Passione, talento e carisma per sonorità ricercate e evocative, sostenute da una tecnica robusta che affida ai tempi dispari la bandiera del suo estro. Chitarra, basso e batteria e nessun cantante. Basta la musica per fare di un progetto una splendida realtà: e questi scatenati ragazzi promettono davvero bene, visti i risultati – primo premio al Sardinia Sound Rock Contest 2007 e oro all’Italia Wave Sardegna 2008 – che in poco tempo hanno ottenuto. Abbiamo intervistato Alberto Ferreri, che da dietro i tamburi ci ha raccontato chi sono i Getsemani.

 

– Carta d’identità del gruppo, prego…

 

L’attuale formazione nasce nel maggio 2006 dalle ceneri del vecchio trio, ormai orfano di batteria. Così sono entrato io, un oranese, a dare man forte agli ozieresi Daniele Sanna (chitarra) e Dario Masala (basso). Il progetto, prettamente musicale, si articola sull’incontro di vari stili. Per chi ama le definizioni si tratta di una sorta di fusion progressive con riscontri blues, funky, jazz, metal e folk.

 

– E perché questo nome?

 

Getsemani, in aramaico antico, significa frantoio. Noi frantumiamo note per creare il nostro olio musicale!

 

– Quali sono i vostri riferimenti?

 

Dario è un fan accanito dei Level 42, il suo idolo è Mark King. Daniele è un fan sfegatato di Steve Vai e ascolta di tutto. Io sono un fan di Gary Husband e del grande Vinnie Colaiuta, ascolto molta musica rock anni 70: Led Zeppelin, AC/DC ma non disdegno i grandi del jazz come Miles Davies.

 

– Come nascono i pezzi? Vi ispirano i posti, la natura, il vino, le donne, i sogni…

 

Nascono all’improvviso. Ogni sabato notte ci chiudiamo in sala prove a Orani… entriamo alle 8 di sera e usciamo alle 4 del mattino. Proviamo riff di chitarre o giri di basso particolari e se si entra in fase di ispirazione allora ecco il brano… prontamente registrato. Altrimenti addio.

 

– Le quattro del mattino… E i vicini che dicono?

 

La sala è completamente insonorizzata. I vicini sono contenti e vengono spesso a farci visita, sia in sala che in concerto.

 

– Si beve in saletta o si è sobri?

 

La birra non manca, ma la nostra musica è anche molto tecnica. Suonare certe cose da ubriachi viene un po’ difficile.

 

– Quali atmosfere volete creare nei pezzi?

 

Ogni brano rievoca una situazione o un pensiero. Quando si ha un testo scritto si esprime un concetto con l’ausilio delle parole. Noi facciamo cantare i nostri strumenti.

 

– Raccontaci l’album Getsemani?

 

Le tracce sono molto differenti tra loro. Se ascolti Getsemani ci senti rabbia, potenza, ma allo stesso tempo amore. In Orane le sonorità ricordano un po’ i tradizionali balli sardi, con melodie lunghe e dolci di chitarra, slap di basso e vorticosi giri di batteria. In stato d’animo zero si sveglia l’anima funky del gruppo. Io mi catapulto nell’ambient stile poliziesco anni ’80, alla Starsky e Hutch per capirci. Brokkis l’abbiamo scritta per un caro amico: Broccale, ed è la spinta del basso in tempo 17/8 a dettare e a rendere vivo il personaggio: un tipo articolato sempre indaffarato, sempre di corsa. Poi di colpo si passa al noto 4/4, il ritorno alla routine. Per Old jacket: vecchia giacca, abbiamo pensato a una vecchia giacca in disuso che viene spolverata e indossata nuovamente. Come quei vecchi insegnamenti utili che vengono messi nel dimenticatoio, per essere tirati fuori quando ormai è troppo tardi…

 

– In futuro avete intenzione di allargare il gruppo?

 

Mah, noi abbiamo un affiatamento totale, basta uno sguardo per capire dove l’altro ha intenzione di andare. Potrebbe starci un fiato o un pianista… per ora stiamo in tre, se poi arriva qualcun altro ben venga. Anzi: cercasi urgentemente ballerine per il batterista!

 

– Parliamo un po’ dei live…

 

L’aver vinto il Rock Contest ci ha regalato una mini tournée a Torino di tre date: Stoner Club, Centrodentro e il mitico Hiroshima Mon Amour, dove abbiamo riscosso un grande successo. Poi abbiamo vinto l’Italia Wave e siamo arrivati a Livorno. Anche lì siamo piaciuti, specie agli addetti ai lavori, soprattutto per l’originalità della nostra proposta musicale. Siamo stati anche a Bologna, ospiti del progetto Brinca, e abbiamo suonato all’Arteria, un locale molto bello dove la risposta del pubblico si è fatta sentire alla grande, tant’è vero che ci siamo esibiti per due ore e mezza di fila. In Sardegna abbiamo girato un po’ dappertutto: da Oristano a Cagliari a Carbonia, Ozieri, Orani etc… Ora puntiamo all’Europa: stiamo aspettando delle risposte per poter suonare a Stoccolma. E intanto prepariamo il nuovo disco…

 

– A che state lavorando?

 

A un po’ di pezzi nuovi. Studiamo delay e arpeggi con svariati suoni, accordature particolari… e devo dire i nuovi brani stanno venendo veramente carini. Ne stiamo facendo uno dove ci metteremo le launeddas… Per ora stiamo ancora definendo i giri armonici. Il titolo non c’è, però potremmo chiamarlo Làcanas. Un po’ come confini tra generi differenti. Nel nuovo disco ci saranno dai 10 ai 12 brani: miscugli di groove e tempi dispari, ballads e addirittura un pezzo dance anni ’70. Il tutto sempre in stile Getsemani!