Durante la parte finale del Medioevo, ad Alghero si stabilì un’importante comunità ebraica – la seconda comunità ebraica della Sardegna medievale dopo quella di Cagliari. La storia degli ebrei algheresi è interessante e merita di essere brevemente raccontata.

 

 
Già nel Duecento, nei primi anni di vita della città medievale di Alghero, i mercanti ebrei di Marsiglia, Provenza e Linguadoca ebbero probabilmente un ruolo di rilievo nel commercio del corallo algherese e la loro frequentazione del porto di Alghero fu intensa e significativa.

 

 
Non sappiamo se qualcuno di questi mercanti ebrei già nel Duecento o nel primo Trecento abbiano fissato la propria residenza ad Alghero, cosa che avvenne in modo massiccio dopo la metà del Trecento.
Vediamo come. Nel Medioevo, per oltre un trentennio dopo l’invasione catalano-aragonese dell’Isola, Alghero rimase un caposaldo della resistenza capeggiata dai Doria contro gli Aragonesi, fino a quando nel 1354, la città si arrese all’assedio di Pietro IV d’Aragona. La rifondazione etnica di Alghero (da città sardo-ligure a città catalana) fu determinata da quell’episodio, con l’allontanamento dalla città dei sardo-liguri e con il successivo ripopolamento della città ad opera di pobladors catalano-aragonesi, dopo la definitiva occupazione operata da Pietro IV.

 

In quell’occasione, si stabilì ad Alghero un primo nucleo di 30-40 famiglie ebraiche, di provenienza catalana, aragonese, maiorchina, castigliana e siciliana.

 

Nei decenni successivi, tra il 1370 e l’inizio del XV secolo, si insediarono ad Alghero, in due differenti ondate, altre famiglie ebraiche di ricchi mercanti provenienti dal sud della Francia, dalla Provenza e dalla Linguadoca.Il ruolo che gli ebrei algheresi ebbero in città fu davvero importante, anche in ragione delle ricchezze di cui alcune di queste famiglie disponevano: nel Quattrocento,  troviamo ebrei algheresi impegnati a lavorare o a finanziare opere pubbliche,come tratti di fortificazioni urbane di Alghero.
La comunità ebraica medievale di Alghero era comunque piuttosto varia dal punto di vista sociale, in quanto gli ebrei appaiono impegnati nei mestieri più diversi e con una spiccata base artigianale.

 

Come a Barcellona, gli ebrei stabilirono il loro quartiere in prossimità del porto, sulla penisola che si protende a protezione del porto naturale, in un’area circondata da tre lati dalle mura civiche. Nonostante il loro apparente isolamento (un “ghetto”), rispetto al resto della città, per i buoni rapporti che la comunità ebbe sempre con i cristiani, il quartiere ebraico non sembra delimitato da confini esatti rispetto alle altre zone della città.

 

 

Fra gli ebrei di provenienza francese, ad Alghero ebbero un ruolo decisivo i Carcassona, la famiglia ebraica più illustre ed economicamente potente della Sardegna, i cui membri furono concessionari di incarichi istituzionali.

 

La vita di questa comunità non fu semplice. La presenza dei Carcassona, per i rapporti privilegiati che questa famiglia ebbe con la corte aragonese, dovette alleggerire, per gli ebrei algheresi, il peso della crescente discriminazione attuata, nel XV secolo, nei confronti dei giudei residenti nei territori della Corona. In Sardegna come nel resto del regno, questa repressione culminò, con l’espulsione decretata nel 1492 con l’Editto di Ferdinando il Cattolico.

 

 

L’archeologia degli ebrei ad Alghero. Il quartiere ebraico
A fronte di un interesse storico così ampio, che cosa può dirci l’archeologia? A partire dal 1997, i lavori di riqualificazione urbanistica del centro storico hanno determinato ampi scavi in aree occupate dal quartiere ebraico medievale della città.  L’ex Ospedale Vecchio, il Monastero di Nostra Senora del Pilar, la Chiesa di Santa Chiara e la Piazza di Santa Croce.

 

Secondo le fonti scritte medievali, attorno alla sinagoga (con probabilità, l’attuale area di Santa Croce) si estendeva il quartiere ebraico: vi si trovavano i grandi palazzi delle famiglie più abbienti (come i Carcassona ed i Cohen), ma anche case a più piani, con botteghe e magazzini ai piani terreni, circondate da cortili ed orti, ed ancora edifici più semplici, secondo quella stratificazione sociale, ricchi mercanti ebrei ed umili artigiani correligionari, prima ricordata.
Il grande complesso architettonico del monastero di Santa Chiara – ubicato nel pieno del quartiere ebraico – è interessato dal 2007 da un cantiere di restauro, che ha la finalità di trasformare l’area in sede della Facoltà di Architettura dell’Università di Sassari.

 

Gli scavi della navata della chiesa di Santa Chiara (scavi 2000-2005) hanno portato in luce le testimonianze di come si presentava l’area occupata nel Seicento dall’insediamento del monastero, quando era occupata dal quartiere civile e delle strade che lo attraversavano. Il dato certamente più interessante è costituito dai resti di edifici medievali, databili tra XIV e XV secolo, compatibili con la cronologia del quartiere ebraico e demoliti per la costruzione della chiesa e del monastero..
Per la costruzione della chiesa e del monastero vennero cancellati gli sbocchi verso mare di alcune strade (Carrer de Sant Elm; Carrer de les Monges; Carrer de Santa Creu) e si realizzò un’impegnativa operazione immobiliare di acquisizione di edifici esistenti nella zona, che furono demoliti per ricavare lo spazio necessario per l’edificazione del complesso religioso.

 

Anche in un’altra ampia area attualmente in corso di scavo sotto il Bastione Pigafetta sono emersi nel 2008 resti di edifici che si allineano sull’asse dell’antico Carrer de les Monges (attuale via Ospedale), a sottolineare l’originaria prosecuzione del quartiere ebraico e del percorso stradale, prima dell’inserimento nell’area del nuovo monastero.
In un caso è stato individuato un cortile o giardino, dell’ampiezza di 100 mq circa, strutturato nel XV secolo con forme architettoniche (pilastri in muratura) che possono rimandare ad una committenza privilegiata e trovare riferimenti nelle fonti scritte.

 

I dati archeologici dell’area del cortile del monastero suggeriscono una cronologia – per la demolizione degli edifici rinvenuti al tardo XV secolo, momento della cacciata degli ebrei dai territori regi, determinata dall’editto di Ferdinando il Cattolico nel 1492.

 

 

Nel secolo successivo al bando del 1492, il quartiere ebraico di Alghero nel XVI secolo si presentava in un complessivo stato di degrado, con rovine ed edifici ancora in uso.    È possibile che questa situazione disomogenea del quartiere ebraico nel XVI secolo rispecchi i differenti comportamenti che gli ebrei di Alghero ebbero nei confronti dell’obbligo della conversione, che determinarono la continuità o la cesura della loro residenza in città. Le conversioni di facciata furono certamente numerose, dettate da interessi economici, in quanto sappiamo della persistenza in città di facoltose famiglie ebraiche ancora nel XVI secolo, ben oltre la data dell’editto di espulsione.

 

 

Marco Milanese
Ordinario di Archeologia Urbana
Università degli Studi di Sassari