Cos’ha di magico questo monte del Logudoro settentrionale che sembra un immenso altare, il cui nome è un tributo a Minerva: dea della poesia, della medicina, delle arti e della saggezza? Quale segreto è capace di attirare, nelle medesime vie, tra gli stessi alberi e le stesse rocce, principi e principesse, conti, banditi leggendari e grandi lavoratori? Scavando tra le pagine della storia scopriamo che il feudo di Minerva appartenne a Don Basilio Todde, infeudato il 18 novembre 1755 da Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna. Successivamente pervenne ai Maramaldo – ricchissima famiglia di origine napoletana stanziata a Villanova Monteleone – eredi dei Todde.

 

Il conte della Minerva, spesso incaricato da Cavour di importanti missioni diplomatiche, era un personaggio di forte carattere. Il Della Marmora ne parla nel suo Itinerario dell’Isola di Sardegna: “Ogni volta che mi trovavo a beneficiare dell’ospitalità del conte della Minerva, vegliardo pieno di fuoco nel raccontare le sue campagne, le avventure di gioventù e gli episodi di caccia, lo facevo sempre con molto maggior piacere di quando… ero costretto a bussare alla porta di un’altra classe di feudatari ancora intrisi di spagnolismo… non mi riusciva di trovare in loro la cordialità e la franchezza cameratesca e soprattutto alla mano del conte della Minerva; a questo proposito dirò che un giorno, dopo avermi accolto e sistemato come se fossi io il padrone di casa, si fece aiutare a montare a cavallo, gottoso come era, se ne andò a caccia, e non ritornò che a sera”.

 

Il feudo venne affrancato nel 1838 e trasferito al regio demanio. La tenuta, di oltre duemila ettari, venne acquistata nel 1873 dall’avvocato Luigi Canetto, illustre politico di Tresnuraghes e, successivamente, dal marito di sua figlia Maria Canetto Spada: il duca Carlo Bakunin, figlio del famoso anarchico russo Michele Bakunin. Alla fine del 1800 Su Monte era il rifugio prediletto dei famosissimi banditi Cicciu de Rosas e Perazuanne Angius, intervistati durante la latitanza dal poeta Sebastiano Satta. Le pendici di Monte Minerva erano, infatti, protette da un’imponente foresta secolare, di cui, dopo il rogo del 1936 durato quasi un mese, provocato da un colpo di cannone durante un’esercitazione militare, rimane traccia negli splendidi esemplari di rovere sparsi nel territorio, specialmente nei pressi del palazzo.

 

Dal 1905 sino alla riforma agraria degli anni ’50, la tenuta passò alla nobile famiglia Diaz, che ebbe fra i suoi ospiti le principesse Mafalda e Jolanda di Savoia. Cuore del complesso è il Palazzo Minerva, bella dimora storica, edificata tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, incastonata nell’omonima area naturale protetta del Comune di Villanova. Il palazzo – che oggi ospita un confortevole albergo di campagna – domina un poggio da cui si gode un panorama affascinante e un clima particolarmente gradevole ed è un vero e proprio punto di riferimento per chi vuole trascorrere vacanze nel Nord Ovest.

 

Qui nessun luogo è così affascinante e accogliente come il complesso turistico di Monte Minerva, caratterizzato da tre attività principali: alberghiera, di ristorazione e organizzazione eventi. Varie le direttrici dell’offerta turistica. Dal rurale, con le visite guidate alle aziende agricole della tenuta, per riscoprire antiche tradizioni e abitudini di lavoro, ai percorsi culturali, sulle tracce di vicende e personaggi della storia, delle leggende, dei racconti e della poesia di Villanova e paesi vicini. Il complesso vanta una piccola biblioteca e pianifica incontri culturali e sportivi, corsi di pittura, interpretazione musicale e cucina sarda; itinerari di enogastronomia, archeologia e storia medioevale.

 

Di grande interesse il percorso archeologico: dalle domos de janas ai dolmens – da non perdere la visita al nuraghe Àppiu, ancora in corso di scavo – sino alle testimonianze romane e alle rovine di abbazie e castelli medioevali. Straordinario quello naturalistico ambientale: tra aquile reali, grifoni e specie botaniche rare come le orchidee selvatiche. Su Monte è ideale per trekking, easy walking, arrampicata libera nelle pareti attrezzate di Monteleone, mountain bike, tennis, canoa e pesca nel lago del Temo.

 

Palazzo Minerva propone la cucina della ricchissima tradizione gastronomica – soprattutto familiare – di Villanova e dintorni. L’ambiente è perfetto sia per piccoli gruppi, per vacanze con finalità didattiche e di svago, sia, grazie alla particolare salubrità dell’aria e alla dolcezza del clima, per la terza età. Inoltre la vicinanza di Alghero, Bosa e della loro costa pone Minerva come luogo ottimale per escursioni al mare con rientro in un ambiente di pregio, rilassante, lontani dal caos delle città.