“Poeta profundu chi trataiat sos temas chin impignu e chi at dadu lustru a sa ‘idda nostra. Isse analizaiat sos temas chin sensu profundu e sas garas suas podian durare a notte intera. E si sa ‘idda nostra este connota lu devimus a isse. Sa cosa chi ispantaiat meda meda fit sa cultura manna chi nde ‘essiat a campu, Màssimu in sos temas pius sérios”.

 

In questo modo Giuseppe Molinu, neo laureato in lettere presso l’Università di Cagliari descrive il poeta estemporaneo buddusoino Barore Tucone nella sua tesi di laurea “Testo e musica nella poesia improvvisata logudorese” I ricordi d’infanzia collegati ai racconti del nonno paterno Zoseppe Molinu, a quei tempi unico autonoleggiatore in paese che accompagnava Barore Tucone  nei palchi della Sardegna per gareggiare insieme a Remundu Piras di Villanova Monteleone, Giuseppe Sotgiu di Bonorva e Salvatore Sassu di Bànari in un periodo che va dagli anni Trenta al 1968, sono stati lo spunto per la stesura del documento. Nonno Zoseppe seguiva con attenzione e passione le gare,  ricordava a memoria le ottave del poeta, memoria storica che lo ha portato a non dimenticare, anzi a trasmettere al piccolo Giuseppe la passione dell’improvvisazione.

 

Giuseppe si avvicina così alla poesia estemporanea seguendo le gare fra i nuovi improvvisatori Mario Masala, Bernardo Zizi, Antonio Pazzola, Bruno Agus nei vari paesi della Sardegna. Durante il periodo universitario sviluppa e approfondisce la tematica e nasce l’idea di concordare insieme all’etnomusicologo Ignazio Macchiarella la tesi di laurea.

 

Primo lavoro da analizzare è stato l’ultima gara risalente all’8 ottobre del 1968 in occasione della festa di Santa Reparata a Narbolia insieme con Remundu Piras e una precedente del 1955 disputata a Baràtili San Pietro. Barore Tuccone cantava il Nuovo Testamento e Remundu Piras il Vecchio Testamento. L’aver ricevuto in regalo due musicassette da Cristoforo Muntone di Fonni e Gisa Dessì di Esterzili sulle due gare fu per Giuseppe provvidenziale.

 

Inizia così un duro e intenso lavoro che si concluderà due anni e mezzo dopo, ma che porterà allo studente al raggiungimento del massimo dei voti (110/110) e alla pubblicazione della tesi di laurea. Il lavoro è stato diviso in cinque parti: la prima parte è di carattere introduttivo, nella quale si spiegano la storia e le
caratteristiche della gara poetica logudorese, nella seconda si tratta la biografia di Barore Tucone, la terza è la parte centrale (cap. 4 -5) indica il rapporto testo/musica nella poesia di Tuccone e nello specifico l’analisi musicale di 24 ottave, 12 prese dalla gara di Baratuli nel 1955, e le altre 12 dall’ultima gara disputata da Tucone a Narbolia.

 

 Le 12 ottave di ciascuna gara sono state scelte in base ad un compromesso qualità- audio e posizione delle stesse all’interno della gara, quattro all’inizio, quattro centrali, e quattro alla fine. Questo criterio è stato adottato per valutare eventuali variazioni nel tono, nel ritmo, e nella melodia. L’ultima parte rileva le testimonianze dei poeti ed estimatori riguardanti lo stile dell’improvvisazione del poeta, dalla quale viene fuori la sua profondità nell’analisi dei temi, il rispetto per gli ascoltatori, i tempi di durata delle gare che erano enormemente dilatati (solamente l’esordio della gara di Narbolia ha una durata di 75 minuti).

 

Altra caratteristica che si evince dalle testimonianze di poeti ed estimatori è quella che riguarda la metrica  e il rimario di Tucone, le sue ottave seguivano sempre lo schema classico della rima alternata. Un lavoro attento e approfondito che il neo dottore ha avuto la possibilità di illustrare in occasione del convegno su Barore Tuccone svoltosi a Buddusò presso la biblioteca comunale il quattro luglio con Paolo Pillonca, Tomaso Tuccone, il sindaco Giovanni Satta, un figlio del poeta – Delio –  e il figlio minore di Remundu Piras, Francesco. A rendere omaggio a Barore Tucone è venuto da Bonorva anche un figlio di peppe Sozu, Angelino.

 

Nella conferenza i relatori hanno evidenziato la figura di Barore Tucone e di quanto Buddusò, sia orgoglioso di avergli dato i natali ricordandolo in numerose manifestazioni. Sa ‘idda de Tuccone lo ricorderà e lo onorerà ancora  una volta l’anno prossimo  in occasione del quarantennale della sua morte: 1969/2009.

 

A Giuseppe Molinu, la notte, hanno reso omaggio in piazza anche i due estemporanei invitati alla gara poetica: Mario Màsala di Silanus e Bruno Agus di Gairo. Màsala e Agus, oltre al ricordo del poeta, hanno affrontato brillantemente anche la discussione di due argomenti: il legno e la pietra, materie prime per eccellenza dell’economia di Buddusò.

 

Giuseppe Molinu lo ricorda invece così, anche in versi.

 

 

A Tiu Barore  

 

Peldonade pro custu ruzu brusciu,

dae s’amenu inue che dromides:

no apo fatu mancu a casu musciu

late chin abba, ja bos nde sapides,

ca non cheret de pùlighes su tusciu

pro accennare su chi bos baglides

e pius pagu una tale iscritura

in calidade de filchinadura.

Vostè ispero como chi cumpatat

si attrividu a tales mi so.

Glorias in chelu cantas si acatat,

retzide s’’uconeddu chi  bos do.

Sa columba una grascia chi bos vatat

pro aer dadu lustru a Buddusò

e a sa poesia ‘e Logudoro

in frontispìtziu de un’albo d’oro.