Capire le differenze fra i diversi modi di tessere non è cosa immediata. Serafina Senette di Dorgali, più nota come Pina, ti viene in aiuto: “La tessitura di base consiste nell’orditura e nel passaggio di trama. I pipiones sono trama stessa in rilievo. Nella stuoia c’è il passaggio di trama ma, con le variazioni tessili, le tecniche possono essere diverse. Nell’annodato ci sono due tessiture in una, cioè la base e il nodo ghiordes”.

 

In piedi, davanti ad uno dei suoi telai verticali, ha la dignità di una sacerdotessa che compie un rituale. Dalle trame e dai fili che, mentre parla, giocano a rincorrersi fra le sue mani, cresce un tappeto nei toni del giallo e dell’arancio.  Le figure e i colori sono nella sua mente. Le materie prime possono essere la lana e il cotone. L’urgenza creativa sprigiona energia che diventa musica del telaio. Le sue mani velocissime confondono chi le osserva, fino a perdersi nei diversi passaggi tra i fili guida dell’ordito.

 

Chiedi il rallenty: il mistero si svela mentre i gesti si susseguono avvolti dall’aura di sacralità dei saperi e di un tempo che vanno via. L’altro telaio è dietro di lei. Si volta e, in un attimo, annoda decine di pezzi di lana della stessa lunghezza ai fili dell’ordito ben tirati. Le tecniche di tessitura sono tante: “Ne posso utilizzare anche sette nello stesso lavoro”, dice Pina, le cui radici hanno succhiato linfa dai saperi di molte mani.   Ma dove ha inizio il racconto della sua formazione? “In un laboratorio di Dorgali, insieme ad una ventina di tessitrici”, risponde. Lì diventa abilissima a fare uno dei  nodi con i quali si  realizzano i tappeti persiani.

 

Una signora di Dorgali, dopo un viaggio in terre lontane, negli anni ’40 aveva infatti importato il segreto del nodo ghiordes, conosciuto anche come nodo turco, che da  allora  si diffuse in paese fino a diventare una sua peculiarità. Il pregio dei lavori tessuti con la tecnica dell’annodato è proporzionale alla densità  dei nodi. In quel laboratorio, la giovanissima Pina ne tesse 18.000 a metro quadro di manufatti e ha la costanza di  farlo per ben sette anni. Il laboratorio è uno  stimolo a guardarsi intorno. Così, in quegli stessi anni, apprende da una zia la tessitura a pipiones: “La più diffusa e la più semplice, con un solo passaggio di trama”. Poco più che ventenne, è pronta per l’autonomia.

 

Apre bottega ma è consapevole che la buona acqua di Dorgali non è più sufficiente a soddisfare la sua sete di conoscenza: “Rendendomi conto dei miei limiti ho deciso di frequentare corsi di tessitura a pagamento. Così, fra le altre tecniche, ho imparato anche le variazioni tessili che utilizzo per le figure di artisti contemporanei”. Il mondo, nel frattempo, è cambiato e pone domande sulla non accoglienza di manufatti tradizionali nelle case con arredi moderni. Pina risponde a modo suo, rendendosi disponibile ad accogliere il nuovo. Tesse cioè, a richiesta, “figure proposte anche da pittori di fama che esigevano lavori personalizzati”. Non scorda però le lezioni di apprendistato e anzi le onora continuando a realizzare anche i disegni della più antica tradizione dorgalese. Rombi, rosoni, stelle, gamberi, chimere, ballo sardo, fiori, scene di caccia, ecc. prendono forma e colore su arazzi e tappeti, asciugamani e tende, cuscini e copriletto, coperte e tovaglie.

 

Lo spazio espositivo e di vendita è piccolo, come quello del laboratorio adiacente, ma gli scaffali sono pieni e lavori di ogni tipo ammiccano dalle vetrine. Quando parla delle sue creazioni e delle lunghe ore trascorse a tessere, i suoi occhi tradiscono un fremito di orgoglio mentre si accendono per l’emozione. Pensi allora che il telaio sia per lei anche un mezzo per dare forme e colori al mondo con la maestria delle sue mani. Glielo chiedi ma lei elude la risposta  affermando che “tessere è impegno, passione e, soprattutto, costanza, se hai già  la manualità”. La competenza si aggiunge all’emozione quando spiega che “il nodo ghiordes si esegue su fili di ordito appaiati a due a due ma non collegati e che è doppio, simmetrico e abbastanza complesso e rende la lavorazione molto resistente”.  I suoi lavori sembrano avere grazia e delicatezza come quelli della mitica Aracne, ma nel laboratorio Il tappeto l’imprudenza di sfidare gli dèi  dell’Olimpo non è di casa.

 

Né oggi avrebbe un senso, ammesso che Atena, la dea sfidata al telaio dalla fanciulla dell’antica Lidia,  abbia assunto sembianze di macchina, perché “la lotta sarebbe impari”. È però certo che le lavorazioni veloci e ripetibili in modo identico all’infinito non hanno per risultato le produzioni originali, raffinate, persino personalizzate, che prendono forma nel telaio dell’artigiana e costituiscono un argine alla spersonalizzazione causata dal dominio delle macchine. Forse per questo a Dorgali, che dell’artigianato ha conosciuto tempi davvero migliori, esistono ancora, per Serafina Senette, gli spazi per manifestare la sua passione e il suo talento.