Su nuscu ‘e s’armidda/ a lu leare est unu bonu amparu:/ s’ammentu ’e sa ’idda/ l’intendo finamentra pius giaru. I profumi, gli odori, le tonalità variegate dei colori, influiscono sulle nostre percezioni, pescando dal torrente delle memorie quei ricordi che appaiono lontani, sbiaditi e sopiti. Come chi ritrova qualcosa che sapeva di non aver mai perso, così riemergono immagini e sensazioni del nostro vissuto, evocate dall’aroma intenso di un arbusto o dalle tinte sfumate di un paesaggio.

 

Rivivono i luoghi dell’anima, quelli intimi e profondi che ciascuno di noi porta nel cuore, accarezzati dalle essenze della nostra terra e dai suoi sapori forti, intensi. Il ricordo di antichi profumi riavvicina i lontani al paese natio e, nell’assenza, quegli odori familiari appaiono ancora più dolci.

 

Tue, Tonara, vantas/ gentil’e profumadu su terrenu,/ in issu ricas piantas/ ch’amorant de su chelu su serenu;/ magnetizzas, incantas. La “gentile Tonara” cantata da Peppino Mereu è un luogo ancor oggi capace di grandi suggestioni: la delicatezza del miele e delle mandorle, dalla cui dolce unione fiorisce il torrone, le tinte accese del rosso e del giallo, che colorano gli scricchiolanti letti delle foglie in autunno, le alte cime verdeggianti, candide nei mesi invernali, i noccioli e i castagni, le ricche fonti.

 

Lasciandosi guidare lungo i sentieri tortuosi che conducono nel cuore della Sardegna, si scopre con piacere che madre natura ha saputo salvaguardare le sue primizie per coloro che, con audacia e curiosità, sanno spingersi oltre i percorsi più inflazionati. La montagna rivela da sempre il fascino di luoghi appartati, le cui bellezze resistono inalterate, ancora capaci di dominare l’uomo con la loro maestosità e di mutare le proprie sembianze col passare delle stagioni.

 

Alle pendici del monte Muggianeddu, avamposto occidentale del massiccio del Gennargentu, il paese di Tonara si trova a cavallo tra la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai, in un ambiente naturale costituito da boschi di lecci, querce, castagneti e roverelle, ricco di acque e sorgenti. Majestosas muntagnas/ fizas de su canudu Gennargentu/ ch’in sas virdes campagnas/ sas nucciolas bos faghent ornamentu;/ seculares castagnas, chi supervas altzades a su bentu/ virdes ramos umbrosos,/ dulche nidu de cantos pibiosos (Peppino Mereu).

 

La sua particolare disposizione, su cui vegliano fiere le cime dei monti, ha destato grande interesse negli antichi viaggiatori, che hanno percorso con curiosità gran parte dei paesi dell’isola. Durante i primi anni del ‘900, nel suo diario di viaggio, Wagner scriveva: Uno dei villaggi più originali della Sardegna è la pittoresca Tonara, formata da quattro quartieri rigorosamente separati tra loro, i quali portano il nome di Tonéri, Arasulé, Teliseri e Ilalà.

 

Questi antichi rioni continuano a contraddistinguere il panorama tonarese e raccontano sommessamente di una comunità arcaica vivace e laboriosa, da sempre legata alle sue montagne e capace di reinventarsi, adattandosi a nuove situazioni. Il vicinato di Ilalà, abitato sino al 1930 ma ormai spopolatosi, ha lasciato tracce delle sua memoria nei ruderi delle antiche dimore, baluardi del tempo passato, e nella chiesetta di San Sebastiano.

Di recente, al centro di un altopiano calcareo, si è costituito un nuovo rione, quello di Su Pranu, volto moderno del paese. Osservandola da lontano nel suo insieme, l’immagine di Tonara appare quasi ramificata, protesa verso la montagna ed ancorata saldamente ad essa, con le propaggini dei suoi rioni che sembrano prolungarsi da un lato verso il cielo, dall’altro verso la valle, sfidando la pendenza del terreno. I suoi storici quartieri sono dei paesi dentro il paese, piccole comunità che si riconoscono nel proprio abitato, a cui sono legate da un forte sentimento di appartenenza, ma partecipano ad un’identità superiore che le include tutte.

 

Tra ampie macchie di verde spuntano i tetti delle case e si dirama una fitta rete di vicoli e sentieri che uniscono i diversi vicinati, una costellazione fatta di abitazioni e di strade. Il villaggio di Tonara prende il suo nome da un toneri che lo domina, formato da un deposito calcareo dolomitico, racconta La Marmora nel suo Itinerario dell’isola di Sardegna, mettendo in risalto le caratteristiche geologiche di questo territorio. Numerose le testimonianze prenuragiche, quali la grotta funeraria di Pitzu ‘e Toni e la domus de janas di Is Forreddus. Al periodo successivo risale invece Su Nuratze e Su Pranu, di cui oggi sono visibili solo alcuni resti. Nel 1388 fu redatto il primo documento che cita il nome del paese, contenuto nell’importante atto di pace sancito fra il re Don Giovanni d’Aragona ed Eleonora d’Arborea.

 

A Tonara sono legate anche le vicende di un villaggio, Spasuley o Spasulé, che si trovava a metà strada tra Sorgono e Atzara. I suoi abitanti, in seguito a scontri e contese con le popolazioni limitrofe, cominciarono a trasferirsi gradualmente nel più grande rione di Tonara, Arasulé, in cui si stanziarono definitivamente nel 1700.

Per godere in pienezza degli scorci suggestivi del paese, gustandone colori e profumi, è indispensabile procedere a piedi nel fitto labirinto di viuzze che percorrono Tonara dall’alto al basso, in un gioco continuo di rimandi che assecondano l’inclinazione del terreno con sentieri ora lineari, ora tortuosi. È la montagna a farla da padrona, imponendo una tipologia abitativa che l’uomo ha saputo abilmente abbellire mettendo a frutto i propri saperi. Is istrintorgios, le strettoie, sono presenti in gran numero all’interno del paese, a testimonianza di spazi semi-collettivi di accesso alle dimore, su cui si aprono numerose porte e finestre. Le antiche case appaiono strette ed alte, costruite a terrazzamenti per ovviare al dislivello e accostate le une alle altre.

 

A dominare è l’utilizzo della pietra di scisto legata col fango, e le tonalità vivaci delle facciate, ancora visibili, che caratterizzano il volto di Tonara nei colori terra e oltre mare. Espressione tipica del paese sono anche i riquadri celesti posti a cornice di porte e finestre, e i tanti pergolati avviluppati alle spire dei balconcini in ferro battuto, frutto di una sapiente abilità artigiana. Sui tanti vicoli in selciato si affacciano i particolari portali con la lunetta e i parapetti in legno, che si prolungano sulla facciata.

Tonéri, Arasulé e Teliseri ammaliano i visitatori per il loro fascino misterioso e arcaico e, ognuno con le proprie prerogative, fissa l’immagine di un tempo lontano e del lento ed incessante scorrere della vita di montagna. All’interno del paese vi sono tre importanti costruzioni. La prima è casa Porru, un’abitazione caratteristica tonarese in scisto e legno, adibita in passato a prigione. Vi è poi la chiesa parrocchiale di San Gabriele.

 

Eretta nel XVII secolo e ricostruita nel XIX, conserva un bassorilievo, incassato nella facciata, il presbiterio ed il campanile, costruiti nel 1607. Infine la chiesa cinquecentesca di Sant’Antonio da Padova, che ha al suo interno pregevoli dipinti murari settecenteschi, realizzati dalla bottega degli Are e raffiguranti scene di vita del santo. Le bellezze naturali e paesaggistiche e gli scorci incantevoli nel cuore dell’abitato racchiudono una propria intensa storia personale, legata alla gente che ha vissuto questi luoghi, amandoli e soffrendoli. Tonara ha compiuto un percorso molto singolare rispetto ai paesi vicini e ha da subito dovuto fare i conti con la sua diversità. “La nostra comunità ha un passato molto complesso e differente dal contesto in cui è inserita” afferma il sindaco Renato Tore.

 

Già alla fine dell’800 molte persone hanno dovuto scegliere la via dell’emigrazione, tanto che Tonara è stato il primo paese barbaricino a risentire in modo drastico di questo doloroso fenomeno, che ha segnato in modo indelebile la comunità. La necessità di sopravvivere ha spinto chi è rimasto a trovare nuove soluzioni e strategie per non abbandonare la propria terra. Mentre tutti i centri del circondario e della Barbagia in generale proseguivano nelle classiche iniziative agro-pastorali, Tonara cominciava progressivamente ad abbandonare queste attività, favorendo la nascita di altre e rivolgendo la propria attenzione al settore artigianale. Gli ambulanti ed i torronai ebbero il sopravvento, così come gli impresari del legno e del carbone.

 

“Fino agli anni ‘60 abbiamo mantenuto il primato sulle attività artigianali”, spiega con orgoglio il sindaco. “Il paese ha conosciuto una grande vivacità specialmente in ambito tessile, nel quale si è distinta l’abilità sapiente delle tessitrici e dei maestri di sartoria, rinomati ovunque per l’alto livello qualitativo delle proprie creazioni”. La perizia artistica si allarga poi ad altre importanti tradizioni, quella della lavorazione del legno e del ferro, che hanno visto fiorire eccellenti artigiani. Tonara, tuttavia, continua ad essere ricordata per due attività molto singolari e quasi uniche: la produzione del torrone e quella dei campanacci, due arti straordinarie la cui origine è avvolta dal mistero.

 

“Queste peculiari tradizioni del nostro paese, derivano probabilmente da residui di memoria collettiva tramandatasi in millenni di storia”, racconta Renato Tore. “L’aspetto interessante da evidenziare, dal punto di vista sociologico, è l’innegabile capacità dei tonaresi di cambiare, adattandosi a nuove situazioni, e di sperimentare, spinti dalla necessità, qualcosa di innovativo”. Il paese infatti si rivela fin da subito per il suo carattere di apertura e di accoglienza che, in qualche misura, ha influito anche sulla curiosità della popolazione e sul proprio modo di rapportarsi alla realtà esterna. Il mestiere de su carratoneri richiede grande sacrificio e volontà.

 

Sempre ramingu senza tenner pasu,/ dae una idda a s’attera t’ifferis”, scriveva Peppino Mereu. Il torronaio, infatti, ha viaggiato da sempre in tutta la Sardegna, e ha avuto modo di confrontarsi con altre culture e tradizioni, riportando a Tonara importanti elementi di novità. I sonaggiargios, ossia i fabbricanti di campanacci, sono depositari degli straordinari segreti della fusione. Un’arte affascinante che pochi conoscono e praticano, testimone del forte legame col mondo pastorale. Arcaico e melodioso il suono che proviene dalle loro botteghe, nelle quali prendono vita manufatti unici e perfetti, utilizzati recentemente anche come strumenti musicali. L’aspetto economico del paese è in continua evoluzione. Il settore del rimboschimento, del quale i tonaresi sono stati pionieri, sta vivendo un momento di stasi, dato dal fatto che i terreni comunali sono limitati e le proprietà frammentate.

 

Discreto è lo sfruttamento del patrimonio forestale, rivolto principalmente alla produzione di legna da ardere e in piccola parte al legname da opera. Indiscusso fiore all’occhiello dell’economia locale è il commercio e la produzione del torrone. “Le industrie presenti a Tonara, oltre a garantire un buon numero di posti di lavoro, hanno raggiunto uno sviluppo tecnologico elevato, grazie alle locali capacità imprenditoriali”, spiega il sindaco. La produzione del torrone ha ormai superato il mercato dell’isola per approdare in varie regioni dell’Italia, ma anche all’estero, in Giappone, Indonesia e America.

 

Nella patria dell’amatissimo Peppino Mereu, è sempre vivace la passione per la poesia e l’attaccamento alle proprie radici culturali. La magia dei versi e del canto è fortemente ancorata al passato, quando vigeva l’usanza di sa musìca, la serenata a mutos per rivelare alla donna amata i propri sentimenti. Ne erano interpreti amici e cantori, che davano vita ad un simpatico confronto fatto di domande e risposte. Il paese, inoltre, esercitava il controllo sociale mettendo alla pubblica berlina le persone ritenute responsabili di azioni non condivise.

Quest’usanza è passata nei riti del carnevale tonarese attraverso su coli coli che, con ironia pungente, enfatizza gli aspetti negativi degli individui poco stimati dalla collettività. Altra prerogativa di Tonara è il singolare codice linguistico adoperato nel vicinato di Toneri, su suspu, il cui fine è poter colloquiare in un ambito ristretto, senza farsi comprendere da altre persone.

 

Il personaggio indiscusso che dà lustro al paese è Peppino Mereu, accorto cantore di amori, passioni e lotte sociali. La produzione del poeta tonarese è strettamente legata al rapporto con la sua terra d’origine, di cui esalta le bellezze naturali ed i luoghi di maggior fascino, e al racconto della sua gente, fiera e caparbia pur nelle difficoltà, così simile a quelle montagne che la sovrastano. Riecheggia ancora la musicalità dei versi di Mereu: il suo canto parla di Tonara, e Tonara parla di lui. Percorrendo le strade del paese, qualcuno ode ancora un allettante invito a ristorarsi nelle sue fresche e placide fonti:

 

Eo so Galusè,

logu delissiosu de incantu,

firm’inoghe su pé,

o passizeri, cust’est logu santu:

deo cunfid’in te;

zelt’has accurrer a mi dare vantu,

cun bellas cumpagnias,

a t’infriscare de sas abbas mias