Ci sono momenti, nella vita delle comunità, che vorresti fermare per sempre. Frammenti di storia paesana che attraversano il sottile filo della memoria fino a diventare luce identitaria, orgoglio che arriva a lambire il segreto confine dei sentimenti. A Borutta, nel cuore del Mejlogu, le mimose fioriscono presto nella primavera del 1946: è bello pensare che in quell’Aprile da consegnare alla storia del paese, quel fiore giallo dal profumo intenso sia diventato il simbolo di una grande conquista. La nobildonna Ninetta Bartoli, discesa in campo per le elezioni comunali nelle liste della Dc, travolse le altre due liste, una sardista, l’altra civica con un consenso quasi plebiscitario: 332 voti su 371, l’89 per cento dei suffragi.

 

E il paese, da quel giorno, sarebbe entrato di diritto nella storia repubblicana: la “signorina” Ninetta Bartoli sarà infatti il primo sindaco donna d’Italia, eletta all’unanimità da tutti i consiglieri comunali, opposizione compresa. Una conquista di grande impatto sull’opinione pubblica, perché raggiunta ad appena un anno dal pieno riconoscimento di cittadinanza politica delle donne (1 Febbraio 1945), altra storica battaglia del movimento femminile, che aveva pagato un pesante tributo alla guerra e alla resistenza.

 

Ma chi era questa donna energica che indossò la fascia tricolore con tutti gli onori? Nata a Borutta il 24 Settembre del 1896, quando venne eletta sindaco, aveva 50 anni e governò il paese per 12 anni, fino al 1958. La storica Eugenia Tognotti, docente all’Università di Sassari, ne ha illustrato la figura in un convegno dedicato alla nobildonna tenutosi a Borutta:  “la sua è stata una vita spesa  nelle organizzazioni cattoliche impegnate nelle opere di carità e di assistenza tra Borutta e Sassari. E proprio a Sassari si era formata  nell’Istituto delle Figlie di Maria, a contatto con una eccezionale figura di religioso, padre Manzella e con una delle signore più in vista nella Sassari del tempo, presidente regionale delle Dame di Carità, donna Laura Segni, moglie di Antonio Segni, già deputato popolare nell’epoca prefascista, giurista e rettore d’Università.

 

Fu sotto la sua autorevole guida – in una logica di patronage tra vecchio e nuovo – che donna Ninetta fece ingresso in politica, forte anche dell’attività dispiegata in paese non solo nell’assistenza, ma nella costituzione della cooperativa Latteria sociale del Mejlogu. Ninetta Bartoli, determinata ad ammodernare il paese come promesso in campagna elettorale, riuscì in breve tempo a dotare il piccolo centro (che allora contava 600 abitanti) di servizi essenziali come scuole, fognature, acquedotto, case popolari. “Fondò l’Istituto di San Vincenzo e seguì con particolare attenzione l’opera di restauro di San Pietro di Sorres – scrive la Tognotti – e non si tirò indietro neppure quando si trattò di donare terreni propri per la realizzazione di qualche opera pubblica, mentre non cessò il suo impegno sociale anche nelle vesti di presidente delle Dame di carità”.

 

Ma se oggi la basilica e il monastero di San Pietro di Sorres rappresentano un fiore all’occhiello per l’intero Mejlogu lo si deve anche all’iniziativa di Ninetta Bartoli, come testimonia anche Monsignor Giovanni Paolo Gibertini, oggi vescovo emerito di Reggio Emilia, che nel 1955 diede inizio, con altri sette monaci, alla fondazione del monastero di Sorres: “Senza la presenza di Donna Ninetta a Borutta, quale generosa benefattrice e attivo sindaco, i monaci parmensi non sarebbero tornati, dopo circa cinque secoli di assenza, in terra sarda. Lei sognò, poi progettò e si mise all’opera per il recupero e la valorizzazione  del patrimonio artistico e monumentale della basilica e perché la stessa fosse animata dai monaci di San Benedetto”.

 

Don Bruno Masala, oggi addetto alle relazioni esterne del convento, conserva un ricordo colmo di gratitudine per la nobildonna: “Fin da piccolo volevo diventare sacerdote, ma posso dire che all’origine della mia vocazione c’è Donna Ninetta. Fu lei che, su incarico dell’abate dei monaci benedettini parmensi, si mise alla ricerca di giovani motivati da inviare a Parma per lo studio e la preparazione alla vita monastica. Ma se fino a pochi anni fa la figura e l’opera di Ninetta Bartoli erano ricordate a Borutta e nel Mejlogu, oggi la nobildonna rappresenta un simbolo per l’intera Sardegna.

 

Tanto che la sezione di Cagliari della Fidapa, il giornale Donnenews.it diretto da Rosanna Romano, in collaborazione col Comune di Borutta e l’associazione Sardinia Living hanno istituito il premio Ninetta Bartoli, giunto alla seconda edizione. Il premio intende assegnare un riconoscimento a tutte le donne impegnate nelle istituzioni che si sono particolarmente distinte per la loro azione politica: nel 2008 vennero premiate la vicepresidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo e l’assessore regionale al Lavoro Romina Congera, mentre nel 2009 il premio è andato a Maria Grazia Caligaris, consigliere regionale socialista, Daniela Noli, assessore agli affari generali, alle politiche giovanili e decentramento del Comune di Cagliari e Angela Nonnis, sindaco di Oristano.

 

Donna Ninetta Bartoli venne eletta sindaco di Borutta nel 1946 e rimase in carica fino al 1958, all’età di 62 anni. Prima della scadenza del terzo mandato, le subentrò il medico Nino Solinas. Morì il 30 Novembre del 1978 all’età di 82 anni e gli amministratori di allora vollero che la sua salma, prima dei funerali, fosse esposta per alcune ore nella sala consiliare per ricevere l’omaggio della popolazione.

 

Il sindaco di Borutta Pier Paolo Arru traccia un ricordo della Bartoli: “Una grande donna e un grande sindaco. Ci voleva intraprendenza per fare il primo cittadino  negli anni del dopoguerra, ma Donna Ninetta, decisionista e autoritaria, aveva una visione moderna della politica: realizzò un primo piano urbanistico, dotò il paese di numerosi servizi essenziali, forse per prima intuì che la valorizzazione di San Pietro di Sorres sarebbe stato un volano per lo sviluppo del paese”.