Trentacinque anni, vendoliano, una passione per la politica coltivata da ragazzino. Prima l’esperienza in Consiglio Comunale a Cagliari, poi, nel 2009, l’elezione in Consiglio Regionale. Adesso l’impegno più gravoso: guidare il capoluogo sardo per i prossimi cinque anni. Massimo Zedda è il nuovo sindaco di Cagliari.

 

La sua proposta di governo ha ottenuto la maggioranza dei consensi alle ultime elezioni amministrative. Una vittoria netta la sua. Dopo il testa-testa al primo turno con il candidato del centrodestra Massimo Fantola, Zedda ha stravinto al ballottaggio ottenendo il 60% dei voti validi. Lo incontriamo due giorni dopo la vittoria in un Caffé del centro. La sbornia post-elettorale non è stata ancora smaltita. In tanti si congratulano con lui, non solo cagliaritani: un gruppo di turisti piemontesi si avvicina per stringergli la mano. Il suo volto è diventato ormai familiare dopo le ultime apparizioni nelle trasmissioni televisive nazionali.

 

A due giorni dalla vittoria come ci si sente? Prevale ancora l’entusiasmo o comincia ad affiorare un po’ di preoccupazione per le tante cose da fare?

 

C’è l’entusiasmo di una sfida che inizia, la voglia di cominciare un’avventura, la gioia per l’occasione straordinaria che mi è stata data: poter fare qualcosa per la mia città, per gli spazi che ho frequentato sin da bambino. Poi, certo, c’è il carico di responsabilità per un lavoro che non sarà facile. Un lavoro che sarà possibile solo grazie al contributo di tutte le componenti della città. La mia intenzione, così come mi è stato chiesto durante la campagna elettorale, è quella di coinvolgere tutti i cittadini nelle scelte più importanti.

 

Tu arrivi a Palazzo Baccaredda portandoti dietro due primati: sindaco più giovane della storia di Cagliari, il primo di sinistra-sinistra. 

 

Credo che ce ne sia un altro: sindaco più giovane di tutti i comuni capoluogo d’Italia. È una bella soddisfazione ma non è la più importante. Credo che a Cagliari abbia vinto una proposta innovativa. In città ha prevalso la voglia di girare pagina dopo quasi 20 anni di governo di centrodestra. Sono stati coniati diversi slogan per questa vittoria: Renato Soru ha parlato di golpe dei ragazzini e di primavera cagliaritana. Mio padre, Paolo, ha dato un titolo al risultato del voto: “I giovani che fecero l’impresa”. La cosa che mi ha fatto più piacere sono le migliaia di persone che hanno partecipato alla campagna elettorale e contribuito alla mia vittoria in modo disinteressato. Sono contento anche di aver sempre mantenuto un confronto civile con il mio avversario. Massimo Fantola è una persona educata, corretta, pacata. Con lui non ci sono stati mai problemi. Forse qualcuno che gli stava vicino ha esagerato con certe affermazioni: mi hanno dato dell’estremista, hanno messo in giro storielle inventate sulla mia vita privata. Ma ormai è acqua passata.

 

Le cose da fare per Cagliari sono tante. Qual è il primo obiettivo?

 

Cagliari deve svolgere fino in fondo il ruolo di città capoluogo della Sardegna, dialogare con i comuni dell’hinterland sulle scelte strategiche per i servizi pubblici integrati. Occorre confrontarsi con la Regione e con gli altri centri dell’area vasta. Da Cagliari passa lo sviluppo di tutta l’isola. La città però deve guardare oltre e aprirsi alle altre realtà dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa. Cagliari è stata per secoli crocevia di storie, culture, tradizioni. Spero riesca a riappropriarsi di questa sua peculiarità anche in futuro.

 

Priorità?

 

L’ emergenza  oggi è il Poetto. La spiaggia è in stato di abbandono: vediamo muretti sbriciolati, paghiamo l’assenza di servizi igienici. È necessario procedere a una riqualificazione del litorale per renderlo fruibile ai cittadini e aiutare le tante persone che al Poetto lavorano, soprattutto nel periodo estivo. Un altro settore di intervento è quello dei trasporti. Il progetto della metropolitana leggera deve essere sostenuto e rilanciato. Lavoreremo per garantire un collegamento tra Piazza Matteotti e Piazza Repubblica, tra il centro e il Poetto, in modo da consentire ai cagliaritani di spostarsi comodamente con i mezzi pubblici e di liberare la città dal traffico.

 

La tua campagna elettorale è stata sostenuta da tanti ragazzi. Le nuove generazioni sono tornate a fare politica. Cosa si può fare per loro, come sostenere le politiche giovanili?

 

Conosco tanti miei coetanei, ho contatti quotidiani con gli studenti universitari. Cagliari deve essere accogliente con le nuove generazioni. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un fuggi-fuggi generale. I giovani scappano da Cagliari per i prezzi degli affitti e gli alti costi delle case. Bisogna riportarli in città, creare occasioni di lavoro, coinvolgere professionalità e competenze, favorire il rientro di tanti ragazzi e ragazze che per mancanza di opportunità sono stati costretti ad andare all’estero. Bisogna ascoltare e, possibilmente, seguire i loro consigli.

 

Cagliari, si è detto, è in mano alle Tre M. Mattone, medici, massoneria, sostengono in molti, sono i veri padroni della città.  Questo ti spaventa?

 

No, se si ha la forza delle idee e un programma da mandare avanti. Pensiamo all’urbanistica: tutti sanno che è una scienza pensata per i cittadini. Si occupa di vie, case e palazzi per rendere migliore la qualità della vita delle persone, non è lo strumento per consumare territorio. La riqualificazione urbana è uno dei temi della futura amministrazione. Dico una banalità: in campagna elettorale in molti mi hanno segnalato lo stato di degrado delle strade e di alcuni edifici pubblici. Il decoro della viabilità, il recupero e la valorizzazione del patrimonio pubblico saranno le nostre linee guida.

 

Tuvixeddu?

 

Credo che nel colle vada realizzato un parco. Promuoverò un confronto con le imprese che hanno ottenuto le autorizzazioni a costruire in quell’area. Vorrei trovare una via che tuteli l’interesse pubblico e non mortifichi quello dei privati, partendo però dal principio che in quella zona di grande interesse storico e culturale deve nascere un parco.

 

Identità, lingua, cultura: temi spesso trascurati dalle amministrazioni pubbliche. Cagliari non ha ancora preso una posizione chiara, per esempio, sulla tutela e la valorizzazione del sardo.

 

È vero. La Regione ha fatto molto in questi anni, Cagliari poco o nulla. Io non dimentico che tra le pagine più belle scritte per la mia città ci sono quelle di Aquilino Cannas e di Giuseppe Podda. Si tratta della nostra storia, della nostra memoria. Un patrimonio identitario utilissimo per il nostro futuro.

 

Manda un messaggio alla città.

 

Dico ai cittadini cagliaritani di non aver paura di sentire come loro il governo della cosa pubblica. Chi vuole potrà scrivere, telefonare, fermarmi per strada per suggerire soluzioni o segnalare eventuali disservizi nel loro quartiere. Il palazzo sarà sempre aperto a tutti.