Nel corso dell’attività professionale del medico capita d’imbattersi in situazioni che la scienza ufficiale non riesce a spiegare. In realtà questi eventi non capitano tutti i giorni ma quando si verificano costringono l’osservatore a riflettere sul livello di conoscenza a cui l’uomo, con la sua intelligenza, è pervenuto.

 

Sicuramente imbattersi in questi casi obbliga l’uomo di scienza a pensare che esiste un limite nelle attuali conoscenze scientifiche e che oltre questo limite ci sono situazioni ancora sconosciute che forse, in un futuro più o meno lontano, la scienza riuscirà a spiegare. Capita così di imbattersi in pazienti che la scienza condanna a morire perché affetti da tumori maligni e che invece, a dispetto della scienza, non muoiono.

 

O in pazienti affetti da grave forme degenerative destinati, talvolta, ad una lunga agonia, che inspiegabilmente riacquistano lo stato di salute che avevano prima dell’insorgenza della malattia. Queste situazioni diventano straordinarie perché non solo si assiste ad un evidente miglioramento clinico ma soprattutto perché gli esami strumentali e di laboratorio che erano stati utilizzati per fare la diagnosi e per condannare questi pazienti diventano completamente negativi. Si tratta di errori diagnostici iniziali? Sicuramente no. In questi casi vengono immediatamente eseguite indagini retrospettive che confermano sempre la diagnosi iniziale.

 

Vengono anche ripetuti, spesso più di una volta, gli esami di controllo che confermano sempre l’assenza della malattia diagnosticata in precedenza e quindi l’avvenuta guarigione. In questi casi l’opinione della gente comune è concorde nell’attribuire queste guarigioni ad un evento miracoloso. Anche per l’uomo di scienza questi eventi sono dei miracoli. Esiste però una differenza tra i due punti di vista: mentre per la gente comune, o per le persone con spiccata religiosità, questi miracoli sono dovuti a interventi sopranaturali, per l’uomo di scienza invece sono semplicemente situazioni che non possono essere spiegate con l’attuale livello di conoscenze scientifiche. Fin dagli gli albori della civiltà l’uomo imparò ad osservare la natura.

 

Tutto ciò che non riusciva a spiegare veniva attribuito all’azione di forze soprannaturali o all’intervento di una o più  persone non umane che erano gli artefici di questi eventi. Nacquero così i vari culti in relazione a quelle che erano le sue necessità di sopravvivenza. Si passò dal culto della natura a quello di animali, come il toro o il bisonte, di oggetti inanimati, come pietre o totem lignei, o di eventi straordinari della natura come i fulmini e i terremoti. In realtà l’uomo ha sempre avuto bisogno di una spiegazione logica per  tutti gli eventi naturali e ha confinato nella sfera del  sacro e del soprannaturale tutto ciò che con le conoscenze di quel momento non riusciva a spiegare.

 

Man mano che, nel tempo, le conoscenze dell’uomo sono progredite è  aumenta la sfera della conoscenza ed è  diminuita in proporzione inversa  la sfera del sacro e del soprannaturale. L’enorme progresso scientifico che si è verificato soprattutto negli ultimi 50 anni  ha fatto maturare nell’ uomo la consapevolezza che tutto ciò che la scienza non può spiegare troverà una spiegazione nel futuro. Eppure ancora oggi la maggior parte degli uomini ha una fede religiosa che contempla l’esistenza di uno o più esseri soprannaturali. Gli uomini di scienza non sono affatto assenti tra la  folta schiera dei credenti.

 

Verosimilmente le motivazioni che oggi spingono l’uomo ad abbracciare una fede religiosa sono molto diverse da quelle dei nostri lontani antenati. Oggi per molti uomini la religione è più un bisogno dello spirito che un mezzo per spiegare eventi che la scienza non può spiegare. E allora alla domanda “esistono i miracoli?” Si può rispondere “Sì, i miracoli esistono”. E tali rimarranno almeno fino a quando la scienza non riuscirà a dimostrare che rientrano, seppur raramente, tra gli eventi naturali.