putzulu, seconda bandiera, puntò su di lui nell’edizione del 2009. Quest’anno toccherà a sa Pandela Prima, Giovanni Mula, certo che Avorio farà, ancora una volta, la sua parte.