Rivive l’Antico Borgo. Riacquista la purezza delle albe giovani, come una giovane sposa. All’ombra della cattedrale di Santa Maria di Montserrat, dove tutto è leggenda, pare quasi di riascoltare le voci, non del tutto spente, di uomini e donne che qui vissero ed amarono. Un viaggio onirico tra le case abbandonate, le strade deserte e le piazze vuote per cogliere la vita che fluiva.  Mille voci, che il vento trasporta nell’aria viva e scintillante.

 

Tutto riappare davanti agli occhi di chi, come il viaggiatore, ignora quanto vi sia di immutato mentre sgomento si aggira vagante fra nuove strade, angoli sconosciuti, anonime costruzioni senza vita. Ma c’è la stessa luce di una volta che illumina i ricordi e riporta alla memoria quei volti che oggi non ci sono più. Si sente nelle vene sangue nuovo come il vino nelle botti. Il paese rivive. Si spoglia di quel sudario di morte che avvolgeva i muri diroccati, le aperture senza imposte, le corti silenziose, le stalle senza vita. Sono passati circa quarant’anni dall’esodo di uomini e donne, costretti a lasciare le loro case per le infiltrazioni d’acqua provenienti dalla vicina diga di Monte Pranu.

 

L’acqua cancellò amicizie, abitudini, relazioni. Trasformò le tradizioni, cambiò, profondamente la comunità. Il nuovo paese con le sue case tutte uguali sorse, senza anima, a pochi chilometri di distanza. Il Vecchio Borgo, sempre più spettrale fu lasciato al degrado ed all’incuria degli uomini e del tempo. Il paese del silenzio. Un silenzio rotto, solo per pochi giorni all’anno, in occasione della festa della patrona Santa Maria di Montserrat alla quale è dedicata la splendida cattedrale romanica del XII secolo. Un gioiello in trachite bruna, rimasto a guardia del paese abbandonato, custode della sua storia e delle tradizioni. Una testimonianza dell’antico splendore di Tratalias, un tempo sede vescovile.

 

Nel 1503 la diocesi fu trasferita ad Iglesias. Con essa venne traslata anche la statua di “Maria Munserrara”, trasferita per ordine del potere religioso in un’altra cattedrale del capoluogo minerario. Ma la comunità non rinunciò mai al culto della sua Madonna: una fede autentica fatta di slancio, fiducia e sincerità.  Tutti gli anni, a maggio, nel periodo dell’Ascensione, il simulacro della Vergine rientra in paese. È “Sa Festa Manna”. Una famiglia, diversa di anno in anno, si occupa dell’organizzazione dei festeggiamenti, sempre solenni ed intrisi di fede e religiosità. Un culto, dunque, talmente vivo e radicato in tutto il territorio da far eleggere la Madonna di Tratalias  patrona del Sulcis.

 

Sino all’ultimo dopo guerra, in segno di devozione perenne, era d’uso in moltissime famiglie attribuire alle bambine il nome Maria Munserrara. Un paese antico, s’è detto. Ogni sasso rivela epoche lontane. La sua collocazione in una fertile pianura davanti al Golfo di Palmas ne fece luogo di insediamenti e di conquiste ma anche di agevole transito verso l’interno dell’isola. Si dice che il primo nucleo abitato, costituito da pastori e contadini, si sia insediato nell’anno Mille. Sorse intorno alla cattedrale romanica. In seguito il paese si estese in forma allungata e con pianta piuttosto irregolare.

 

Architettura semplice, con case a schiera, in genere su un solo piano. Si affacciavano tutte direttamente  sulla strada, mentre nella parte posteriore dell’edificio c’era il cortile con le tettoie (lollas) per il ricovero del bestiame, il forno per il pane, il pozzo, i magazzini per il vino. L’insediamento abitativo rispondeva ad un concetto di censo ed importanza degli abitanti. Più vicine alla cattedrale le case delle famiglie abbienti (proprietari terrieri, commercianti, notabili, clero).

 

Più lontane, in posizione decisamente decentrata e periferica le case dei piccoli contadini, dei servi pastore, dei ceti minori. Le tipologie abitative, in genere molto simili, presentano però delle rare eccezioni che contribuiscono a rendere questo piccolo borgo medioevale di estremo interesse. Ci sono anche i palazzi dei ricchi, su due piani, dotati di ampie finestre, balconi in ferro e con artistici portali che consentivano l’accesso diretto agli ampi cortili retrostanti. In genere le abitazioni erano costruite con mattoni di fango e paglia (ladiri) o pietre. I solai erano sorretti da capriate in legno, in genere ginepro. Si usava l’incannicciato sul quale venivano posate le tegole sarde. Gli arredi interni erano essenziali: armadi a muro, mensole in legno, tavolo, letto ed imponente caminetto al centro della parete. Dietro la cattedrale destano curiosità alcune costruzioni particolari: piccole dimore a schiera, basse e con rare aperture.

 

Si ritiene possano esser sorte in funzione della Sagra di Maria di Montserrat, come luogo di ospitalità per i pellegrini. Il Vecchio Borgo, dunque, è un patrimonio culturale, storico ed artistico che custodisce gelosamente la memoria dell’identità di una popolazione straordinaria. Di qui la decisione dell’amministrazione comunale di proporne il recupero e la valorizzazione. Il 7 febbraio del 1997 arrivo il via libera da parte della Sovrintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per le Province di Cagliari ed Oristano. Il Vecchio Borgo, considerato resto monumentale di particolare interesse storico-artistico, iniziò ad essere sottoposto ad un lungo ed oneroso lavoro di recupero.

 

Dopo 12 anni gran parte di questo lavoro è stato realizzato. La maggior parte degli edifici pubblici e privati sono diventati di proprietà comunale e tutti sottoposti, insieme ai principali spazi pubblici, ad una paziente ed efficace operazione di restauro. Un risultato che ha riempito di soddisfazione gli abitanti di Tratalias, tanto da far scrivere nel sito del comune: “Anche i borghi diroccati, i ruderi più ruderi che sembrano senza vita… si trasformano ed assumono nuove sembianze. È vero sono “vecchi” ma eccoli, si risvegliano, sono gioiosi e pieni di vita, hanno tanto da raccontarci e da insegnarci. Guardiamoli ed ascoltiamoli, proprio come le persone”.  Il risveglio del Vecchio Borgo è iniziato con le visite guidate alla cattedrale ed è continuato con l’attività di un piccolo ed originale ristorante “Il Gallo Nero”, servizi gestiti dalla cooperativa Stage, la quale da poco s’è aggiudicata l’intera custodia e valorizzazione del borgo, con l’organizzazione di manifestazioni culturali e di spettacolo.

 

Vi lavorano undici persone. La cucina è quella tradizionale del territorio ma da qualche anno funziona anche come pizzeria. Nello stesso tempo, in un edificio a poche decine di metri dalla cattedrale è in attività la locanda/ristorante Montserrat, gestita  da Maurizio Serra, un ex emigrato che propone piatti tipici impreziositi da tocchi di fantasia, frutto della sua esperienza internazionale. Infine, poiché molti edifici restaurati dovranno essere utilizzati come laboratori di artigianato, punti vendita di prodotti agroalimentari e luoghi di esposizione e mostre, sono stati affidati ad un’altra cooperativa locale, la Semata.

 

Scelte impegnative e moderne che potranno contribuire al rilancio economico e sociale di una comunità che cerca di uscire con forza da una monocultura agropastorale oggi non più redditizia. Il tessuto economico di Tratalias  potrà essere ricostituito grazie al turismo. Di qui l’impegno dei giovani, ma coraggiosi amministratori comunali, i quali si stanno impegnando per migliorare le strutture sia dal punto di vista tecnico sia da quello qualitativo.

 

Ad una domanda di vacanze alternative che si espande e si rafforza sempre di più esigente ed attenta, gli amministratori di Tratalias hanno risposto predisponendo delle opportunità variegate e complesse. L’offerta di cultura, rappresentata dal Vecchio Borgo, è uno strumento efficacissimo per costruire un’immagine del paese convincente ed attraente.