Un anziano pastore di Nurri diceva: Sa musca (gh)etat a is tontus! Tale espressione veniva pronunciata nel corso di una discussione sull’infestazione umana da larve di Oestrus ovis  ben conosciuta dagli allevatori di pecore e molto meno negli ambienti universitari che preparano i giovani all’esercizio della professione medica. I medici sardi che lavorano in comunità ad economia agro pastorale acquisiscono infatti sul campo la conoscenza di questa zoonosi.

 

L’Oestrus (o Cephalomyia) ovis Linnaeus è una mosca chiamata anche Oestrus ovis Gussano, gussano de la nariz , mosca de la nariz, mosca nasale delle pecore BOT  ed è l’ agente eziologico della miasi ovina. Occasionalmente può essere responsabile di alcuni quadri patologici nell’uomo, chiamati miasi (dal greco muia , -aò, mosca).

 

Dal punto di vista tassonomico appartiene al Phylum: Arthropoda, Codice categoria: Hexapoda, Classe: Insecta, Ordine: Diptera, Subordine: Cyclorrapha, Famiglia: Oestridae, Sottofamiglia: Oestrinae, Genere:  Oestrus, Specie: Oestrus ovis Linnaeus.

 

La mosca è lunga circa 12  mm, ha un colorito grigio con macchie più scure sul dorso del torace e dell’addome ed è ricoperta da una peluria chiara. Vive nelle stalle a stretto contato con le pecore e solo raramente può essere osservata in ambiente esterno. La specie è ovovivipara. Le femmine durante il loro breve ciclo vitale non si alimentano. Volano in direzione  laterale rispetto all’asse longitudinale del loro corpo (cioè nella direzione dell’asse che congiunge le estremità delle ali) e non in direzione antero posteriore. Probabilmente questo tipo di volo è funzionale alla deposizione delle uova che avviene mediante uno spruzzo en passant.

 

Il ciclo biologico della mosca inizia in primavera. Nelle ore calde primaverili la femmina adulta fecondata deposita le uova in numero di circa 50  per volta. Nel suo ciclo vitale, che non supera i 28 giorni e che avviene nei mesi primaverili, la mosca deposita le uova per circa 10 volte per un totale di circa 500  uova. Le uova vengono depositate in ospiti diversi e quindi ogni mosca è in grado di infestare teoricamente circa 10 pecore. La deposizione delle uova avviene durante il volo con uno spruzzo che la mosca dirige sul muso della pecora. Raggiunta la cavità nasale la larva risale arrivando in profondità fino ai seni paranasali e contemporaneamente subisce tre trasformazioni (larva 1-L1, larva 2-L2, larva 3-L3) potendo raggiungere una lunghezza di 2,5-3  cm.

 

Nelle regioni con clima mediterraneo la larva permane nella cavità nasale  fino a 10 mesi in attesa di condizioni climatiche favorevoli, che si presenteranno con l’inizio della stagione calda, per completare il suo ciclo biologico. L’ultima trasformazione da larva 2 (L2) a larva 3 (L3) avviene appunto in primavera. Col caldo la larva di tipo 3 (L3) discende dai seni paranasali al naso e viene espulsa, attraverso starnuti, con le secrezioni nasali  trasformandosi, poco dopo l’emissione, in pupa o crisalide. In un tempo compreso tra 30 e 60 giorni la pupa si trasforma, sul terreno, in mosca adulta.

 

Nelle nostre latitudini il ciclo biologico può avvenire anche due volte in un anno. La durata complessiva della infestazione della pecora, una vera e propria malattia chiamata  miasi,  è di circa un anno. Questa patologia ovina causa ingenti danni economici agli allevatori perché durante la malattia le pecore colpite producono una quantità di latte molto inferiore alla norma e  non figliano perché il loro stato astenico ostacola l’accoppiamento.

 

La malattia può colpire anche altri animali di allevamento (capre) o selvatici (cervi) e occasionalmente anche l’uomo. Quando la femmina è pronta a deporre le larve le spruzza sul bersaglio che si trova più vicino e talvolta, in mancanza del bersaglio naturale (la pecora), questo è l’uomo.

 

Nell’ uomo si possono avere tre quadri patologici in relazione all’organo colpito dalle larve: l’oftalmomiasi monolaterale se le larve arrivano in un occhio, la rinomiasi se arrivano nel naso  e la faringomiasi se arrivano nella faringe.

 

La forma di gran lunga più frequente è la oftalmomiasi monolaterale. La miasi è  una malattia professionale perché colpisce gli addetti alla conduzione di greggi di pecore e pertanto è interessato in prevalenza il sesso maschile. L’individuo colpito riferisce di aver visto un moscone che volando in prossimità del volto gli ha spruzzato qualcosa in un occhio.

 

La sensazione immediata è quella di avere un corpo estraneo  che causa senso di fastidio, abbondante lacrimazione e fotofobia. Col passare delle ore si ha una intensa congiuntivite bulbare e tarsale e un  edema che colpisce le due palpebre  che viene aggravato dallo sfregamento manuale. L’edema  può diventare talmente intenso da impedire l’apertura delle palpebre e quindi la visione perché  il bulbo oculare viene completamente coperto dalle palpebre ingrossate.

 

Se si interviene subito si ha la possibilità di bloccare la miasi. Il lavaggio con soluzioni saline non porta ad alcun risultato: le larve aderiscono tenacemente alla congiuntiva attraverso due grossi uncini cefalici e molte spine presenti nel loro corpo tozzo. Si interviene invece cercando di estrarre le larve. A questo scopo si applicano nell’occhio due gocce di anestetico locale e dopo qualche minuto si cerca di estrarre le larve con una pinzetta. Si prescrive un collirio all’ossido giallo di mercurio, che dovrebbe ammazzare le eventuali larve residue non rimosse, e un collirio decongestionante. Si consiglia di tenere l’occhio bendato per almeno 24 ore. La malattia lasciata decorrere senza alcun intervento guarisce spontaneamente in circa sette giorni.

 

La rinomiasi insorge quando la mosca spruzza le larve nella cavità nasale. E’ caratterizzata da una coriza intensa. Per questa forma non esiste alcun trattamento terapeutico specifico. La terapia è sintomatica. Per alleviare la sintomatologia rinitica si usano decongestionanti nasali in gocce da applicare 4 volte al giorno. La malattia segue quindi il suo decorso naturale e risolve spontaneamente in circa dieci giorni.

 

La faringomiasi si manifesta quando l’estro ovino spruzza le larve nella laringe attraverso la cavità orale. E’ caratterizzata da una tosse secca, stizzosa. Anche per la malattia causata dalle larve localizzate in questa sede non esiste un trattamento terapeutico specifico ma solo sintomatico. Si ricorre a gocce o sciroppi sedativi della tosse da assumere più volte al giorno. Anche in questo caso la malattia segue il suo decorso naturale e risolve spontaneamente in circa quindici giorni.

 

Per quest’ultima forma un sistema terapeutico tradizionale di dubbia efficacia consiste nel fare gargarismi con la propria urina più volte al giorno.

 

L’utilizzo della infestazione umana da estro ovino per stabilire il livello intellettivo delle persone, come faceva l’anziano pastore di Nurri, è discutibile in quanto chiunque trovandosi in una stalla può diventare la vittima casuale dell’estro ovino.