Sta dentro i sogni, le leggende, le stelle antiche, le lunghe peripezie per terra e per mare, nell’immaginario romantico di un tempo fatato la musica dei Keltaloth. Il ‘fiore celtico’ che Ivan Pili tiene in mano per regalarlo agli amanti della buona musica, dell’allegra compagnia, del ballo e del sorriso. Una band di nuova formazione che già prepotentemente si inserisce tra le più interessanti realtà della world music isolana, per guardare lontano: verso l’Italia, l’Europa e gli altri continenti. Non poteva essere altrimenti, vista la qualità dei suoi componenti e in primis del suo fondatore: con un curriculum in tasca a dir poco fantastico che comprende il titolo di campione mondiale di organetto 1994. L’abbiamo intervistato per Làcanas, per chiedergli quale profumo ha questo splendido fiore nato sulla pelle dell’isola di pietra.

 

– Ciao Ivan, chi sono i Keltaloth?

 

I Keltaloth, prima ancora di essere considerati formazione musicale, rappresentano un progetto ben definito che segue la scia della riscoperta delle culture musicali celtiche, rifiorite in tutto il mondo con grande passione e interesse.

 

– Come nasce la band?

 

Il tutto è nato dopo una mia performance in Irlanda, terra che mi ha ammaliato per la laboriosità melodico-ritmica delle sue musiche. L’idea di formare la band è stata immediata, ma è stato necessario attendere sino al maggio dello scorso anno, quando, grazie alla preziosa collaborazione di Claudio Kalb (bodhràn e batteria) e Andrea Congia (chitarra classica), il progetto ha potuto mettere  radici. Il primo sconsiderato che ci ha seguiti è stato Max Viani (violino), già compagno di Claudio nei Boghes de Bagamundos. Gli altri imprevidenti sono stati Paola Pinna (voce e flauti), Nicola Meloni (chitarra acustica e pianoforte) e Fabio Perria (basso).

 

– In qualche modo vedi dolmen, menhir, fate e folletti anche la Sardegna ha tanto a che vedere con la cultura celtica…

 

Esatto. Già nella Sacra Bibbia si parla di un popolo che durante l’impero dei Sargonidi (2000 – 2300 a. C.) emigrò dalla Mesopotamia. Oggi sappiamo che questo popolo si disseminò in varie regioni del Mediterraneo. Alcuni gruppi minoritari come gli Shardana (Sher-dan, principi di Dan) si stanziarono in Sardegna, altri come i Tuatha de Dannan (Túatha dé Donand, tribù di Danu) dall’Europa danubiana si diressero in Irlanda. I popoli di queste due isole oltre a essere legati da arcaiche e profonde tradizioni pagane, erano accomunati principalmente dal culto della dea Madre. Ma ci sono altre realtà oggettive che accostano le due culture: i simboli celtici come i Knot (affini alle nostre Pintadere), i folletti (noi abbiamo il Pundacciu o Ammuttadore), le streghe (sa Surbile), le fate (is Janas), ecc. Insomma, i parallelismi non mancano.

 

– Hai parlato di Irlanda. È corretto identificare la musica celtica con quella irlandese?

 

Fra le tante aree di influenza celtica, l’Irlanda ela Scoziarestano in possesso dell’eredità linguistica e musicale. Ma i Celti posero fondamenta anche in Cornovaglia, in Galizia, nelle Asturie, in Bretagna, ecc. In queste ultime regioni, però, si deve parlare di correnti di revival che tengono ancora unito un fievole legame col resto del mondo celtico. Le musiche dei Keltaloth attingono da tutte queste culture per poi presentare una mescolanza di folclori differenti. È quindi vero che il nostro percorso parte dalle musiche irlandesi, ma si evolve presentando le musiche celtiche in generale.

 

– Che significa essere campione di organetto?

 

Se preso dalla parte sbagliata, diventa la tua sola ragione di vita, ossia un idolo. Oggi dico che qualificandoti come recordman, ti vendono un marchio piuttosto che un essere umano. Nella mia vita ho avuto senza dubbio parecchio. Il mio carattere concorrenziale mi permetteva di bruciare i tempi rispetto ai miei colleghi circa l’apprendimento di tutte le tecniche del mio strumento. Peccato che l’ascesa vertiginosa della mia carriera stava diventando indocile. Tanti, troppi riconoscimenti, viaggi in tutto il mondo, apparizioni nelle tv, soldi e altro ancora. Di questo ero borioso e geloso allo stesso tempo, ma ero un ragazzino e ragionavo come tale. Ieri ero il vanto di me stesso, oggi il mio vanto sono le due bellissime bambine che il Signore ha dato a me e a mia moglie. La riscoperta della fede mi sta permettendo di recuperare me stesso sia come musicista che come uomo. Che pretendere di più? È chiaro che i titoli e i riconoscimenti rimangono, ma i doni ricevuti, che mi hanno permesso di arrivare a questi risultati, non devono rimanere per me, perché non li ho comprati e non ritengo di avere diritto di custodirli gelosamente. Spero di continuare a metterli a disposizione di chi non ha avuto la mia fortuna.

 

– Che materiale avete prodotto finora?

 

Su, dài, troppo presto. Oltre il dovuto demo ancora nulla di ufficiale.

 

-Avete dei progetti a breve? Collaborazioni, nuovi cd, live…

 

Onestamente siamo rimasti sbalorditi di fronte alle numerosissime richieste di concerti, dal momento che siamo pur sempre una band debuttante. Questo ha consentito di inserirci in circuiti musicali ben definiti, tra cui manifestazioni di livello assoluto in Sardegna. Viste le numerose richieste anche sul versante discografico, stiamo procedendo alla preparazione del nostro album, ma la pubblicazione avverrà nei primi mesi del 2009. Inoltre, sempre per il prossimo anno, stiamo organizzando un grande evento Irish che darà vita a collaborazioni con alcuni tra i più importanti artisti internazionali nel settore della world music.

 

Come nascono i vostri pezzi? Che cosa vi ispira di più: natura, letteratura, immaginario?

 

Di solito l’ispirazione è spontanea e avviene nelle situazioni meno convenzionali. Trascrivi il tema sotto forma di midi file e lo giri a tutti i membri che, a loro volta, mettono mano alla propria parte. In pochi giorni il brano è editato nella sua totalità senza doverci muovere da casa. Successivamente, in sede di prove plenarie, assembliamo il tutto in acustico. Insomma, cerchiamo di stare all’avanguardia sotto tutti gli aspetti. Oltre la metà del repertorio è composto da brani scritti da me, incrementato da temi tradizionali arrangiati secondo il nostro estro. Le opere puntano principalmente all’inserimento di elementi propri della musica occidentale quali l’armonia e il contrappunto, caratteristiche non presenti nelle musiche tradizionali. Questa è diventata poi una prerogativa del nostro sound.

 

Quali emozioni cercate di suscitare nel pubblico, quali i sogni che la vostra musica vuole trasmettere?

 

Non vediamo l’ora di salire sul palco per lanciarci i duelli a vicenda, ognuno con i suoi virtuosismi. Una volta che decidi di proporre musiche celtiche, non devi preoccuparti di cosa trasmettere al pubblico. Quando la gente balla, canta, scandisce incessantemente il ritmo con le mani per poi ascoltare con gli occhi chiusi, che altro c’è da trasmettere?