Una comunità vivace e ospitale da sempre attenta al richiamo della cultura, fedele ai consolidati valori della sua tradizione. In cima ad essi, prenda ‘e s’anima, l’affezione alla propria lingua, un sardo melodioso che sa di Logudoro e ricorda i versi dei nostri grandi poeti, improvvisatori e non. Esprimersi in sardo non è un abbellimento, un orpello di cui farsi vanto, ma una pratica quotidiana sincera, radicata, da sempre conosciuta e presente nel vissuto quotidiano.

 

Perché sa limba sarda a Thiesi la si parla, se ne intende la musicalità lungo le vie, dentro i bar, nei discorsi della gente, in quei richiami carichi di echi lontani ma presenti. Qualche volta affiora anche sulle labbra dei piccoli, a ricordare che una lingua, perché sia tale, deve ritornare bambina, e crescere insieme alle nuove generazioni prendendole per mano.

 

Quando ci si ritrova insieme per gustare la bellezza del sardo e del suo uso letterario, il paese non manca all’appuntamento. Ogni incontro diventa festa, momento di condivisione e di piacevole intrattenimento, proprio come è accaduto sabato nove maggio presso la biblioteca comunale di Thiesi, nella sala dedicata al grande Aligi Sassu. Ad animare e coordinare la serata Francesco Pinna, vicedirettore della Nuova Sardegna, che ha guidato la platea all’interno della vicenda raccontata in “Antonandria”, romanzo in lingua sarda scritto da Paolo Pillonca.

 

L’evento, organizzato dal comune in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali, Pubblica Istruzione e Cultura e con l’ausilio dello Sportello Linguistico locale, è stato animato da diversi interventi. La musica ed il canto hanno fatto da cornice alla serata, grazie alle preziose esibizioni a tenore de Su Consonu Thiesinu, che ha aperto l’incontro, e de Su Consonu Santu Giuanne, il quale ha voluto omaggiare i versi del poeta Antoni Piredda.

 

Attraverso le domande rivolte all’autore, sono emersi i temi cardine del romanzo di Pillonca, basato su una storia realmente accaduta: quello della giustizia negata, dell’emigrazione, e dei valori propri del mondo pastorale, con le sue leggi, la sua filosofia e cultura. Figura dominante della narrazione è quella del bandito Antonandria, affascinante e misterioso, amato e disprezzato, costretto a darsi alla macchia per difendersi da un’accusa infondata. A fare da sfondo alla vicenda la natura incontaminata e selvaggia di una Sardegna vera, rintracciabile in sos padentes elighinos, in sas campuras, negli scorci, nelle fontane, nelle rocce abilmente descritte dalla penna dell’autore.

 

Ed infine la tormentata e commovente storia d’amore tra il protagonista e la giovane Juanna Monne, s’amorada sua, galana che cariasa in fiore. Il percorso attraverso le pagine del romanzo è stato arricchito dall’intervento di Clara Farina, che ha catalizzato l’attenzione dei presenti proponendo la lettura di alcuni importanti brani. Toccante ed emotivamente coinvolgente l’interpretazione delle scene d’amore tra i due giovani innamorati e lo straziante atitidu, reso ancor più commovente grazie all’enfasi ed alla bravura della lettrice. Infine hanno preso la parola le autorità della comunità thiesina. L’assessore Giovanna Cabras ha posto l’attenzione sull’importanza della scrittura in lingua sarda, idonea ad esprimere sentimenti ed emozioni alla stregua dell’italiano, ma con una ricchezza superiore. Stefano Ruiu, responsabile dello Sportello Linguistico, ha illustrato il lavoro condotto nelle scuole elementari del paese, volto a motivare i bambini all’uso del sardo, affinché la competenza passiva che molti di loro hanno diventi attiva, e la lingua ritorni ad essere maneggiata anche dalle nuove generazioni.

 

Il sindaco, in conclusione, ha ribadito la urgente necessità di avvicinare i giovani all’utilizzo del sardo, affinché il legame forte con la tradizione non si spezzi, ma perduri nel tempo. Il destino delle espressioni artistiche della nostra cultura è forse quello di scomparire, a causa della mancanza di un ricambio che ne assicuri la continuità? Questo uno dei quesiti su cui si è riflettuto. Un romanzo interamente scritto in logudorese può essere un monito forte, perché anche la letteratura si proponga come mezzo di salvaguardia di ciò che ci appartiene: la lingua della memoria e dell’emozione, s’unica patria nostra.