Parafrasando le parole di Enrico IV: Parigi val bene una gara poetica. Anzi due. Entrambe in sardo logudorese. Bruno Agus e Giuseppe Porcu hanno portato l’improvvisazione sarda nel cuore della cultura mitteleuropea, facendola entrare di diritto nel novero dell’arte colta. Un viaggio tra cattedratici, esperti, che tuttavia non rinnega l’anima popolare della contesa. Un vero nettare lirico, capace di soddisfare  anche i palati sopraffini d’Oltralpe che, abituati all’effervescenza delle bollicine dello champagne o al gusto intenso dei grandi rossi del Bordeaux, si sono abbeverati alla limpida fonte della poesia orale.

 

È stata salutata da un successo di pubblico e critica l’esibizione di due dei poeti più apprezzati dell’ormai sparuto gruppo rimasto in attività in Sardegna, Bruno Agus e Giuseppe Porcu, accompagnati dai tenores di Oniferi, in una due giorni parigina che li ha portati lontani dal clima familiare e confidenziale della piazza di paese, per calcare il palco del teatro de La Maison des Cultures du mond, nel cuore di un quartiere composto e sobrio dominato dalla torre di Montparnasse.

 

L’esibizione, accolta con grande curiosità e attenzione dalla direzione artistica del Festival de l’Imaginaire, è stata un trionfo decretato dal pubblico transalpino che ha applaudito a lungo i vati di Sardegna, al debutto in un palcoscenico così prestigioso. Qui la vera novità capace di intrigare gli stessi improvvisatori era la caratteristica del pubblico che assisteva alla gara a cui avrebbero rivolto le loro ottave. Un uditorio non regionale: in teatro non c’erano gli emigrati nostalgici o i loro figli che a più riprese hanno abbandonato l’isola per cercare lavoro e un futuro lontano dalla Sardegna, ma docenti universitari, etnomusicologi, linguisti e studenti che proprio sulla poesia nelle sue differenti forme hanno seguito dei seminari di approfondimento sulle differenti forme ed espressioni in uso nei vari continenti.

Un pubblico preparato e fortemente motivato dallo spettacolo imprevedibile della gara. Mai uguale a se stessa. Lo dicono gli stessi poeti, umorali e condizionabili da una molteplicità di fattori: hanno vissuto con grande emozione le tante attenzioni a cui sono stati sottoposti.

 

La serata parigina ha racchiuso per Porcu e Agus un pathos e un’attesa particolari. Rispetto alle gare che affrontano in Sardegna sanno che la contesa durerà non più di quaranta minuti, ma sono allo stesso tempo consapevoli che parlare ad un pubblico non sardo è un’incognita che non riescono a interpretare e soppesare.

 

Sono state ben due le serate riservate alla magia della gara poetica accompagnata dalle voci gutturali del tenore San Gavino di Oniferi che ha riportato nella capitale francese i fratelli Francesco, Giovanni e Carmelo Pirisi e Raimondo Pidia. Si sono ritrovati nello stesso luogo dove, giusto pochi anni fa, l’Unesco riconobbe al canto a tenore l’aurea di bene immateriale dell’Umanità.

 

Una rappresentazione, quella degli estemporanei sardi, che ha elevato i versi in limba fino a raggiungere un livello altissimo, creando un’emozione capace di fare breccia nel pubblico francese. Il miracolo è stato reso possibile dalla docente Maria Manca, originaria di Fonni, e dall’interprete-traduttore Fabrizio Giuffrida grazie a un innovativo sistema di traduzione simultanea. Sono stati loro a trasferire a tempo di record le ottave dal sardo logudorese al francese, trascrivendo le parole su un pc che a sua volta le proiettava su uno schermo gigante alle spalle dei poeti.

 

Un accorgimento che ha consentito alla gente che assisteva alla disputa di apprezzare la precisione della metrica, l’ironia delle ottave, ma sopratutto i contenuti della gara, mai banali e scontati, capaci di toccare con acume materie come storia, letteratura, mitologia, scienza, politica, senza dimenticare la cronaca quotidiana. “Abbiamo improvvisato anche noi – ha detto Maria Manca – traducendo, se non proprio tutta l’ottava, i concetti principali, che hanno reso possibile alla gente di comprendere i contenuti e la bellezza della gara. Un esperimento riuscito direi, almeno a giudicare dalle reazioni della gente”.

 

Per l’esordio è Giuseppe Porcu, 26 anni di Irgoli, da quasi dieci anni sul palco, a prendere per primo la parola e far sentire la sua voce: Cando a seighi annos in sa pitzinnia/ che so pigadu a su palcu una sera/ isperende de fagher carriera/ improvisende in sarda poesia/ a Parigi non mi lu isetaia/ chi pro cantare bennidu ch’essera./ De Frantza in sa distinta capitale/ bos fato unu saludu cordiale. Risponde Bruno Agus, di Gairo: Dae sa mia patria nadale/ inue m’at partoridu mama mia/ so ’énnidu a cantare in poesia/ a sa ’ostra frantzesa capitale/ cun su coro pienu ’e allegria pro custu importante festivale/ dedicadu a s’mmaginatzione/ e bos saludo cun afetzione.

 

Le prime ottave regalano anche i primi applausi del pubblico, accorso a una delle quaranta serate nel cartellone del Festival de l’Imaginaire, un vero evento che da tredici anni rappresenta il meglio della cultura mondiale, tra espressioni musicali, teatrali e identitarie, riproposte a un pubblico attento alle manifestazioni ancora immuni dal cannibalismo della globalizzazione, capace di fagocitare nel nome del progresso.

 

Così, le dispute in versi tra il giovane poeta di Irgoli Giuseppe Porcu e Bruno Agus, originario di Gairo e da alcuni anni trapiantato nel centro della Baronia, ha offerto momenti davvero esaltanti. La prima sfida ha visto i due confrontarsi e tentare di far prevalere la ragione (Porcu) e la fantasia (Agus), mentre nella seconda gara del giorno successivo, tenutasi di fronte agli studenti dell’Università 7 di Parigi, Porcu ha cantato le virtù della scrittura contrapponendole alle motivazioni del suo avversario che ha invece difeso strenuamente l’oralità della parola.

Non potevano mancare da parte dei poeti, a più riprese durante la gara, chiari riferimenti alla nazione che li ospitava. Nelle ottave sono entrati il premier Berlusconi, il presidente Sarkozy e la sua compagna Carla Bruni, l’attrice italiana ma francese d’adozione Monica Bellucci e i simboli della grandeur della capitale come la torre Eiffel, o il movimento culturale dell’Illuminismo, l’impero romano, l’amore sognato e quello realmente vissuto, la cronaca politica con la discussa intesa franco–italiana sul nucleare, per perorare chiaramente la causa delle energie rinnovabili. 

 

Una capacità e una padronanza di concetti e di cultura a tutto tondo che gli spettatori hanno mostrato di gradire tributando ai poeti generosi applausi e apprezzando con una risata la loro fine ironia. Magari con qualche secondo di ritardo, giusto il tempo necessario di veder comporre velocemente sulla parete la traduzione come veloce corre il pensiero dei poeti.

 

Un genere fatto scoprire qui a Parigi dall’etnomusicologo Bernard Lotart Jacob, consulente del festival diretto da Arwad Esber che in Sardegna è di casa e dove negli anni ha condotto numerose ricerche sull’universo sonoro isolano. “La poesia è qualcosa di speciale, un universo unico, dotto, ricco di ironia e di citazioni, una vera rappresentazione di assoluto valore. Un qualcosa di filosofico che valeva la pena far conoscere al pubblico del Festival de L’Imaginaire”, ha detto Jacob, “mi chiedo ancora come mai l’Unesco riconoscendo il canto a tenore patrimonio immateriale dell’umanità abbia potuto dimenticare  la poesia estemporanea”.

 

La trasferta di Parigi ha offerto anche un confronto con un’altra espressione poetica del Mediterraneo, la glosa delle isole Baleari, raggiungendo uno degli obiettivi del festival, nato per esplorare, scoprire e rivelare tradizioni culturali con le loro specificità, spesso mai approdate in Francia. Soddisfatti i poeti che non nascondono però una punta di amarezza. “Ci dispiace constatare che spesso fuori dall’isola arrivino i riconoscimenti e gli apprezzamenti più graditi”, dicono Agus e Porcu. “Ci piacerebbe che in Sardegna ci fosse la stessa attenzione per il nostro patrimonio”.