La Sardegna? È nel Mar Rosso! Proprio in mezzo. È abitata da genti di etnie diverse, in perenne guerra fra di loro. Arrivano i nostri con navi, carri armati, aerei e migliaia di uomini in assetto da combattimento e riportano la pace. Sembra un film, ma non lo è. Diciamo che è la recita di una guerra simulata. Se si preferisce, la prova di una missione a carattere umanitario. Solo che in questo caso gli attori hanno sparato davvero: dalle navi, dagli aerei, dagli elicotteri, durante gli sbarchi e la conquista del territorio nemico. Protagoniste le forze di intervento rapido della Nato, che dal 2 al 13 marzo si sono esercitate nel Mediterraneo, con imponenti manovre concluse nel poligono militare di Capo Teulada.

 

Porto Scudo e Zafferano, territori nemici, sono stati il luogo di sbarco di centinaia di uomini delle forze anfibie, impegnate ad invadere l’isola di Sardrus. Una sorta di test per interventi reali in aree di crisi internazionale. Le coste di Teulada, secondo le forze armate, rappresentano il luogo ideale per recitare un copione che prevede isolamento di etnie in lotta, liberazione degli ostaggi, intervento di mezzi corazzati, truppe terrestri e quant’altro costituisca la scenografia e i protagonisti di questi spaventosi giochi di guerra. Oggi si parla soprattutto di mantenimento della pace.

 

Sarà un caso, ma ogni volta che s’è verificata una situazione di crisi internazionale che abbia richiesto interventi armati, le prove sono state fatte a Teulada. L’operazione di qualche settimana fa, denominata Loyal Mariner 2009, è servita a testare le capacità di combattimento delle componenti marittime delle forze di risposta Nato, una parte delle forze di intervento rapido. Loyal Mariner era legata, infatti, all’esercitazione Loyal Ledger, altro test di combattimento diretto dal comando delle forze terrestri. L’addestramento aveva l’obiettivo di preparare le forze armate internazionali ad interventi umanitari, rispondere a situazioni di crisi, provvedere alla sicurezza o riportare stabilità nei territori interessati.

 

Nell’isola di Sardrus, convenzionalmente spostata in mezzo al mar Rosso, è stato così proposto uno scenario non  molto diverso da quelli degli ultimi anni, caratterizzati da una forte instabilità politica e sociale e da situazioni di assenza di democrazia. Ma le forze armate si stanno occupando, sempre di più, della repressione di fenomeni illeciti come pirateria, traffico di esseri umani, terrorismo, immigrazione illegale. Loyal Mariner, dunque, è stato organizzato proprio in vista di un potenziale impiego delle componenti marittime di diverse nazioni anche in queste situazioni.

 

Le operazioni sono state simulate su diverse aree. La componente terrestre si è esercitata in Germania, quella navale nel Mediterraneo, in particolare davanti a Capo Teulada. Nelle operazioni sono state impiegate 14 navi. Tredici gli Stati partecipanti, con alcuni osservatori della Finlandia. Importante anche l’impiego dell’aeronautica italiana con simulazioni d’intervento contro le aree costiere. Il clou dell’esercitazione si è avuto il 10 marzo, con la presentazione ai media delle fasi più importanti. La nave Etna, unità di rifornimento della Marina Italiana, ha costituito la base operativa delle forze di altura. Da qui l’ammiraglio Claudio Gaudiosi, comandante interforze, ha diretto l’esercitazione.

 

Forze speciali, con l’ausilio degli elicotteri, hanno effettuato il controllo della nave “non identificata” per neutralizzare eventuali attività illecite. La nave da sbarco spagnola Castilla ha ospitato invece tutte le truppe anfibie che, precedute dalla ricognizione degli elicotteri, hanno poi costituito una testa di ponte nella spiaggia di Porto Scudo, avamposto dei nemici di Sardrus. Nella stessa area i corpi speciali della Marina Italiana hanno predisposto un centro anticrisi per il controllo e l’assistenza della popolazione civile. All’esercitazione hanno partecipato le forze armate di Italia, Francia, Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Olanda, Grecia e Lettonia. Per quanto riguarda l’Italia sono state soprattutto le forze della Marina a costituire il grosso della rappresentanza. Erano presenti tre fregate: Etna, Stromboli e San Giusto; il rimorchiatore Palinuro ed il cacciamine Gaeta. L’aeronautica ha messo a disposizione i suoi Tornado.

 

Inutile dire che anche questa esercitazione, come tutte le altre che da oltre mezzo secolo si svolgono nei mari del Sud Sardegna, ha contribuito a devastare l’ambiente e a incrementare la presenza di ordigni di vario genere nei fondali marini e lungo la costa. Con buona pace di tutti i progetti di bonifica spesso sbandierati dai politici di turno. Teulada e la Sardegna pagano un tributo pesantissimo alle esigenze delle Forze Armate. Non s’intravedono, dunque, né possibilità di dismissioni, anche parziali, di territori né, come accennato, una bonifica dei siti più degradati.

 

Le prospettive non inducono all’ottimismo. Se da un lato sembrano ormai tramontati gli obiettivi perseguiti dall’ex presidente della Regione, Renato Soru, che chiedeva esplicitamente la dismissione del poligono di Capo Teulada, dall’altro sembrerebbero destinati alla stessa sorte i programmi di ridimensionamento annunciati, qualche anno fa, dal ministero della Difesa. Era stata prospettata la possibilità di ridurre l’impiego degli armamenti tradizionali a favore di simulazioni virtuali, realizzate con le più moderne tecnologie informatiche.

 

Teulada doveva diventare un grande CTC (Center Training Combat), un centro per l’addestramento al combattimento, ma con meno esercitazioni a fuoco, meno inquinamento, più sicurezza per tutti. Una situazione che avrebbe potuto consentire anche una bonifica, se non altro parziale, di quei siti maggiormente compromessi. Così non è stato e difficilmente lo sarà. Non ci sono spiegazioni ufficiali, ma al di là delle motivazioni legate alle difficoltà di bilancio sembra che a sconsigliare qualsiasi ipotesi diversa sia stata proprio la Nato. Il poligono di Capo Teulada, per le sue caratteristiche morfologiche, sarebbe l’unico al mondo a consentire certe tipologie di addestramento.

 

Un pregio che non tutti i Teuladini sembrano disposti ad apprezzare. Però si va avanti con la drammatica consapevolezza che pur col rispetto dovuto alle istituzioni e alle esigenze professionali delle forze armate, al territorio e alla sua gente siano state sottratte irrimediabilmente quelle risorse indispensabili per il proprio sviluppo economico e sociale.