Ho sempre pensato che niente accade per caso. Qualcuno ha affermato che spesso il caso è Dio che si nasconde perché non vuole essere riconosciuto. Mi piace credere che sia così. Per caso, dunque, ho avuto occasione di incontrare, per ora solo virtualmente, qualcuno che come me ama innaffiare il ricordo delle persone care che, prima di noi, hanno percorso il sentiero che conduce al cielo con la pubblicazione, soprattutto via Internet, attraverso i blog e/o i siti, di parte della loro produzione artistica.

 

In alcuni casi contribuire a costruire e rafforzare un legame tra chi non c’è più ma ha molto dato e lasciato in dono e il lettore/ navigatore sconosciuto diventa un dovere. Permettere che il silenzio possa cancellare o in qualche modo rendere meno chiare le orme di coloro che sapevano muoversi nel mondo dell’arte sarebbe imperdonabile. Spetta soprattutto a chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscere e di vivere con determinati artisti ravvivarne il ricordo.

 

Contribuire a costruire quel ponte ideale che permette la comunicazione anche dopo il volo terreno, significa non solo porsi dalla parte dell’arte, e quindi del bello, ma consentire che altri possano giovarsene. Possano continuare a stupirsi e, nella magia dell’emozione e della meraviglia, sentirsi rinvigorire l’anima. È ciò che amo fare con i racconti e le poesie di mio padre e di mio fratello Paolo. È ciò che mi piace fare con le poesie e i dipinti di Tonino Ruiu.

 

Allo stesso modo Beniamino Agus, colonnello  in pensione, sardo trapiantato in  terra abruzzese, racconta quotidianamente, sempre via Internet, il cammino artistico del figlio Marco Josto, scomparso prematuramente.

 

Marco Josto Agus , nel momento del distacco terreno, aveva solo venticinque anni ma aveva, al suo attivo, oltre 1500 opere, tra acquerelli, acqueforti, oli, chine, smalti, pastelli. Aveva frequentato, dopo il Classico, l’Accademia delle belle arti a Roma, vincendo, per tutti i quattro anni accademici, la borsa di studio Adisu per merito. Marco era – e rimane – un talento naturale. Di lui, fra le tante recensioni, è stato scritto che aveva il tocco leggero di un angelo e i colori caldi e luminosi di un artista che sa comunicare emozioni. Non a caso, nel 2005, gli è stata assegnata, per il valore artistico delle sue opere, la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica. Riconoscimento che è andato ad aggiungersi ai tanti altri precedentemente ottenuti.

 

Spesso, prima di dipingere – racconta il padre – riempiva la sua anima di note suonando il pianoforte. E anche la sua musica incantava i vicini che, nel pianerottolo, ascoltavano rapiti, in religioso silenzio.

 

Le sue mani, sempre sporche di colore, erano capaci di rubare alla primavera i colori più vivi e i profumi nascosti. È questa una delle sensazioni che i vari visitatori hanno provato, anche a Cagliari, nell’ammirare le sue tele esposte nell’Antico Caffè.

 

E a Cagliari il giovane artista frequentò per due anni il pittore Luigi De Giovanni per perfezionare la tecnica dell’acquerello e dell’olio; di quest’ultimo Marco Josto amava – come scriveva nel suo diario – il colore puro, acceso, in perenne scioglimento.

 

E amava la Sardegna, terra di suo padre – e, perciò anche sua,- e della vecchia nonna, con la quale si divertiva a parlare in campidanese per scoprire il sorriso, l’affanno e la soavità di una terra misteriosa e affascinante che poi riportava nelle sue tele, nel tentativo di custodire e difendere gli angoli più belli di una terra unica nei suoi colori,  nei suoi profumi, nella sua dignitosa solitudine.

 

Marco Josto Agus , come tanti pittori, era anche poeta . Ed i suoi versi mettono in luce una sensibilità non comune, una partecipazione totale dettata dalla speranza di un mondo migliore. Diverso. Ciò che è mancato e manca amava ripetere – è la rinascita. La costruzione di se stessi attraverso il dolore. A volte mi sento una diga di castoro di fronte alla piena travolgente. Ed il rischio è quello di essere trascinato nel suo vortice.

 

Oggi, a distanza di tre anni dal suo addio terreno, Marco Josto Agus continua, grazie all’impegno del padre e dell’amatissima sorella Alessandra, a parlare con i suoi dipinti e i suoi versi anche attraverso varie iniziative nate già da tempo.

 

Una per tutte: l’istituzione di un Centro studi a lui dedicato e un premio riservato agli studenti del primo anno di corso di incisione dell’Accademia delle belle arti. Per dare voce e respiro al bello. Per ricordare la bellezza e il valore di un giovane, grande, tenerissimo artista.