Ogni pagina di un libro racchiude tante microstorie e insondabili segreti: è un cuore che pulsa , un palpito naturale che produce un incanto dei sensi e trasmette mille emozioni. Il fascino di un libro è racchiuso nella gestualità delle mani, che lo accarezzano ancor prima di leggerlo , nella delizia e il gusto della manipolazione come pura esperienza estetica, nella magìa di un viaggio tra conoscenza e immaginario, realtà, memoria e storia.

 

Un libro antico e ben conservato trasmette quasi una sensazione di immortalità: ma è solo un illusione. Come un vecchio segnato  da una fronte rugosa,  anche il libro si piega all’inesorabile scorrere degli anni: te lo ritrovi  ingiallito, coi fogli a volte lacerati, sfaldati e patinati dal colore del tempo. La diagnosi è una sola: il libro è malato e serve una terapia d’urto per evitarne la morte. Un libro malato si cura con le mani e con il cuore.

 

Con la passione di un vero medico, che analizza, scruta e tira fuori una miracolosa cura per ridare vita a una copertina  sdrucita, a fogli ammuffiti e tarlati. Nella quiete del monastero benedettino di san Pietro di Sorres a Borutta il medico dei libri è Don Gregorio Martin , padovano, che dal 1970 dirige il laboratorio di restauro del libro: con l’amore e la dedizione al lavoro che sono un segno inconfondibile della regola di vita di San Benedetto.

 

Entrare nell’ampio laboratorio  di Don Gregorio è come fare un viaggio a ritroso nel tempo, tra  pergamene, incunaboli e cinquecentine, curiosi libri in miniatura, ma anche presse a mano di diverse dimensioni, microscopi, spessimetri, foto che esaltano la maestosità e bellezza della basilica di San Pietro di Sorres.

 

Don Gregorio ti accoglie con un sorriso  e quando inizia a parlare del suo lavoro, gli occhi celesti si illuminano di passione: “Emozioni? Tantissime. La cosa che più mi affascina è sfidare le difficoltà di un restauro, quando un libro è davvero molto deteriorato: non mi scoraggio mai, per me è un piacere immenso riportarlo in vita ”. Parole sagge , che regalano una certezza: forse era scritto nel destino che Don Gregorio si sarebbe occupato ed avrebbe amato i libri.

 

Sin dal 1956 quando nel monastero benedettino di Praglia gli viene affidata questa mansione: “Ho iniziato con una filosofia  che mi ha accompagnato in tutti questi anni di attività: bisogna mettersi nei panni del libro “malato” per poterlo restaurare . Individuarne l’esatta patologia , esaminare tutte le particolarità codicologiche come la fascicolazione, l’impaginazione, la foratura e la rigatura”. Nel suo laboratorio inaugurato nel 1970, Don Gregorio si muove con armonica grazia, tra fogli divorati dalla muffa e dai tarli, mentre le sue magiche mani procedono alla scucitura di un volume e alla successiva pulitura a secco con un pennello: ”Forse è la fase più difficile e delicata-avverte- soprattutto se il libro è in brutte condizioni, occorre pazienza e tanta attenzione”.

 

La pagina viene poi fissata su un foglio fibra (che funge da sostegno), in attesa di essere  lavata in ampie vasche di acciaio inossidabile. Un operazione necessaria  alla quale segue un test sull’acidità della carta e degli inchiostri  : quindi la pagina viene asciugata. Poi,  come d’incanto, sul tavolo del “medico dei libri” compaiono un paio di forbici, un bisturi, una stecca d’osso e vari pennelli: siamo alla fase del restauro vero e proprio, un minuziosa lavoro dove mani sapienti ridanno linfa a un foglio gravemente danneggiato: e il libro   germoglia a nuova vita .

 

Ma Don Gregorio non si sente un taumaturgo: “In questi anni avrò restaurato almeno 3000 libri e pergamene, molti dei quali irriconoscibili. Ma i miracoli non si possono fare, anche se il nostro laboratorio ,oltre a restaurare i libri della nostra biblioteca , è un punto di riferimento per l’intera  Sardegna: a noi si rivolgono enti pubblici ,ecclesiastici ma anche collezionisti privati” .Lo dice con orgoglio, come se quel dono dell’arte ricevuto dal Signore  fosse una missione, spesso contrassegnata da curiosità che lo fanno sorridere: ”Talvolta in questo delicato lavoro si fanno delle scoperte davvero interessanti: mentre stavo numerando un antico libro della biblioteca di San Pietro di Sorres ho ritrovato, tra le pagine ingiallite, un testamento ottocentesco , roba da non crederci”. Ricorda questo episodio  col giovane novizio, Andrea Mulas, che da due anni collabora con lui e scruta i segreti di questa arte magica affinché il tempo non li cancelli: “Dal 1970 sono passati in questo laboratorio tantissimi giovani novizi, a tutti ho insegnato le tecniche del restauro: spero davvero che questo grande patrimonio di conoscenza non venga disperso”.

 

Il monaco ricorda con piacere alcune opere che hanno riacquistato forma e bellezza dopo il restauro: un curioso minilibro (largo 5 centimetri e alto 7) contenente la regola di San Francesco del 1674, una Eneide di Virgilio del 1502, le carte nautiche in pergamena della biblioteca del Consiglio Regionale, un registro di matrimoni dell’archivio parrocchiale di Tempio, un manoscritto in pergamena della Divina Commedia, diversi corali del 1300-1400, una preziosa raccolta di preghiere in pergamena del 1300, e tanti incunaboli, cinquecentine, ma anche i registri di battesimo dell’archivio di Villagrande deterioratisi nella disastrosa alluvione del 2004.

 

E c’è un angolo del laboratorio dove il monaco custodisce una lettera autografa da lui restaurata, scritta da Gabriele D’Annunzio ai suoi amici di Aggius nel Dicembre del 1929: “Se tu e gli altri mi amate -scrive D’Annunzio-  rapitemi stanotte e portatemi ad Aggius; e fatemi una capanna in un  bosco di roveri. Ch’io sia svegliato ogni alba dal canto del gallo di Gallura”. Quelle parole d’amore d’annunziane per la nostra isola e la bella grafìa del grande scrittore,  trasmettono un’emozione palpabile: come se dentro il laboratorio il tempo si fosse improvvisamente fermato. 

 

Ma la sorprese non sono finite, perché Don Gregorio è un maestro anche nel restauro degli oggetti in pelle: e mostra con orgoglio le foto di una vecchia e malridotta carrozzella e una sella appartenute all’eroe Giuseppe Garibaldi: ”Erano davvero malconce quando sono arrivate nel nostro laboratorio –afferma- adesso fanno bella mostra di sé nel  Museo garibaldino di Caprera: una bella soddisfazione”. Lo dice con la forza interiore di un artista che sente propria l’ avvolgente  profondità del suo lavoro : e scruta quelle mani delicate che racchiudono mille segreti, tesori che il tempo non ha saputo cancellare.