La sua Isola è colorata e simpatica: nei personaggi, nelle storie antiche e moderne, nei miti e nelle leggende. Ma non solo. Ruggero Soru, carboniense classe 1960, è capace di regalare con le sue vignette una pungente satira, mai offensiva, puntuale nella sua denucia e perciò capace di far pensare. Nella miglior tradizione di quest’arte: ottima per dissacrare il potere e mettere a nudo una società spesso col prosciutto negli occhi e il salame nelle orecchie. In un momento in cui molti invocano paletti e magari – più o meno sottobanco – bavagli per i maestri della beffa, vediamo che ci dice di sé quest’ottima matita di Sardegna, che non disdegna il web per diffondere i suoi lavori.

 

Quando cominci ad armarti di matita e capisci di poter fare sul serio?

 

Ho iniziato da bambino e non ho mai smesso. Mi piace molto disegnare. È quasi una necessità. Ho capito di essere maturo quando ebbi modo di incontrare, nel 1983 a Bologna, Franco Bonvicini, che visionò alcuni miei lavori. Per chi non lo conoscesse, Bonvicini è il famoso Bonvi di Nick Carter, Sturmtruppen etc.

 

Cosa ami disegnare più di tutto?

 

Sono maggiormente portato per la satira, ma ogni tanto tracimo nel fumetto e nella animazione. Adoro cimentarmi con la vignetta su temi difficili o delicati. È un lavoro difficoltoso, ma mi ha dato grosse soddisfazioni.

 

– Come nasce una vignetta satirica?

 

Dipende: se si vuole utilizzare una caricatura dei protagonisti,  se deve integrare un articolo. Nel primo caso è molto semplice: non si fa altro che sintetizzare il contenuto dell’articolo. Se invece la vignetta sarà “d’apertura”, in prima pagina, allora è come fosse un articolo giornalistico a sé stante e deve esprimere in modo esaustivo una notizia, un fatto di cronaca. Ciò implica un approfondimento del tema da vignettare. Sono lavori che portano via molto tempo. Soprattutto quando si cerca di utilizzare meno testo possibile, assegnando principalmente al disegno e al titolo della vignetta l’impatto comunicativo. È il tipo di vignetta che preferisco, anche se non sempre è possibile fare vignette senza parole.

 

– Qual è – se esiste – il confine della satira?

 

È un confine soggettivo. Qualcosa per me volgare per altri non lo è… Per me l’unico confine è il buon gusto: non si deve esagerare con scurrilità gratuite. Utilizzare parolacce o disegni volgari è una facile scorciatoia per far ridere. È capitato anche a me: rarissimamente, a dire il vero. Spesso così non si fa satira, solo umorismo o comicità. Trovo ridicola la pretesa avanzata da molti politici: per fare satira è obbligatorio il diritto di replica. Una stupidaggine di dimensioni colossali!

 

Hai realizzato molti lavori sulla storia sarda. Come mai? Ce ne puoi parlare?

 

La storia sarda è bella e importante, e merita d’essere raccontata con ogni mezzo possibile. Ma non solo la storia, anche i racconti dell’immaginario: fiabe, leggende che nascondono nelle loro trame riferimenti al nostro passato. Un popolo che non protegge e perpetua la propria memoria, è un popolo senza futuro.

 

Quali sono i tuoi cartoni, fumetti – e dunque autori – preferiti?

 

Sarà paradossale, ma non sono un consumatore di fumetti o cartoni animati. Se devo fare nomi, i cartoni animati che guardo con piacere sono Futurama e I Simpson di Matt Groenig. Gli autori di fumetti che ammiro sono tanti. Da Manara a Eleuteri Serpieri, Pratt, Raymond, Schulz, Quino, Igort, Vinci etc. Ne dimentico sicuramente tanti. Non amo inoltre i lavori seriali, solo opere complete.

 

E tra i vignettisti satirici?

 

Staino, Vauro, ellekappa, Altan, Maramotti… I soliti, insomma. Qualche volta Giannelli. Detesto Forattini. E quando dico “detesto” sto usando un eufemismo.

 

Cosa pensi del panorama sardo dei disegnatori?

 

Non sono in grado di esprimere un’opinione in merito. Ci sono tanti disegnatori, anche bravissimi, ma pochissimi autori. Purtroppo il fumetto, da tempo, non gode buona salute. Per questo motivo è auspicabile una maggiore presenza nelle librerie, come fumetto d’autore. Anche se pure i libri non è che abbiano tanto da sorridere. Si legge poco, anzi pochissimo.

 

Ti si poteva vedere spesso ne L’altra Voce di Giorgio Melis. Ora che il giornale è fermo dove ti si può seguire?

 

Mi auguro che il giornale riprenda. In caso contrario mi divertirò pubblicando ogni tanto su Facebook nella mia pagina personale. Appena possibile farò un sito ad hoc.

 

Che progetti hai?

 

Sto lavorando ad una graphic novel dal titolo “Il paese delle sirene”, che è in fase di inchiostratura. Mi piacerebbe realizzare una raccolta di fiabe sarde, un romanzo sul medioevo sardo, qualche animazione. Vedremo… Idee ce ne sono moltissime.