Il nuraghe polilobato sito nel comune di Osini corona un paesaggio da favola, quello dei Tacchi d’Ogliastra, suggerendo allo stesso tempo grandi novità nella preistoria della Sardegna.

 

Percorrendo diversi chilometri dall’abitato di Osini, attraverso l’affascinante gola di San Giorgio, si giunge a quota 974 metri sulla cima più elevata del Tacco di Osini. Un paesaggio quasi lunare di cime e valli profonde, caratterizzato dalla componente di calcare, è coronato da un monumento preistorico, il nuraghe Serbissi, di particolare bellezza e complessità. Considerata la piattaforma che lo ospita, la struttura non mostra torri simmetriche e articolate con più piani tranne la torre centrale denominata A.

 

Il complesso non mostra nemmeno una forma equilibrata ma, adattandosi alla conformazione del tacco, presenta una torre secondaria B a NE, una torre C aggiunta a W e una torre D aggiunta a Sud, tutte raccordate seguendo una forma ovale dall’antemurale e da alcune capanne  – o secondo recenti studi residui di torrette (F). Per chi ha già visitato diversi edifici nuragici la stranezza del complesso salta subito all’occhio suscitando nell’osservatore diversi interrogativi. Forse per ripianare la pavimentazione della struttura, dopo l’ultima campagna di scavo, una considerevole quantità di ghiaia è stata stesa sul pavimento del mastio, andando a colmare avvallamenti e buche profonde quali quella scoperta nella torre B. Sistemata a Nord del mastio con ingresso a SE, una base di m 5,40 di diametro e uno spessore murario di 1,20 m, la torre a due piani B si mostra sopraelevata rispetto al piano di calpestio e presenta nel pavimento una botola per un ambiente sottostante a tholos ritenuto un silos.

 

Importante sottolineare come nel piano d’accesso ci fosse un focolare con base d’argilla rossa. La torre centrale con ingresso verso SE mostra invece una volta considerevolmente bassa (circa 4,10 m di altezza per un diametro in camera di 3,90 m) e incrementa l’elenco delle anomalie presentando all’interno una canaletta di deflusso verso NW e evidenti tracce di umidità nel pavimento opposto all’ingresso. Il lato sinistro del corridoio d’accesso si sviluppa in una scala elicoidale che sale sulla camera soprastante semidistrutta di dimensioni ridottissime probabilmente riservate a un solo individuo. La torre C, di forma oblunga anziché circolare, riceve lo scolo proveniente dalla torre A, infine la torre D completa l’insieme fornendo spunto per diverse riflessioni. Di sezione cilindrica, anziché come tutte le altre di sezione tronco conica, la torre D è l’unica ad avere l’ingresso rivolto verso NE, è l’unica a non essere addossata alla torre centrale e presenta feritoie lungo tutto il suo perimetro.

 

A cosa sono dovute tutte queste differenze? Cosa spinse il gruppo umano insediatosi a realizzare una torre così anomala? A questa riflessione vogliamo aggiungere che sottostante il complesso si sviluppa una grotta di notevoli dimensioni originatasi circa 70 milioni di anni fa dalla pressione e dal continuo lavorio delle acque sottostanti. La cavità è provvista di tre accessi: uno verso Gairo, il secondo verso Osini e il terzo a pozzo ad una quota di 952 metri. Gli studi effettuati rivelano, senza ombra di dubbio, una frequentazione della grotta sin dal Bronzo Medio (1600-1300 a.C.), da parte degli stessi abitanti dell’insediamento soprastante, tanto da portare gli studiosi a considerare che, in base ai reperti fittili e organici, i vari ambienti fossero destinati allo stoccaggio di diversi prodotti.

 

L’analisi dei fittili ritrovati nel villaggio annesso rivela un’intensa produzione ceramica, forse poco depurata da pietrisco vario o forse volutamente creata per dare solidità maggiore ai manufatti. Da dove arriva l’arenaria utilizzata nei manufatti? Cosa spinse i Sardi di allora a creare un pozzo d’accesso alla grotta quanto ne sfruttavano gli accessi naturali? Per quale motivo venne creata una torre cilindrica con ingresso a Nord quando la consuetudine era edificare le strutture coniche con ingresso a Sud? Come mai questa struttura è staccata dall’insieme e si trova a Sud del corpo principale? Potremmo iniziare rispondendo che l’arenaria usata negli impasti è di provenienza locale e probabilmente venne estratta nella grotta calcarea sottostante, come avveniva persino a Ortu Comidu – Sardara, dove veniva estratta sfruttando sia le cavità naturali sia il pozzo artificiale.

 

La camera principale con la canaletta di scolo dà l’idea di un luogo dove modellare vasi con l’ausilio dell’acqua. In merito alla torre cilindrica con le feritoie possiamo elaborare che si tratti di una fornace con gli spifferi per la combustione alla quale possiamo accostare torri simili presenti al Nuraghe Nolza di Meana Sardo e al Nuraghe Adoni di Villanova Tulo, o ancora al Nuraghe Ortu Comidu di Sardara, luoghi dove viene testimoniata un’intensa attività di cottura. In questi contesti possiamo notare che le torri anomale sono sempre staccate dal corpo principale per non cedere calore al resto della struttura. In località dove i venti dominanti soffiano da maestro, questi forni avevano l’imboccatura controvento e non esponevano il fuochista a vampe e pericoli. Abbiamo dato in pratica una nuova chiave di lettura a parti di nuraghi complessi, finora visti erroneamente come fortezze per capi importanti e capi minori o come in questo caso alloggiamenti per soldati, riconsiderandole, in modo più realistico, come forni di cottura per le esigenze di una società complessa quale quella che popolava la Sardegna nell’Età del Bronzo.