Dieci anni di sospetti, richieste di chiarimenti, indagini avviate e mai concluse. 3650 giorni in attesa di una verità che tarda ad arrivare. Che cosa nasconde il poligono militare di Capo San Lorenzo? Quali sono i segreti inconfessabili custoditi all’interno dell’area utilizzata per esercitazioni militari e test sperimentali delle industrie belliche? C’è davvero una relazione tra l’attività del poligono e l’aumento dei tumori tra le popolazioni del Salto di Quirra?

 

Nessuno finora è stato in grado di dare risposte certe. Le analisi e i monitoraggi effettuati in questi anni non hanno risolto il mistero. La speranza di arrivare a una verità non è però tramontata. La Procura di Lanusei, nei giorni scorsi, ha deciso di aprire un’inchiesta dopo la pubblicazione dei risultati di un’indagine condotta da due veterinari della Asl di Cagliari e Lanusei.

 

Secondo le loro analisi, il 65% degli allevatori che lavorano in un raggio di 2,7 km dalla base ha contratto malattie tumorali. Dieci allevatori su diciotto, nel decennio 2000-2010, si sono ammalati di leucemia. Nei loro ovili aumentano i casi di agnelli e vitellini nati con gravi malformazioni. Si tratta di analisi parziali, si è affrettata a precisare la ASL, riferite a un solo lotto dei cinque oggetto di indagine. Successivamente il Ministero della Difesa ha diffuso i risultati delle verifiche ambientali su altri due lotti che confuterebbero le conclusioni dei due veterinari: nessuna traccia di sostanze pericolose nel suolo, nelle piante, negli ovili di Quirra.

 

Analisi contestate dalle associazioni ambientaliste. Chi ha ragione? La confusione non aiuta. Anzi. In questi casi trovare la verità diventa impresa ardua. I dati però, seppur incompleti, rimangono. E su questi la Procura di Lanusei ha deciso finalmente di fare chiarezza. L’indagine si annuncia difficile: lo Stato italiano, finora, più che della tutela della salute del personale in servizio a Capo San Lorenzo e delle popolazioni civili che vivono e lavorano nelle vicinanze della base, si è preoccupato di salvaguardare il segreto militare. Gli interessi in gioco sono enormi: l’affitto del poligono per gli esperimenti bellici costa 50.000 euro all’ora. In alcuni giorni, quando a Perdasdefogu operano più soggetti (contingenti stranieri e industrie che producono armamenti), il giro d’affari tocca il milione di euro. Soldi incassati dal Ministero della Difesa che si accontenta di una semplice autocertificazione sul tipo di armi utilizzate da parte di chi affitta la struttura.

 

L’inchiesta aperta dal Procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, accerterà se le gerarchie militari erano a conoscenza di tutto quello che avveniva all’interno del poligono, compreso l’eventuale utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. Il sospetto è proprio questo: le nanoparticelle sprigionate dalle esplosioni delle bombe e dall’impatto dei missili sui bersagli sarebbero la causa dell’insorgenza delle neoplasie. Maria Antonietta Gatti, responsabile del Dipartimento di Neuroscienze delle Università di Modena e Reggio Emilia, ha rilevato negli anni scorsi la presenza di metalli pesanti sui tessuti di alcuni soldati che si erano ammalati di leucemia dopo aver partecipato alle missioni nei Balcani. Sostanze trovate anche a Quirra nelle cellule degli agnelli nati con sei zampe o senza occhi.

 

Per questo, Fiordalisi ha deciso di chiamarla a far parte del pool di esperti della Procura di Lanusei, di cui fanno parte anche un fisico nucleare dell’Università di Sassari e un ingegnere ambientale calabrese. I magistrati vogliono far presto: nei giorni scorsi sono stati posti sotto sequestro i bersagli usati per le esercitazioni, vecchi carri armati soprattutto. L’obiettivo è capire se i campioni prelevati contengano tracce di materiale radioattivo o metalli pesanti. La prova, insomma, dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. Ma non è tutto: la Procura ha acquisito anche i dati epidemiologici del registro tumori della Provincia di Nuoro.

 

La Procura indaga su tre ipotesi di reato: omicidio plurimo, omissione di atti d’ufficio, inquinamento ambientale. “Accogliamo con favore l’iniziativa della Procura di Lanusei”, dice Mariella Cao, esponente del comitato Gettiamo le basi che da anni si batte per la chiusura dei poligoni militari in Sardegna. “Qualcuno si accorge che c’è una strage in corso e prende atto dei morti e dei malati che nessuno ha mai voluto vedere. Teniamo però alta la guardia: non è la prima volta che si aprono inchieste poi finite nel porto delle nebbie”. Tutto vero. Nessuno finora ha spiegato perché dal 2001, nella frazione di Quirra, su 150 residenti si sono contati 30 casi di tumori e leucemie. Malattie con un alto tasso di incidenza anche a Villaputzu, Muravera e San Vito. Nessuno è riuscito a spiegare le cause delle gravi malformazioni riscontrate su nove bambini, nati negli anni ’80 a Escalaplano. Dopo tanti anni è doveroso pretendere chiarezza. Ottenere che si arrivi finalmente alla verità.